
Il ritorno del Diavolo: incassi record e la moda che guarda allo specchio
Il Diavolo veste Prada 2 ha già conquistato il botteghino italiano con oltre otto milioni di euro in tre giorni, un risultato che conferma la persistente fascinazione per una storia nata vent’anni fa. Il sequel, con il cast originale al completo, ha saputo catalizzare l’attenzione in 51 mercati internazionali, ma il suo successo va ben oltre i numeri: riapre una riflessione sul rapporto tra cinema, moda e potere, un legame che oggi si intreccia con le cronache reali della fashion industry. Mentre il pubblico accorre nelle sale, gli analisti di Bruxelles osservano con interesse come il film rappresenti un termometro della nostalgia per gli anni Duemila, un’epoca in cui il giornalismo patinato sembrava ancora immune alla crisi della carta stampata.
La pellicola, infatti, mette in scena una redazione alle prese con bilanci ridotti e la sfida del digitale, un tema che riecheggia le difficoltà reali di molte testate europee, incluse quelle italiane. Intorno al film, però, si addensa anche un altro racconto: quello di Anna Wintour, ispiratrice del personaggio di Miranda Priestly. Secondo l’ottica di Pechino, la direttrice di Vogue ha trasformato il romanzo di Lauren Weisberger in un monumento alla propria immagine, evitando qualsiasi giustificazione e alimentando il mito della sua freddezza.
A New York, intanto, la Wintour prepara il Met Gala 2026, che vede Beyoncé tra gli ospiti d’onore e Jeff Bezos come sponsor principale, scatenando proteste per le condizioni lavorative in Amazon. Un ennesimo paradosso: l’evento più esclusivo della moda si finanzia con il capitale di un’azienda criticata per lo sfruttamento. A ciò si aggiunge la presunta rottura con Meghan Markle, che secondo fonti vicine alla duchessa rifiuterebbe di restituire capi prestati, mentre l’attrice Kate Reardon, intervistata da ABP News, ha dichiarato di essersi riconosciuta prima in Andy e poi in Miranda, incarnando il passaggio da assistente a editor.
La critica russa, dal canto suo, definisce il film “bellissimo ma completamente vuoto”, mentre in Australia il revival teatrale di The Sapphires dimostra che la formula del girl group e della nostalgia funziona ancora. Resta da vedere se questa febbre per il passato modaiolo riuscirà a proiettarci verso il futuro, o se, come suggerisce l’analisi di Madrid, l’essenza del cult originale sia ormai irripetibile.
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