
Trump aggredisce una giornalista: «Lei è un orrore, domanda stupida»
Il presidente americano insulta una reporter dell'Abc durante un sopralluogo al Lincoln Memorial, mentre infuria la guerra in Iran. Clima sempre più teso tra Casa Bianca e stampa.
Nel bel mezzo di una crisi internazionale che tiene il mondo col fiato sospeso, Donald Trump ha trovato il tempo per accendere un nuovo, acceso scontro con una giornalista. Accaduto giovedì scorso, durante una visita a sorpresa al National Mall di Washington, dove sono in corso i lavori di restauro della vasca riflettente del Lincoln Memorial in vista del 250° anniversario dell'indipendenza americana. La reporter dell'Abc News Rachel Scott ha osato chiedere al presidente perché, mentre infuria la guerra in Iran, lui continui a occuparsi di progetti di abbellimento urbano. La risposta è stata fulminea: «Perché voglio mantenere il nostro paese bello e sicuro», ha tagliato corto Trump, per poi lanciarsi in un attacco personale: «Lei è un orrore, una delle peggiori giornaliste. Una domanda stupida». E, secondo quanto riferito da più fonti, un microfono aperto avrebbe captato un epiteto ancora più pesante, che molti hanno interpretato come un volgare insulto misogino.
La scena, ripresa dalle telecamere e subito rimbalzata sui media internazionali, ha offerto un’ulteriore fotografia del rapporto sempre più conflittuale tra la Casa Bianca e la stampa americana. Ma le implicazioni non si fermano agli Stati Uniti. Da Bruxelles, gli analisti guardano con crescente preoccupazione a uno stile di leadership che, in un momento di grave tensione bellica, sembra privilegiare la polemica personale rispetto alla strategia diplomatica. L'asse atlantico, già logorato dalle tariffe e dalle divergenze sulla difesa, viene messo a dura prova da un presidente che appare sempre più imprevedibile. Per l'Italia e l'Europa, alleati storici di Washington, questa deriva comunicativa rappresenta un fattore di instabilità: se il leader della prima potenza occidentale reagisce con insulti a una domanda scomoda, che margini restano per un dialogo serio su dossier caldi come il Medio Oriente o il futuro della Nato?
Dall'altra parte del mondo, l'ottica di Pechino coglie con ironia l'ennesimo scivolone di Trump, ma anche con un pizzico di cautela. La guerra in Iran, infatti, sta ridefinendo gli equilibri energetici globali, e un presidente americano distratto da zuffe interne potrebbe lasciare spazi che la Cina, attraverso la via della seta e gli accordi con Teheran, è pronta a occupare. Intanto, la reporter Rachel Scott è diventata suo malgrado il simbolo di un mestiere sempre più sotto assedio. La domanda che molti si pongono, a Washington come a Roma, è se questo atteggiamento non stia minando la credibilità stessa dell'istituzione presidenziale. Mentre il mondo attende sviluppi sul fronte iraniano, Trump continua a battagliare con i giornalisti: uno scollamento che rischia di far apparire la Casa Bianca come un ring, non come il centro della diplomazia globale.
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