
Mondiali 2026, la delusione degli alberghi americani: prenotazioni sotto le attese a un mese dal via
A cinque settimane dall'inizio, l'80% degli hotel nelle città sedi del torneo segnala una domanda inferiore alle previsioni. Geopolitica e visti frenano i flussi.
A poco più di cinque settimane dal calcio d’inizio dei Mondiali 2026, l’industria alberghiera statunitense lancia un segnale d’allarme che rischia di ridimensionare le ambizioni economiche del torneo. Secondo un’indagine della American Hotel and Lodging Association, condotta tra gli operatori delle undici aree metropolitane che ospiteranno le partite, quasi l’80% degli intervistati ha dichiarato che le prenotazioni sono al di sotto delle proiezioni iniziali. Alcuni membri dell’associazione sono arrivati a definire l’evento un “non evento”, un’etichetta che stride con l’enfasi con cui la Fifa aveva descritto la Coppa del Mondo come un volano per l’economia a stelle e strisce.
Il dato, per quanto provvisorio, interroga l’ottimismo che aveva accompagnato l’assegnazione del torneo agli Stati Uniti. Nella prospettiva di Washington, la manifestazione avrebbe dovuto catalizzare un’ondata di turismo internazionale e rilanciare il settore ricettivo dopo le difficoltà degli anni passati. Eppure, a poche settimane dall’evento, la domanda globale sembra frenata da due fattori convergenti: le barriere burocratiche per l’ottenimento del visto e un clima geopolitico che rende più cauti i viaggiatori. Il 65% degli intervistati ha indicato proprio questi ostacoli come causa della ridotta affluenza internazionale, un’ombra che grava in particolare sui flussi provenienti dall’Europa e dall’Asia orientale.
Gli analisti di Bruxelles osservano con attenzione la situazione, ricordando che il calcio europeo rappresenta da sempre una fetta consistente del pubblico mondiale. Per i tifosi italiani, che sognano di seguire la nazionale in un’edizione che potrebbe vedere l’Italia tornare protagonista dopo le recenti assenze, i tempi e i costi per ottenere un visto turistico americano rischiano di trasformare l’entusiasmo in frustrazione. A Pechino, dove l’interesse per il calcio cresce ma le relazioni con gli Stati Uniti restano tese, le prenotazioni appaiono ancora più flebili. Il contrasto con la retorica trionfalistica della Fifa è netto: l’ente federale aveva pronosticato un afflusso di milioni di visitatori, ma i numeri attuali raccontano una storia diversa.
Non tutto è perduto, però. Gli operatori del settore confidano in un’ondata di prenotazioni last minute, alimentata dal calore agonistico che crescerà con l’avvicinarsi delle partite. Una speranza comprensibile, ma che non cancella il dato strutturale: l’eccezionalità di un Mondiale non basta a superare le frizioni geopolitiche e burocratiche che oggi rallentano la mobilità globale. Per l’Italia e per l’Europa, il monito è chiaro: se il sistema dei visti e la percezione di instabilità non verranno affrontati, il sogno di un turismo sportivo di massa potrebbe restare, almeno in questa edizione, un’occasione in parte mancata.
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