
L’assenza di Trump all’esordio mondiale degli Stati Uniti: tra tensioni con l’Iran e polemiche interne
Il presidente americano non assisterà alla sfida con il Paraguay, mentre il c.t. Pochettino respinge le accuse di arroganza: un Mondiale che inizia all’insegna delle assenze eccellenti e delle contraddizioni a stelle e strisce.
Donald Trump non sarà presente al SoFi Stadium di Los Angeles quando, nella notte tra venerdì e sabato (ora italiana), gli Stati Uniti affronteranno il Paraguay nella loro partita d’esordio al Mondiale 2026. A rivelarlo sono fonti vicine all’agenda presidenziale, che escludono un impegno ufficiale in concomitanza con il match, nonostante la tradizione voglia che i capi di Stato onorino con la loro presenza il debutto della nazionale ospitante. La Casa Bianca non ha confermato né smentito, ma l’inviato speciale potrebbe essere il Segretario di Stato Marco Rubio, in un silenzio che alimenta le speculazioni su un’assenza dettata da ragioni di opportunità politica, in piena escalation con l’Iran.
L’avvio della coppa del mondo, che prende il via con la cerimonia inaugurale di Città del Messico e un cartellone musicale di richiamo globale – Shakira e Burna Boy tra gli artisti –, si scontra così con un’incrinatura nel protocollo d’accoglienza. Se nelle ultime tre edizioni il qatariota Tamim bin Hamad, Vladimir Putin e Dilma Rousseff avevano marcato con la loro autorità l’inizio del torneo, l’assenza di Trump getta un’ombra sul ruolo degli Stati Uniti come paese co-organizzatore, in un triangolo nordamericano che vuole incarnare l’unità continentale ma che già mostra crepe di rappresentanza.
Sul versante sportivo, le parole del commissario tecnico Mauricio Pochettino aggiungono un altro strato di complessità. In un’intervista rilasciata a El País, l’argentino ha parlato senza giri di parole di «arroganza» nel calcio statunitense, accettando quella di nazioni blasonate come Spagna, Argentina o Inghilterra, ma lasciando intendere che la presunzione a stelle e strisce sia meno giustificata. Una presa di posizione che, letta da questa sponda dell’Atlantico, evidenzia la distanza tra la cultura calcistica europea e il pragmatismo con cui gli americani stanno cercando di imporsi in uno sport che fino a ieri consideravano marginale.
Il motivo più immediato del forfait presidenziale resta tuttavia la crisi con Teheran, che secondo gli analisti avrebbe sconsigliato un’apparizione pubblica di tale portata mentre si rafforzano le misure di sicurezza in tutto il paese. L’episodio riporta al centro il nodo del soft power sportivo: se da una parte l’organizzazione di un Mondiale serve a proiettare un’immagine accogliente e competitiva, dall’altra le tensioni geopolitiche rischiano di oscurare il messaggio, come già accaduto in altri grandi eventi. Per l’Italia, che osserva con il consueto distacco da potenza calcistica esclusa dal torneo, la vicenda conferma quanto lo sport sia oggi specchio di fratture globali.
Con il calcio d’inizio ormai imminente, l’attenzione si sposta inevitabilmente sul terreno di gioco, dove la squadra di Pochettino dovrà dimostrare che l’arroganza può trasformarsi in orgoglio vincente. L’assenza di Trump, più che un vuoto protocollare, rischia di rimanere il simbolo di un’America divisa tra ambizioni planetarie e isolazionismo di ritorno. Mentre gli occhi del mondo si posano sui tre paesi ospitanti, resta da capire se il pallone saprà, ancora una volta, unire ciò che la politica separa.
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
I media del Sud-est asiatico hanno ignorato l'assenza di Trump dalla partita inaugurale della squadra USA, concentrandosi su questioni interne come sanità, pesca e infrastrutture. Ciò riflette un distacco pragmatico dal simbolismo politico statunitense, dando priorità alla governance locale e alle questioni quotidiane.
Gli organi di informazione latinoamericani inquadrano l'assenza di Trump come sintomo della postura unilaterale e militarista della sua amministrazione, sottolineando le contemporanee minacce di impadronirsi del petrolio e del gas iraniano. Le vendite di biglietti ai minimi storici e gli stadi vuoti sono visti come specchio dello scetticismo verso gli eventi guidati dagli USA, con la diplomazia sportiva che non riesce a nascondere le crescenti fratture geopolitiche.
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