
Iran accusa gli Usa di sabotare la pace, Teheran minaccia una risposta «devastante»
Il ministro Araqchi denuncia all'Onu le «richieste eccessive» di Washington. Mentre Trump cancella la partecipazione alle nozze del figlio, Rubio a Nuova Delhi spera in un'intesa. Il Pakistan media, sullo sfondo il rischio di nuove ostilità.
La diplomazia degli ultimi appelli si è consumata sabato in una telefonata dal significato inequivocabile. Il capo della diplomazia iraniana Abbas Araghchi ha comunicato al segretario generale dell’Onu António Guterres che gli Stati Uniti stanno sabotando il negoziato di pace con «posizioni contraddittorie e ripetute richieste eccessive», accusando Washington di «malafede» e di «tradimenti». L’atto d’accusa, trasmesso in tempo reale dalle agenzie iraniane, coincideva con un dettaglio logistico che ha subito assunto un peso specifico: il presidente Donald Trump cancellava all’improvviso la propria presenza alle nozze del figlio, ufficialmente per «circostanze di governo», alimentando il timore che lo stato maggiore americano stesse per rimettere mano ai piani di attacco.
L’ottica di Teheran non lasciava spazio a equivoci. Il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha avvertito che se gli Stati Uniti «commettono un’altra pazzia e riaprono le ostilità, la nostra risposta sarà durissima e più devastante di quanto possano immaginare». La guerra, va ricordato, era esplosa con i raid congiunti americano-israeliani contro l’Iran nelle settimane precedenti, avviando una spirale militare che i mediatori faticano a contenere. In questo contesto, il potente capo di Stato maggiore dell’esercito pachistano è atterrato venerdì a Teheran per rafforzare il canale di mediazione che Islamabad porta avanti silenziosamente da settimane.
Da Nuova Delhi, tuttavia, è arrivato un segnale dissonante. Il segretario di Stato Marco Rubio, in viaggio in India, ha dichiarato ai giornalisti che «esiste la possibilità che, più tardi oggi, domani o tra un paio di giorni, abbiamo qualcosa da annunciare», aggiungendo di aspettarsi «buone notizie». La dichiarazione stride con lo stato di massima allerta, tanto più che lo stesso Trump aveva descritto i colloqui intermittenti come in bilico «sul confine» tra la ripresa degli attacchi e un accordo definitivo. È esattamente questa duplicità – la mano tesa del negoziato e la minaccia militare – a provocare l’irritazione massima di Teheran, che vi legge una tattica per strappare concessioni impossibili.
Le cancellerie europee, e Roma in prima fila, osservano la partita con un’ansia che va oltre il rischio geopolitico astratto. La tenuta del Golfo è un presupposto della sicurezza energetica del Mediterraneo allargato e della già precaria stabilità dei flussi migratori da Oriente. Se la mediazione pachistana e le aperture di Rubio non troveranno un terreno comune in tempi rapidi, lo scenario più probabile è una riaccensione del conflitto che, a catena, coinvolgerebbe proxy, rotte petrolifere e il già fragile equilibrio post-elettorale di Teheran. L’interrogativo che resta sospeso è se la «finestra» evocata da Rubio sia reale o soltanto un ultimo diversivo prima di una scelta già presa.
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.10 | neutral |
I media latinoamericani enfatizzano le dure accuse iraniane secondo cui gli USA stanno sabotando i colloqui di pace con richieste eccessive. Sottolineano il segnale minaccioso di Trump che cancella il matrimonio del figlio per 'questioni di Stato' come presagio di una ripresa della guerra. L'avvertimento iraniano di una risposta devastante viene presentato come una reazione giustificata all'intransigenza di Washington.
La copertura del blocco atlantico presenta la situazione tra Iran e USA in modo equilibrato: Teheran accusa Washington di richieste eccessive mentre valuta una proposta di pace, e funzionari americani accennano a possibili buone notizie. Il report evidenzia la mediazione diplomatica del capo dell'esercito pakistano e nota che il cambiamento di agenda di Trump alimenta speculazioni, ma adotta un tono cauto e fattuale. L'orizzonte a lungo termine include negoziati in corso e la possibilità di ulteriori attacchi.
I media europei continentali riportano l'accusa dell'Iran secondo cui gli USA sabotano i negoziati di pace con richieste eccessive e ripetute, comunicata direttamente al segretario dell'ONU. Danno peso alle speculazioni belliche alimentate dalla decisione di Trump di saltare il matrimonio del figlio per motivi di Stato. Il tono è misurato ma con una nota di allarme sul rischio di una ripresa delle ostilità.
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