
Attacco incendiario a Boulder: egiziano condannato all’ergastolo per l’omicidio di una manifestante ebrea
Mohamed Soliman, 46 anni, si è dichiarato colpevole per l’attacco con bombe molotov a Boulder: ergastolo in attesa del processo federale per odio razziale.
Mohamed Soliman, un cittadino egiziano di 46 anni, si è dichiarato colpevole giovedì scorso di tutte le accuse statali per l’attacco incendiario che il primo giugno 2025 sconvolse Boulder, in Colorado. L’uomo, che aveva lanciato bombe molotov e spruzzato benzina infiammata contro un gruppo di manifestanti ebrei riuniti per chiedere la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas, è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionata. Nell’agguato perse la vita Karen Diamond, ottantaduenne attivista, e una dozzina di persone riportarono ferite anche gravi. Soliman, travestito da giardiniere e urlando «Free Palestine!», aveva preparato l’azione per un anno, studiando video su esplosivi e scegliendo il bersaglio con cura. Dopo l’arresto dichiarò alla polizia di voler «uccidere tutti i sionisti». Davanti al giudice, però, si è scusato e ha definito i suoi crimini contrari «agli insegnamenti dell’Islam».
La sentenza segna la chiusura del procedimento statale, ma per Soliman resta aperto il fronte federale: deve rispondere di reati d’odio, e i pubblici ministeri valutano se chiedere la pena di morte. L’attacco, avvenuto nel clima di tensione seguito all’assalto di Hamas del 7 ottobre 2023 e alla guerra a Gaza, ha amplificato le paure delle comunità ebraiche in tutto il mondo. In Medio Oriente, la vicenda è stata seguita con attenzione. Secondo fonti vicine al Cairo, l’Egitto ha ribadito la propria condanna per ogni forma di violenza antisemita, ma la stampa araba ha messo in luce il rischio che episodi come questo possano alimentare una spirale di odio. L’ottica di Pechino, invece, ha evitato di commentare direttamente, limitandosi a ribadire la necessità di de-escalation regionale.
In Europa, e in Italia in particolare, il caso è stato richiamato da analisti e istituzioni per sottolineare la fragilità della convivenza civile in un’epoca di radicalizzazione. Bruxelles ha espresso solidarietà alle vittime, mentre i servizi di intelligence europei monitorano possibili emulazioni da parte di cellule estremiste. L’attentato di Boulder non è un caso isolato: dimostra come la rabbia per il conflitto mediorientale possa trasformarsi in violenza concreta anche in Paesi lontani. La condanna a vita, per quanto severa, non placa l’interrogativo di fondo: se e come le democrazie occidentali riusciranno a contenere l’ondata di antisemitismo e islamofobia che la guerra ha scatenato. Il processo federale, con la sua ombra capitale, sarà il prossimo banco di prova.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa cinese | 0.00 | neutral |
| Stampa israeliana | −0.50 | critical |
Un egiziano è stato condannato all'ergastolo per aver lanciato bombe molotov contro una manifestazione ebraica a sostegno degli ostaggi israeliani in Colorado, uccidendo una persona e ferendone oltre una dozzina. L'uomo si è dichiarato colpevole di omicidio di primo grado e di altri capi d'accusa. La cronaca riporta i fatti con distacco, concentrandosi sull'esito giudiziario e sulla nazionalità dell'attentatore.
Il rapporto cinese riferisce che l'attentatore egiziano è stato condannato all'ergastolo per l'attacco incendiario a un raduno pro-Israele, e sottolinea che ha espresso il desiderio di essere giustiziato per quelli che ha definito crimini anti-islamici. La narrazione è neutrale, concentrandosi sul procedimento legale e sulle dichiarazioni dell'imputato, senza enfatizzare il contesto politico della manifestazione.
L'attacco è descritto come un lancio di bombe incendiarie contro una manifestazione che chiedeva il rilascio degli ostaggi israeliani a Gaza, uccidendo una persona e ferendone altre dodici. L'egiziano è stato condannato all'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. La narrazione sottolinea la minaccia agli eventi pro-Israele e la gravità dell'attacco, collegandolo alla crisi degli ostaggi.
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