
L'Australia riduce il sostegno ai disabili: una tendenza globale tra risparmi e inclusione
Il governo australiano ha annunciato una delle più drastiche riforme del secolo: l'esclusione di centosessantamila persone dal National Disability Insurance Scheme (NDIS), il sistema nazionale per la disabilità, con l'obiettivo di risparmiare trentacinque miliardi di dollari nei prossimi quattro anni. Secondo gli osservatori di Canberra, la mossa del ministro della Salute Mark Butler, che ha denunciato l'infiltrazione della criminalità organizzata nel programma, mira a riportare la spesa sotto controllo, cresciuta fino a superare i cinquanta miliardi l'anno. Ma l'effetto è devastante per le famiglie: chi ha disturbi dello spettro autistico con bisogni ridotti sarà il più colpito, e il nuovo criterio di accesso basato sulla «capacità funzionale» sostituirà la semplice diagnosi, spostando molti utenti verso servizi regionali che, avvertono i premier degli Stati, non sono pronti ad accoglierli.
La decisione australiana non è un caso isolato. A Buenos Aires, il presidente Javier Milei ha presentato un disegno di legge per modificare la legge sull'emergenza disabilità, che ha finora rifiutato di attuare nonostante la sconfitta in Parlamento. Il governo argentino parla di lotta alle frodi, ma le associazioni denunciano un taglio mascherato ai sussidi per chi non può lavorare.
In un quadro globale segnato da austerity e ricerca di efficienza, emergono però anche approcci opposti. Da Doha, il ministero dell'Istruzione qatariota ha lanciato un piano di borse di studio 2026-2027 che per la prima volta include un percorso dedicato agli studenti con disabilità, offrendo loro l'accesso a università specializzate all'estero. E in India, il governo Modi ha ampliato il programma di tirocini per giovani, alzando l'indennità a novemila rupie e allargando la fascia d'età, nella speranza di integrare formazione e lavoro.
Per l'Europa e l'Italia, dove il dibattito sulla sostenibilità del welfare per la disabilità è da tempo aperto, queste esperienze offrono spunti contrastanti. Da un lato, la tentazione di ridurre i costi attraverso criteri più stringenti, come in Australia e Argentina; dall'altro, l'esigenza di non sacrificare l'inclusione. Gli analisti di Bruxelles osservano che la sfida sarà trovare un equilibrio, perché senza riforme sostenibili i sistemi rischiano il collasso, ma senza una rete solida si tradisce il principio di uguaglianza.
Il futuro della protezione sociale si gioca su questo crinale.
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