
Israele, la deriva di Ben-Gvir: rapire civili in Libano, torture e assalti allo stato di diritto
Mentre il ministro israeliano propone di sequestrare donne e giovani libanesi e condivide video di arresti, una legge che ridisegna la polizia interna scatena l'allarme della magistratura.
In una riunione del gabinetto di sicurezza israeliano, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha proposto di «pensare fuori dagli schemi» nella guerra contro Hezbollah: rapire donne e giovani libanesi per usarli come ostaggi. L’idea, che viola apertamente il diritto internazionale umanitario, è emersa mentre l’esecutivo discuteva l’espansione della campagna militare in Libano, nonostante il fragile cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti ad aprile. La notizia, rimbalzata dalla stampa israeliana ai media del Sud-est asiatico, ha suscitato sconcerto anche tra gli alleati più stretti di Tel Aviv.
Non è un caso che proprio Ben-Gvir, esponente di punta dell’estrema destra religiosa, stia spingendo nel frattempo una riforma che ridisegna il Dipartimento investigativo della polizia (Mahash), l’organismo incaricato di indagare sui reati commessi dagli agenti, dalla violenza durante le proteste alla corruzione. Approvata dalla Knesset e subito impugnata davanti all’Alta Corte di Giustizia, la legge trasferisce maggiori poteri al ministro, suscitando l’allarme del procuratore capo e di numerosi giuristi, che vi vedono un colpo all’indipendenza del controllo sull’operato delle forze dell’ordine. Per gli analisti israeliani, si tratta di un tassello di un disegno più ampio volto a indebolire i freni istituzionali.
A migliaia di chilometri di distanza, dall’Australia giungono accuse altrettanto gravi. La ventitreenne Gemma O’Toole, una degli undici cittadini australiani fermati mentre cercavano di forzare il blocco navale di Gaza con una flottiglia umanitaria, ha raccontato di essere stata torturata e aggredita sessualmente da membri delle Forze di difesa israeliane. A maggio, lo stesso Ben-Gvir aveva condiviso sui social un video in cui si vedevano O’Toole e altri attivisti trascinati via con forza, un gesto che ora assume contorni sinistri alla luce delle denunce. L’episodio rientra in una più ampia stretta israeliana contro le iniziative di solidarietà verso Gaza, descritta dai testimoni come sistematicamente violenta.
L’accumularsi di episodi che sfidano le norme basilari del diritto internazionale – dalla proposta di prendere ostaggi civili, alle riforme che indeboliscono l’accountability della polizia, fino alle accuse di sevizie sui detenuti – delinea un quadro allarmante per l’immagine di Israele nel mondo. In Europa, e in particolare in Italia, dove il governo ha finora mantenuto un profilo di cauta equidistanza, cresce la pressione per una condanna chiara. Mentre l’Alta Corte israeliana esamina i ricorsi contro la legge sul Mahash, la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione la deriva autoritaria di un esecutivo in cui le voci più radicali dettano l’agenda, rischiando di compromettere il già fragile equilibrio regionale e di isolare ulteriormente il Paese.
| Stampa israeliana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa cinese | −0.90 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
Le parole incendiarie di un ministro israeliano che invoca il rapimento suscitano dura condanna, mentre un ricorso all'Alta Corte contesta la riforma dell'organismo di controllo sulla polizia, vista come una pericolosa presa di potere che minaccia l'indipendenza giudiziaria e la responsabilità democratica.
Un ministro israeliano propugna apertamente il rapimento, mentre le manovre legali del regime smantellano la responsabilità della polizia, rivelando la sistematica illegalità dell'occupazione e smascherando i doppi standard dei sostenitori occidentali che chiudono un occhio.
Il sconsiderato appoggio di un ministro israeliano al rapimento e un ricorso all'Alta Corte contro le riforme della sorveglianza sulla polizia destano allarme per l'escalation dell'estremismo e l'arretramento democratico, suscitando appelli alla moderazione e al rispetto dello Stato di diritto da parte degli alleati.
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