
Iñárritu, primo regista nell’olimpo intellettuale del Messico
L’autore di ‘Babel’ e ‘The Revenant’ entra all’El Colegio Nacional, prima volta per il cinema. «Un diploma per la vita», dice, e invita a proseguire il cinema fatto da umani per umani.
Alejandro González Iñárritu ha varcato una soglia che fino a ieri sembrava preclusa al linguaggio cinematografico: il regista messicano, cinque volte premio Oscar, è diventato il primo cineasta a entrare nell’El Colegio Nacional, l’istituzione culturale più esclusiva del Messico, fondata nel 1943 e riservata a quaranta scienziati, artisti e scrittori viventi. Nel corso della cerimonia, il 27 maggio, con un tono a metà tra l’emozione e l’autoironia che lo contraddistingue, Iñárritu ha mostrato il diploma appena ricevuto: «È il primo che prendo in vita mia», ha scherzato, ricordando di essere stato espulso da più scuole da ragazzo.
L’ingresso del regista non è solo un riconoscimento personale, ma segna l’apertura dell’accademia a un’arte che per decenni era rimasta ai margini del canone intellettuale messicano. L’El Colegio Nacional, nato per decreto presidenziale, ha ospitato figure come il Nobel Octavio Paz, Carlos Fuentes e Diego Rivera. Secondo gli osservatori di Città del Messico, la scelta di Iñárritu intende legittimare il cinema come «forma viva di riflessione, memoria e linguaggio», parole dello stesso regista, che ha accolto la nomina con «stupore, gratitudine e un pizzico di paura». La lezione inaugurale, intitolata “L’allucinazione consensuale”, ha ripercorso il potere del racconto cinematografico di creare mondi condivisi.
A sessantadue anni, l’autore di “Amores Perros” e “The Revenant” non ha perso la vena critica. Ha confessato di aver resistito a lungo all’invito dello scrittore Juan Villoro, perché «il solo nome di Collegio Nazionale mi spaventa», e ancora oggi non si sente del tutto all’altezza. Eppure, proprio da quella posizione laterale ha lanciato un appello che risuona ben oltre i confini dell’America Latina: «Continuiamo a fare cinema fatto da umani per umani», ha esortato, in un tempo in cui gli algoritmi e le intelligenze artificiali minacciano di omologare lo sguardo creativo. Un monito che, da una prospettiva europea, suona come un richiamo alla centralità dell’autorialità in un’industria sempre più dominata dalle piattaforme di streaming.
Dall’Asia, i media indonesiani hanno letto l’evento come un suggello storico per l’arte cinematografica, ponendo l’accento sul fatto che un’istituzione che ha onorato giganti della letteratura e della pittura apra ora le porte al cinema. In Italia, dove la filmografia di Iñárritu ha sempre trovato un pubblico attento e critiche entusiaste, il suo ingresso nell’élite culturale messicana ricorda il percorso che in Europa ha portato il cinema a essere riconosciuto come bene culturale a pieno titolo, capace di dialogare con la filosofia e la letteratura. Non è un caso che proprio a Roma, poche settimane fa, un simile dibattito abbia animato le celebrazioni per Fellini, cui Iñárritu ha più volte dichiarato di ispirarsi.
La domanda che ora si pone non è solo quale sarà la prossima opera del regista, ma quanto l’esempio messicano possa influenzare le accademie europee, spesso restìe a includere il cinema tra i propri membri effettivi. L’apertura del Colegio Nacional potrebbe rappresentare un precedente, spingendo altre istituzioni a riconoscere che la settima arte, quando raggiunge certi vertici, è pensiero formalizzato quanto un saggio o una sinfonia. Per Iñárritu, che ha trasformato la sua “anomalia” in un manifesto, il vero diploma sarà continuare a dimostrare che le immagini possono ancora restituire la complessità dell’esperienza umana, senza delegarla alle macchine.
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Un regista pluripremiato entra a far parte della più ristretta cerchia intellettuale messicana. L'istituzione, fondata nel 1943, annovera scrittori, scienziati e diversi Premi Nobel. L'ammissione viene presentata come un riconoscimento sia della carriera personale sia del valore culturale dell'arte cinematografica.
L’ingresso al Collegio Nazionale viene raccontato attraverso l’ironia e l’emozione dello stesso regista, che scherza sul fatto di aver ricevuto il suo primo diploma dopo una vita passata a essere espulso da molte scuole. La cerimonia sottolinea il lato umano dell’artista e il riconoscimento del cinema come forma viva di pensiero e memoria. L’evento diventa così un traguardo personale e culturale al tempo stesso.
Un regista da Oscar entra nella storia come primo cineasta ammesso nell'esclusiva élite intellettuale messicana. L'istituzione, limitata per decreto presidenziale a soli quaranta membri tra scienziati, artisti e letterati, consacra così il contributo del cinema al più alto livello del pensiero nazionale.
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