
La guerra Iran-Usa trascina l’economia globale ai minimi post-Covid
La Banca Mondiale taglia le stime di crescita al 2,5% nel 2026, con il petrolio a 94 dollari e un pacchetto da 100 miliardi per i paesi emergenti.
Il conflitto in Medio Oriente sta per imprimere all’economia mondiale il colpo più duro dalla pandemia. Secondo l’ultimo rapporto «Prospettive economiche globali» della Banca Mondiale, la crescita del PIL globale scenderà al 2,5 per cento nel 2026, in netto calo rispetto al 2,9 per cento stimato per il 2025. È la previsione più bassa dallo shock del Covid-19, e per due terzi delle economie monitorate le stime sono state riviste al ribasso rispetto a gennaio. La fragile tregua tra Stati Uniti e Iran, la chiusura intermittente dello Stretto di Hormuz e l’impennata dei prezzi energetici stanno generando un cocktail di inflazione, tassi d’interesse elevati e incertezza che frena investimenti e consumi su scala globale.
L’impatto è asimmetrico ma profondo. I paesi in via di sviluppo, già provati da un decennio di progressi stagnanti nella convergenza con i redditi avanzati, rischiano di vedere vanificati ulteriori sforzi. La Banca Mondiale ha annunciato la disponibilità a mobilitare fino a 100 miliardi di dollari in quindici mesi per sostenere le economie più esposte, un’iniezione di liquidità che ricorda le misure straordinarie del periodo pandemico. Sul fronte energetico, le quotazioni del Brent sono attese in media a 94 dollari al barile nel 2026, con un balzo del 36 per cento rispetto ai livelli del 2025, nell’ipotesi che le interruzioni più gravi dei transiti attraverso Hormuz si attenuino entro luglio. Se lo scenario dovesse aggravarsi, gli analisti del Golfo avvertono che il prezzo del greggio potrebbe superare soglie ben più critiche, con effetti a catena su trasporti, industria e filiere agroalimentari.
Non tutte le economie subiscono lo stesso contraccolpo. Il Messico, ad esempio, vede limata di appena un decimo di punto la stima di crescita per il 2027, che si attesta all’1,7 per cento, mentre resta invariata la previsione per il 2026. La sua posizione di esportatore di petrolio e la politica fiscale di contenimento dei prezzi dei carburanti attuata dal governo federale offrono uno scudo parziale contro la crisi energetica. Per l’Europa e l’Italia, invece, la lettura è opposta: importatori netti di energia, già segnati dalla volatilità dei mercati del gas, i paesi del continente vedono aumentare i rischi di una nuova fiammata inflazionistica. Bruxelles guarda con apprensione a un possibile nuovo ciclo di rialzi dei tassi che comprimerebbe la domanda interna proprio mentre la ripresa post-pandemica mostrava segnali di consolidamento.
Nel medio termine, la Banca Mondiale prevede un modesto rimbalzo al 2,8 per cento nel 2027, ma il dato resterà di quattro decimi inferiore alla media degli anni Dieci. Il rapporto sottolinea come le economie in via di sviluppo diverse da Cina e India stiano collettivamente vivendo quasi un decennio di progressi nullosul fronte della convergenza dei redditi. La prospettiva di una guerra aperta tra Washington e Teheran, con il possibile coinvolgimento delle petromonarchie del Golfo, mantiene il quadro estremamente fragile. Se il cessate il fuoco non reggerà e Hormuz resterà a lungo ostaggio delle tensioni, le stime attuali – già cupe – potrebbero rivelarsi ottimistiche, trascinando l’economia globale in un territorio che non si vedeva dai giorni bui del 2020.
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.50 | critical |
| Stampa africana subsahariana | −0.30 | critical |
La Banca Mondiale ha limato di 0,1 punti la stima del PIL messicano per il 2027, portandola all'1,7%, mentre ha confermato l'1,3% per il 2026. Le prospettive dipendono dalla domanda interna, dal commercio estero e dalla prossima revisione del T-MEC, con la crisi energetica che aggiunge incertezza.
La Banca Mondiale lancia l'allarme: una guerra tra Stati Uniti e Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbero far precipitare la crescita globale al livello più basso dal COVID. Il rapporto taglia le previsioni per due terzi delle economie e descrive un mercato energetico gravemente perturbato, con il greggio Brent destinato a impennarsi.
Il conflitto in Medio Oriente spingerà la crescita globale al ritmo più debole dall'inizio della pandemia, con energia più cara, inflazione e costi di finanziamento elevati che colpiscono duramente i paesi in via di sviluppo. La Banca Mondiale si prepara a mobilitare fino a 100 miliardi di dollari in 15 mesi per aiutare queste economie a fronteggiare le ricadute.
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