
Il sindaco di New York e l’Iran: la Nakba infiamma il confronto globale
Tra la commemorazione di Gaza e la reazione di Teheran, la memoria della Nakba del 1948 torna al centro del dibattito internazionale.
La ricorrenza della Nakba, il settantottesimo anniversario dell’esodo forzato di oltre settecentomila palestinesi tra il 1947 e il 1949, è tornata a infiammare il dibattito pubblico con una scintilla inattesa: il video pubblicato dal sindaco di New York Zoran Mamdani, che ha dato voce a una sopravvissuta di Gerusalemme, Inea, scatenando la reazione indignata della comunità ebraica americana. La scelta di ricordare la “catastrofe” con il crudo racconto di una fuga davanti all’arrivo dei sionisti ha riacceso, in pieno cuore degli Stati Uniti, una dialettica che da decenni divide l’opinione pubblica occidentale, tra il diritto all’autodeterminazione palestinese e la narrazione israeliana della fondazione.
A Teheran, il ministero degli Esteri iraniano ha colto l’occasione per ribadire la propria accusa di “genocidio” e “occupazione”, definendo la creazione dello Stato d’Israele “la più grave tragedia umana e morale dell’era contemporanea”. Nella nota ufficiale diffusa sabato, la Repubblica Islamica ha sottolineato come le conseguenze di quell’evento continuino a destabilizzare l’Asia occidentale e il mondo intero, e ha rinnovato l’appello alla comunità internazionale perché intervenga per fermare “il massacro” in corso a Gaza e processare i “criminali sionisti”. Una posizione che, per gli analisti di Bruxelles, rafforza l’asse tra il fronte della resistenza e le diplomazie più critiche verso Israele, ma rischia di irrigidire ulteriormente un quadro già privo di spiragli.
Sul terreno, la memoria si fa materia viva. Dai quartieri distrutti del campo di Shati, a nord di Gaza, Yusuf Abu Hamam, oggi anziano, racconta di aver perso tutto due volte: la prima, da neonato, nel 1948, quando la sua famiglia fu cacciata dal villaggio di al-Joura, oggi sepolto sotto i quartieri di Ashkelon; la seconda, nei mesi scorsi, quando i bombardamenti israeliani hanno raso al suolo la baraccopoli in cui viveva. «Quella di oggi è una catastrofe ancora più grande», dice, «perché lo sfollamento si è ripetuto molteplici volte». La sua testimonianza incarna una continuità di dolore che sfida qualsiasi tentativo di archiviare la Nakba come un evento passato.
Per l’Europa e per l’Italia, questa doppia temporalità – il ricordo del ’48 e la guerra del ’23-’26 – pone interrogativi sempre più urgenti. Mentre il governo di Roma cerca di bilanciare la tradizionale amicizia con Israele e la pressione umanitaria crescente, il moltiplicarsi di voci come quella di Mamdani o di Teheran rende il confronto meno eludibile. La comunità internazionale è chiamata a scegliere se interpretare la Nakba come una ferita rimarginata o come la radice di un conflitto che, a quasi ottant’anni di distanza, continua a generare nuove catastrofi. Il rischio, per gli osservatori, è che senza un riconoscimento politico della memoria palestinese, ogni anniversario diventi non un passo verso la pace, ma un’ulteriore miccia pronta ad accendersi.
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −1.00 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
| Stampa israeliana | −1.00 | critical |
Il sindaco di New York ha pubblicato un messaggio per il Giorno della Nakba con la testimonianza di una sopravvissuta palestinese, scatenando rabbia tra gli ebrei della città. La commemorazione ricorda l'espulsione di oltre 700.000 palestinesi nel 1948. Il servizio mette in luce la storia della sopravvissuta e la polemica che ne è seguita.
Il ministero degli Esteri iraniano ha diffuso una dichiarazione per il Giorno della Nakba, denunciando l'«entità sionista artificiale» e chiedendo la fine del genocidio a Gaza. La nota inquadra gli eventi del 1948 come una catastrofe in corso e sollecita la responsabilità internazionale per fermare l'occupazione e punire i criminali sionisti.
Il tweet del sindaco di New York per il Giorno della Nakba, con un video di una sedicente 'sopravvissuta', ha scatenato una dura reazione da parte dei gruppi ebraici, che lo considerano un avallo della propaganda anti-israeliana. I critici accusano il sindaco di infiammare le tensioni e legittimare una narrativa che nega i diritti storici ebraici.
Il sindaco di New York ha suscitato indignazione commemorando ufficialmente il Giorno della Nakba, una narrativa palestinese che distorce la fondazione di Israele come una catastrofe. Funzionari israeliani e organizzazioni ebraiche condannano la mossa come una pericolosa istigazione contro lo Stato ebraico e i suoi sostenitori.
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