
Mondiali 2026, biglietti da capogiro: Colombia-Portogallo supera il Super Bowl
Un match dei gironi costa più della finale del football americano. Tra speculazione, diaspora e assenza di regole, il torneo diventa un affare per pochi.
Non è una finale, non è una semifinale, e nemmeno un incrocio a eliminazione diretta. Eppure Portogallo-Colombia, in programma il 27 giugno all’Hard Rock Stadium di Miami, è già l’evento sportivo più caro dell’anno sul mercato secondario, con un prezzo medio che supera persino quello del Super Bowl. Lo rivela un’analisi del Wall Street Journal, che fotografa la tempesta perfetta di passione, diaspora latinoamericana e speculazione. Il dato è il sintomo più vistoso di un Mondiale che, ospitato tra Stati Uniti, Canada e Messico, sta ridefinendo il rapporto tra calcio e denaro secondo logiche tipicamente nordamericane, dove la domanda detta legge e l’intervento pubblico è considerato un anatema.
La Federazione internazionale, intanto, ha alzato ulteriormente i prezzi nella nuova fase di vendita diretta: il biglietto più caro per la finale del MetLife Stadium ha raggiunto i 32.970 dollari, quasi tre volte la cifra della finestra precedente. Le semifinali all’AT&T Stadium oscillano tra 2.705 e 11.130 dollari. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, difende la scelta parlando di “prezzi di mercato”, ma le proteste montano. Persino Donald Trump, che pure ama ostentare ricchezza, ha dichiarato di non voler spendere mille dollari per vedere Stati Uniti-Paraguay. La sua amministrazione, per bocca del funzionario Andrew Giuliani, ha chiarito che non intende regolamentare: la Fifa è considerata “un’organizzazione privata” e il meccanismo del “dynamic pricing” è lasciato libero di operare.
Da Pechino a Teheran, l’eco di queste cifre alimenta il dibattito sull’estraneità del calcio business alla sua anima popolare. In Italia, dove l’accesso allo stadio è storicamente più democratico, la forbice tra i 2.735 dollari chiesti dalla Fifa per un biglietto di prima categoria della partita inaugurale e i 1.300 dollari del mercato di rivendita ufficiale appare paradossale. Eppure, proprio questa flessione – registrata nelle ultime settimane – suggerisce che la bolla potrebbe sgonfiarsi: molti rivenditori, temendo posti vuoti, hanno già ribassato i listini. La domanda, ora, è se la Federcalcio mondiale saprà correggere la rotta prima che il Mondiale si trasformi in un evento solo per multimilionari. Il calcio, si sa, vive di folle, non di vetrine. E la lezione del 2026 potrebbe essere amara per chi ha scambiato la passione per una materia prima da quotare in borsa.
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