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Economia e Mercatidomenica 14 giugno 2026

Teheran frena i falchi: la decisione su guerra e pace spetta solo alla Guida suprema

Mentre il presidente Pezeshkian ribadisce che ogni trattativa con Washington passa dal Consiglio di sicurezza nazionale, in Israele cresce il timore che Trump preferisca il negoziato alla resa dei conti militare.

In un momento di tensioni interne senza precedenti, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha tracciato un confine netto: la scelta tra la guerra e il negoziato con gli Stati Uniti non appartiene al governo né al parlamento, ma esclusivamente alla Guida suprema e al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Davanti ai direttori dei media riuniti a Teheran, Pezeshkian ha messo in guardia dalle «polarizzazioni» che indeboliscono il paese, criticando apertamente la televisione di Stato per aver diffuso contenuti che non rispecchiano le reali posizioni della Guida. La precisazione arriva mentre alcune fazioni conservatrici contestano l’ipotesi di un accordo con Washington, e l’ex vicepresidente del parlamento Ali Motahhari avverte che respingere l’intesa e prolungare il conflitto potrebbe far perdere a Teheran condizioni favorevoli che difficilmente si ripresenteranno.

Secondo fonti israeliane, il vero interrogativo non è più l’ostilità ideologica dell’Iran, ma la determinazione americana. Analisti vicini a Gerusalemme osservano con preoccupazione che l’amministrazione Trump, considerata la più filo-israeliana della storia recente, sembra oggi convinta che sia preferibile sedersi al tavolo con i mullah e con Hezbollah piuttosto che infliggere loro una sconfitta definitiva. In quest’ottica, lo Stato ebraico rischia di vedere frenata proprio da Washington la strategia che finora ha applicato con durezza: ottenere con più forza ciò che non si è ottenuto con la forza. Il coordinamento che Teheran mantiene con le milizie sciite in Iraq, gli Houthi yemeniti e quanto resta di Hezbollah in Libano, nonostante la perdita della Siria, viene letto a Gerusalemme come il tentativo di dimostrare che l’Asse della Resistenza è ancora in grado di proiettare potenza, in attesa di capire se il negoziato offrirà una via d’uscita o soltanto una tregua tattica.

A Teheran, la priorità dichiarata da Pezeshkian è duplice: preservare la coesione nazionale e alleviare la pressione economica che sta logorando il consenso interno. Il presidente ha rivelato di aver discusso personalmente con la Guida suprema la necessità di uscire dalla condizione logorante del «né guerra né pace», ottenendo il via libera a esplorare un percorso diplomatico. Il messaggio è chiaro: il negoziato non è una resa, ma una scelta strategica maturata all’interno delle istituzioni che contano, e chi insulta la squadra negoziale o alimenta divisioni opera contro l’interesse nazionale. La stampa riformista iraniana sottolinea che il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ha già concluso che la via del dialogo va perseguita, e che il vero scontro oggi non è con il nemico esterno ma con la propaganda dei media ostili al regime, i quali cercano di fabbricare l’immagine di una frattura insanabile ai vertici del potere.

Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, questo snodo è cruciale. Un Iran che imbocca con convinzione la strada del negoziato riduce il rischio di una escalation militare che coinvolgerebbe inevitabilmente il Mediterraneo allargato e i flussi energetici. Al tempo stesso, un accordo modellato esclusivamente dall’asse Washington-Teheran, con Israele scettico e le monarchie del Golfo in allerta, rischia di marginalizzare il formato multilaterale che Bruxelles ha sempre auspicato. La partita si gioca dunque su un crinale sottile: da un lato la necessità di dare copertura politica interna alla diplomazia iraniana, dall’altro la tentazione americana di chiudere in fretta un capitolo militare che l’opinione pubblica statunitense non ha più voglia di sostenere. In questo equilibrio instabile, la capacità europea di offrire canali di dialogo complementari potrebbe rivelarsi decisiva per evitare che la pace, se arriverà, nasca già avvelenata da nuove diffidenze.

Divergenza — chi la racconta come
42%Media
3 blocchi · posizioni da −0.70 a +0.30
CriticoFavorevole
IRNALMISR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa iraniana e affini+0.30aligned
Stampa arabo levante-Maghreb0.00neutral
Stampa israeliana−0.70critical
Stampa iraniana e affini+0.30

Il presidente ha ribadito che il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale ha approvato con decisione l'avvio dei negoziati, e che ogni scelta strategica su guerra e pace spetta esclusivamente alla Guida Suprema. Ha esortato all'unità nazionale, denunciando i tentativi dei media ostili di fabbricare l'immagine di una frattura interna.

PragmatismoVittimismo
Stampa arabo levante-Maghreb0.00

Il presidente iraniano ha chiuso il dibattito interno affermando che le decisioni su guerra e negoziati spettano esclusivamente alla Guida Suprema e al Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Ha invitato tutte le correnti ad attenersi alle delibere istituzionali, mentre si registravano malumori interni verso un possibile accordo con gli Stati Uniti.

DistaccoScetticismo
Stampa israeliana−0.70

Si sostiene che Washington abbia perso la determinazione a combattere l'Iran, preferendo negoziare con il regime dei mullah. Israele viene avvertito che la sola forza militare non basta contro la tenacia iraniana e la sua rete di delegati, e che serve un approccio strategico più ampio per sconfiggere una volta per tutte il nemico.

AllarmeIndignazioneRevanscismo
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domenica 14 giugno 2026

Teheran frena i falchi: la decisione su guerra e pace spetta solo alla Guida suprema

Mentre il presidente Pezeshkian ribadisce che ogni trattativa con Washington passa dal Consiglio di sicurezza nazionale, in Israele cresce il timore che Trump preferisca il negoziato alla resa dei conti militare.

In un momento di tensioni interne senza precedenti, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha tracciato un confine netto: la scelta tra la guerra e il negoziato con gli Stati Uniti non appartiene al governo né al parlamento, ma esclusivamente alla Guida suprema e al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Davanti ai direttori dei media riuniti a Teheran, Pezeshkian ha messo in guardia dalle «polarizzazioni» che indeboliscono il paese, criticando apertamente la televisione di Stato per aver diffuso contenuti che non rispecchiano le reali posizioni della Guida. La precisazione arriva mentre alcune fazioni conservatrici contestano l’ipotesi di un accordo con Washington, e l’ex vicepresidente del parlamento Ali Motahhari avverte che respingere l’intesa e prolungare il conflitto potrebbe far perdere a Teheran condizioni favorevoli che difficilmente si ripresenteranno.

Secondo fonti israeliane, il vero interrogativo non è più l’ostilità ideologica dell’Iran, ma la determinazione americana. Analisti vicini a Gerusalemme osservano con preoccupazione che l’amministrazione Trump, considerata la più filo-israeliana della storia recente, sembra oggi convinta che sia preferibile sedersi al tavolo con i mullah e con Hezbollah piuttosto che infliggere loro una sconfitta definitiva. In quest’ottica, lo Stato ebraico rischia di vedere frenata proprio da Washington la strategia che finora ha applicato con durezza: ottenere con più forza ciò che non si è ottenuto con la forza. Il coordinamento che Teheran mantiene con le milizie sciite in Iraq, gli Houthi yemeniti e quanto resta di Hezbollah in Libano, nonostante la perdita della Siria, viene letto a Gerusalemme come il tentativo di dimostrare che l’Asse della Resistenza è ancora in grado di proiettare potenza, in attesa di capire se il negoziato offrirà una via d’uscita o soltanto una tregua tattica.

A Teheran, la priorità dichiarata da Pezeshkian è duplice: preservare la coesione nazionale e alleviare la pressione economica che sta logorando il consenso interno. Il presidente ha rivelato di aver discusso personalmente con la Guida suprema la necessità di uscire dalla condizione logorante del «né guerra né pace», ottenendo il via libera a esplorare un percorso diplomatico. Il messaggio è chiaro: il negoziato non è una resa, ma una scelta strategica maturata all’interno delle istituzioni che contano, e chi insulta la squadra negoziale o alimenta divisioni opera contro l’interesse nazionale. La stampa riformista iraniana sottolinea che il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ha già concluso che la via del dialogo va perseguita, e che il vero scontro oggi non è con il nemico esterno ma con la propaganda dei media ostili al regime, i quali cercano di fabbricare l’immagine di una frattura insanabile ai vertici del potere.

Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, questo snodo è cruciale. Un Iran che imbocca con convinzione la strada del negoziato riduce il rischio di una escalation militare che coinvolgerebbe inevitabilmente il Mediterraneo allargato e i flussi energetici. Al tempo stesso, un accordo modellato esclusivamente dall’asse Washington-Teheran, con Israele scettico e le monarchie del Golfo in allerta, rischia di marginalizzare il formato multilaterale che Bruxelles ha sempre auspicato. La partita si gioca dunque su un crinale sottile: da un lato la necessità di dare copertura politica interna alla diplomazia iraniana, dall’altro la tentazione americana di chiudere in fretta un capitolo militare che l’opinione pubblica statunitense non ha più voglia di sostenere. In questo equilibrio instabile, la capacità europea di offrire canali di dialogo complementari potrebbe rivelarsi decisiva per evitare che la pace, se arriverà, nasca già avvelenata da nuove diffidenze.

Divergenza — chi la racconta come
42%Media
3 blocchi · posizioni da −0.70 a +0.30
CriticoFavorevole
IRNALMISR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa iraniana e affini+0.30aligned
Stampa arabo levante-Maghreb0.00neutral
Stampa israeliana−0.70critical
Stampa iraniana e affini+0.30

Il presidente ha ribadito che il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale ha approvato con decisione l'avvio dei negoziati, e che ogni scelta strategica su guerra e pace spetta esclusivamente alla Guida Suprema. Ha esortato all'unità nazionale, denunciando i tentativi dei media ostili di fabbricare l'immagine di una frattura interna.

PragmatismoVittimismo
Stampa arabo levante-Maghreb0.00

Il presidente iraniano ha chiuso il dibattito interno affermando che le decisioni su guerra e negoziati spettano esclusivamente alla Guida Suprema e al Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Ha invitato tutte le correnti ad attenersi alle delibere istituzionali, mentre si registravano malumori interni verso un possibile accordo con gli Stati Uniti.

DistaccoScetticismo
Stampa israeliana−0.70

Si sostiene che Washington abbia perso la determinazione a combattere l'Iran, preferendo negoziare con il regime dei mullah. Israele viene avvertito che la sola forza militare non basta contro la tenacia iraniana e la sua rete di delegati, e che serve un approccio strategico più ampio per sconfiggere una volta per tutte il nemico.

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