
Assemblea Asean a Cebu: l’ombra della guerra in Iran e la nuova influenza cinese
Il 48° vertice Asean si apre a Cebu tra crisi energetica, richiesta di dialogo Usa-Iran e il ruolo crescente di Pechino nel Sud-Est asiatico.
L’isola filippina di Cebu ha ospitato il 48° vertice dei leader dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, un’edizione segnata dalla più grave crisi energetica regionale dal dopoguerra. Il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ha esordito con un appello all’unità e alla determinazione, evocando la necessità di restare agili di fronte a un contesto globale sempre più instabile. Ma il vero protagonista del dibattito è stato l’ombra lunga del conflitto in Medio Oriente: la chiusura dello Stretto di Hormuz a seguito delle ostilità tra Stati Uniti e Iran ha tagliato i flussi petroliferi verso economie asiatiche fortemente dipendenti dalle importazioni dal Golfo, provocando un’impennata dei prezzi dei carburanti e mettendo in ginocchio settori strategici come trasporti e agricoltura.
Secondo gli analisti di Bruxelles, il vertice ha rappresentato un test per la capacità dell’Asean di agire come blocco coeso in un momento di fratture geopolitiche. La bozza di dichiarazione finale, anticipata dall’agenzia Reuters, chiede esplicitamente una soluzione negoziata tra Washington e Teheran e la riapertura dello Stretto, mentre i leader si sono impegnati a completare al più presto il trattato per la condivisione delle riserve di carburante, un meccanismo di mutua assistenza energetica finora rimasto sulla carta. La crisi ha però messo in ombra altre priorità, come le tensioni nel Mar Cinese Meridionale o i rapporti bilaterali tra Thailandia e Cambogia: per quanto questi ultimi abbiano prodotto una dichiarazione congiunta di solidarietà, l’urgenza del caro-carburanti ha assorbito ogni energia diplomatica.
In questo quadro si innesta la strategia di Pechino. Mentre gli Stati Uniti restano impegnati nel teatro mediorientale, la Cina ha rafforzato la propria presa regionale offrendo forniture di gasolio e benzina ai Paesi più colpiti, sfruttando al contempo la sua leadership nelle tecnologie rinnovabili per proporsi come partner per la transizione energetica. L’ottica di Pechino è chiara: usare la vulnerabilità altrui per consolidare una sfera di influenza, mentre l’Occidente è distratto. Per l’Europa e per l’Italia, il messaggio è duplice. Da un lato, l’instabilità asiatica rischia di riverberarsi sulle catene globali di approvvigionamento e sul prezzo del gas, già sotto pressione. Dall’altro, la crescente dipendenza dei Paesi Asean dalla Cina potrebbe ridurre lo spazio per iniziative europee di partenariato commerciale e infrastrutturale, come quelle previste dal Global Gateway. Il vertice di Cebu si chiude con una dichiarazione di intenti, ma con la consapevolezza che l’agenda dell’Asean non è più solo regionale: è il termometro di un ordine mondiale che cambia sotto la spinta della guerra e dell’energia.
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