
Il mufti Qabalan attacca il governo libanese e celebra la resistenza come baluardo contro Israele
In un intervento che ha riacceso il dibattito politico a Beirut, il mufti sciita Abdel Amir Qabalan ha negato ogni fiducia all'attuale esecutivo, accusandolo di subordinare lo Stato libanese a logiche estranee alla sovranità nazionale. Secondo l'autorevole guida religiosa, il presidente del Parlamento Nabih Berri rappresenterebbe l'unica garanzia istituzionale per l'indipendenza del Paese, in un momento in cui la leadership israeliana sarebbe afflitta dal complesso di non riuscire a piegare la resistenza libanese. Le dichiarazioni, diffuse dall'emittente Al-Manar, giungono in un clima di crescente tensione tra le forze politiche interne e di stallo nelle trattative per la formazione di un governo pienamente operativo.
Dal punto di vista strategico, Qabalan ha sostenuto che gli unici perdenti netti nel conflitto mediorientale siano Stati Uniti e Israele, il cui tentativo di imporre un'egemonia politica o militare sarebbe definitivamente tramontato. La regione, ha aggiunto, si troverebbe di fronte a una trasformazione epocale, in cui la capacità di combattimento strategico della resistenza impedirebbe a Tel Aviv di conseguire risultati duraturi. Questa lettura, che riecheggia la narrativa dell'asse della resistenza guidato dall'Iran, trova eco in ampi settori dell'opinione pubblica libanese e araba, ma viene guardata con preoccupazione dagli osservatori occidentali e da una parte della classe politica locale, che teme un isolamento internazionale del Paese.
Sul fronte interno, il mufti ha denunciato che l'attuale potere sta imponendo allo Stato e alle sue istituzioni condizioni e scelte in profondo contrasto con l'essenza stessa del Libano e con i requisiti della sua sovranità. Un'affermazione che, letta a Bruxelles e nelle cancellerie europee, solleva interrogativi sulla tenuta del fragile equilibrio libanese, già messo a dura prova dalla crisi economica e dall'instabilità regionale. Per l'Italia, che mantiene un contingente nell'UNIFIL e ha storici legami con Beirut, la deriva retorica di Qabalan rappresenta un segnale d'allarme: il rischio è che il Paese dei cedri scivoli ulteriormente nella sfera d'influenza iraniana, allontanando la prospettiva di riforme e di un rapporto equilibrato con l'Occidente.
In prospettiva, le parole del mufti delineano uno scenario in cui la resistenza armata viene presentata come l'unico baluardo contro le mire israeliane, mentre il governo legittimo è delegittimato. Una posizione che, secondo gli analisti di Beirut, potrebbe acuire le divisioni interne e complicare i già difficili negoziati con il Fondo Monetario Internazionale. La comunità internazionale, dal canto suo, osserva con attenzione l'evolversi della situazione, consapevole che la stabilità libanese è una variabile cruciale per l'intero Mediterraneo orientale. Il prossimo futuro dirà se prevarrà la linea della conciliazione o se il Paese sarà trascinato in una nuova fase di polarizzazione.
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