
Iran riapre Hormuz, ma la tregua è fragile. L'Europa osserva e i mercati tremano
In una mossa a sorresa che ha immediatamente calmierato i mercati energetici globali, Teheran ha annunciato la riapertura totale dello Stretto di Hormuz per tutta la durata della tregua in Libano. La decisione, comunicata dal ministro degli Esteri iraniano Abás Araqchi, rappresenta un significativo gesto di de-escalation e arriva nel momento in cui il cessate-il-fuoco tra Israele e Hezbollah inizia a mostrare i suoi primi, fragili effetti. L'impatto è stato immediato: il prezzo del petrolio è crollato di circa il 10%, alleviando le pressioni inflazionistiche su economie già provate, compresa quella italiana, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche via mare.
Tuttavia, la contropartita americana non si è fatta attendere. Dall'ottica di Washington, il presidente Donald Trump ha ribadito con fermezza che il blocco navale statunitense ai porti iraniani resterà in vigore finché non sarà raggiunto un accordo definitivo. Questa posizione rigida crea un paradosso pericoloso: Hormuz è formalmente aperto, ma le navi iraniane rimangono intrappolate, una condizione che Teheran considera una violazione dello spirito della tregua.
La postura di Trump, definita 'massima pressione', rischia quindi di vanificare il gesto di apertura e di far ripiombare la regione nell'incertezza già dalla prossima settimana. La prospettiva europea, intanto, è di cautissimo distacco. Secondo gli analisti di Bruxelles, Regno Unito e Francia hanno già escluso pubblicamente un coinvolgimento diretto nel blocco americano, per non farsi 'trascinare in una guerra'.
L'Unione Europea, con l'Italia in prima linea per la sua esposizione logistica nel Mediterraneo, preferisce una soluzione diplomatica che disinneschi la minaccia alle rotte commerciali vitali, non solo per il petrolio del Golfo (il 20% del globale transita da lì) ma per tutti i traffici da e per il Canale di Suez. La vera leva iraniana, tuttavia, potrebbe essere un'altra. Come monito a Washington, alti esponenti militari di Teheran hanno minacciato di estendere un eventuale blocco ad altre arterie cruciali, in particolare al Mar Rosso e allo Stretto di Bab el-Mandeb.
Una prospettiva che, dalla visuale di Pechino e delle capitali del Golfo, appare apocalittica: chiudere quelle rotte significherebbe strozzare circa il 12% del commercio petrolifero mondiale, con ripercussioni economiche globali ingestibili e un'ulteriore destabilizzazione dello Yemen. In chiusura, la partita si gioca su due scadenze simultanee: la fine della tregua libanese e il termine dell'attuale cessate-il-fuoco bilaterale Iran-USA, previsto per mercoledì prossimo. I segnali di un possibile prolungamento e di nuovi round negoziali ci sono, ma la distanza tra le posizioni rimane abissale.
L'Italia e l'Europa, pur non essendo attori diretti, hanno un interesse vitale a che la fragile finestra di dialogo non si richiuda, per scongiurare una nuova, pericolosissima escalation che trasformerebbe il Mediterraneo e il Mar Rosso in teatri di una conflittualità dai costi economici e strategici incalcolabili.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
L'Iran minaccia di estendere il blocco al Golfo Persico, al Mare di Oman e al Mar Rosso se gli Stati Uniti manterranno il blocco navale dello Stretto di Hormuz. Dopo la tregua in Libano, Teheran riapre temporaneamente il passaggio ma avverte che non resterà aperto senza la fine del blocco. Washington considera imminente un accordo di pace, ma lo stallo navale persiste.
L'Iran annuncia che lo Stretto di Ormuz resterà aperto durante la tregua in Medio Oriente, ma il presidente Trump rifiuta di revocare il blocco sui porti iraniani. Teheran avverte che potrebbe estendere il blocco al Mar Rosso, al Golfo di Oman e al Golfo Persico se la pressione americana continua. Gli Stati Uniti insistono che il blocco rimarrà fino a un accordo definitivo.
L'Iran riapre temporaneamente lo Stretto di Hormuz durante la tregua in Libano, ma Washington mantiene il blocco navale. Alleati europei chiave come Regno Unito e Francia rifiutano di sostenere l'operazione americana, temendo un'escalation. Teheran minaccia di chiudere il Mar Rosso e altri passaggi vitali se il blocco persiste, sollevando lo spettro di una crisi energetica globale.
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