
Il ministro Rji a Parigi: lo Stato libanese guida i negoziati, priorità al cessate il fuoco
Il ministro degli Esteri libanese Youssef Rji, ascoltato ieri dalla commissione Esteri dell’Assemblea nazionale francese, ha ribadito con nettezza che il negoziato per la stabilizzazione del Libano è condotto esclusivamente dallo Stato, e che il cessate il fuoco resta la priorità assoluta. Davanti ai deputati parigini, Rji ha descritto un Paese ostaggio di una guerra non voluta, alimentata da violazioni reciproche del cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, e ha sottolineato come l’esecutivo guidato dal presidente Joseph Aoun e dal premier Nawaf Salam – definito il più competente degli ultimi decenni – stia finalmente agendo con determinazione per riaffermare la sovranità nazionale.
La sessione, aperta dal presidente della commissione Bruno Fuchs, ha offerto a Parigi l’occasione per tastare il polso a un Libano che, secondo l’ottica francese, resta intrappolato in una crisi regionale più ampia. Fuchs ha richiamato i legami storici tra i due Paesi, ma ha anche messo in guardia dal rischio che Beirut diventi una pedina passiva in giochi altrui. Rji, dal canto suo, ha accolto con favore l’interesse francese, ma ha chiarito che ogni trattativa – inclusa quella per il ritiro israeliano dai territori contesi – deve passare attraverso le istituzioni libanesi, senza deleghe a milizie o attori esterni.
Dal punto di vista europeo, la visita di Rji arriva in un momento delicato: Bruxelles segue con attenzione l’evoluzione del dossier libanese, consapevole che un’escalation potrebbe riaccendere flussi migratori verso il continente e destabilizzare ulteriormente il Mediterraneo orientale. L’Italia, in particolare, mantiene un interesse diretto per la stabilità del Paese, sia per la presenza del contingente Unifil sia per i legami economici e culturali. La posizione di Parigi, che ha già ospitato conferenze internazionali sul Libano, resta centrale, ma la richiesta di Rji suona come un monito: senza un controllo statale effettivo, nessun accordo potrà durare.
In prospettiva, il nodo cruciale resta il disarmo di Hezbollah e la fine delle violazioni del cessate il fuoco. Gli analisti di Beirut osservano che il governo Salam gode di una finestra di credibilità internazionale, ma che il tempo è scarso: la comunità internazionale chiede risultati concreti, mentre sul terreno le tensioni restano alte. La prossima mossa sarà probabilmente un nuovo round negoziale sotto egida francese, ma Rji ha già avvertito che senza un impegno serio di tutte le parti – inclusa Israele – il Libano rischia di rimanere prigioniero di una guerra che non ha mai scelto.
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