
Il premier britannico Starmer resiste alle dimissioni mentre lo scandalo Mandelson divide il Labour
Per la prima volta dall'esplosione dello scandalo che coinvolge l'ex ambasciatore a Washington Peter Mandelson, un parlamentare laburista ha pubblicamente chiesto le dimissioni del premier Keir Starmer. Jonathan Brash, deputato di Hartlepool, ha definito la vicenda una 'psicodramma' e ha affermato che nessuno si aspetta ragionevolmente che Starmer guidi il partito alle prossime elezioni, segnando una frattura interna senza precedenti nel governo. Questa rivolta aperta rappresenta il punto più critico di una crisi che sta erodendo l'autorità del leader, eletto due anni fa con la promessa di restaurare l'integrità dopo l'era Johnson.
La tormenta politica ha origine dalla nomina di Mandelson, il cui processo di sicurezza era stato sfavorevole, come rivelato dal Guardian. Starmer ha ammesso un errore di valutazione ma nega con fermezza di aver deliberatamente tratto in inganno il Parlamento, nonostante le accuse della leader conservatrice Kemi Badenoch, che parla di 'cricca' e 'vecchio club maschile'. Secondo gli analisti di Londra, il premier appare sempre più come un avvocato in difesa piuttosto che come un statista, arroccato su dichiarazioni tecniche mentre emergevano nuovi dettagli sull'handling della vicenda.
A complicare il quadro, il licenziamento del capo del Foreign Office Olly Robbins, il quale ha testimoniato di aver subito 'pressioni costanti' da Downing Street per insediare Mandelson a qualsiasi costo, ignorando i pareri negativi dei servizi. Robbins ha anche rivelato che Number 10 aveva proposto per un ruolo diplomatico Matthew Doyle, ex capo della comunicazione di Starmer, sospeso dal partito per legami con un pedofilo condannato. Queste rivelazioni, secondo l'ottica di Bruxelles, dipingono un quadro di interferenze politiche che minano la credibilità delle istituzioni britanniche.
Da un punto di vista continentale, la crisi solleva preoccupazioni per la stabilità del governo britannico, cruciale nelle relazioni post-Brexit. Per l'Italia e l'Europa, un'ulteriore destabilizzazione a Westminster rischia di frenare la cooperazione su temi chiave come la sicurezza e la migrazione, in un momento già delicato per la geopolitica europea. La credibilità di Starmer, che aveva promesso un ritorno alla normalità dopo gli anni turbolenti di Johnson, è ora appesa a un filo, con riflessi immediati sulla percezione internazionale del Regno Unito.
In prospettiva, la tenuta di Starmer dipenderà dalla capacità di contenere il malcontento interno e di dimostrare trasparenza, mentre le prossime elezioni amministrative di maggio saranno un banco di prova cruciale. Se la crisi persiste, il partito laburista potrebbe essere costretto a valutare una successione, con ripercussioni non solo per il Regno Unito ma per l'intera architettura europea, già alle prese con sfide complesse. Il rischio, secondo gli osservatori, è che il governo perda la sua bussola in un vortice di accuse reciproche, indebolendo la posizione britannica sullo scacchiere globale.
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