
Il prezzo dei preservativi sale del 30%: la guerra in Iran sconvolge le filiere globali
La guerra tra Stati Uniti e Iran sta producendo effetti che vanno ben oltre i confini del Medio Oriente, e l’ultimo a lanciare l’allarme è il più grande produttore mondiale di preservativi. La malese Karex, che fornisce marchi come Durex e Trojan e confeziona un preservativo su cinque in circolazione, ha annunciato un aumento dei prezzi compreso tra il venti e il trenta per cento nei prossimi mesi. Una mossa che rischia di ripercuotersi sulle abitudini di milioni di persone, dall’Europa all’Asia, e che getta una luce inquietante su quanto l’instabilità geopolitica possa incidere su beni di consumo apparentemente lontani dai teatri bellici.
La ragione è duplice: da un lato, la chiusura del golfo Persico imposta dall’Iran ha bloccato il transito di materie prime essenziali, in particolare il lattice di gomma e i derivati petroliferi necessari alla sintesi del caoutchouc; dall’altro, le rotte marittime alternative, più lunghe e costose, hanno fatto lievitare i noli e i costi logistici. Da Kuala Lumpur, dove ha sede la Karex, gli analisti sottolineano che l’industria della gomma malese dipende fortemente dal petrolio iraniano per la produzione di beni in lattice, e la stretta sullo Stretto di Hormuz ha già fatto raddoppiare il prezzo del materiale grezzo per i guanti sintetici, come segnalato dal colosso Top Glove. Secondo l’ottica di Bruxelles, l’impatto sull’Europa e sull’Italia sarà duplice: non solo i consumatori finali si troveranno a pagare di più un prodotto di largo consumo, ma le piccole e medie imprese europee che importano semilavorati in gomma rischiano di vedere compromessa la loro competitività.
Da Pechino, invece, gli osservatori notano che la crisi offre alla Cina l’opportunità di rafforzare le proprie filiere alternative, riducendo la dipendenza dal Sud-est asiatico. Guardando avanti, gli esperti di economia internazionale avvertono che l’aumento dei prezzi dei preservativi potrebbe non essere un episodio isolato, ma il sintomo di una più ampia fragilità delle catene globali del valore in un momento in cui il conflitto in Medio Oriente si protrae senza una soluzione diplomatica all’orizzonte. Per l’Italia, che importa gran parte dei dispositivi medicali e dei beni di consumo in lattice, l’appello alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento diventa sempre più urgente.
Allarga lo sguardo
Washington revoca il visto all’ambasciatrice brasiliana: scontro diplomatico a due mesi dal voto
3 lingue · 43 testate
Da Economy & MarketsI giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane
2 lingue · 21 testate
Da TechnologyApple rimuove Telegram dall’App Store per materiale pedopornografico, poi lo ripristina in giornata
3 lingue · 21 testate