
L’Europa alza il muro: verso il divieto dei social per i minori. Von der Leyen: ‘Basta dipendenza’
L’Ue si prepara a introdurre un’età minima per l’accesso ai social e a vietare i design che creano dipendenza. Von der Leyen: ‘I bambini non sono merce’.
Il progetto di una regolamentazione europea che limiti l’accesso dei minori ai social media prende forma concreta. Davanti al vertice di Copenaghen su intelligenza artificiale e infanzia, Ursula von der Leyen ha annunciato che entro la fine dell’estate la Commissione presenterà una proposta per un’età minima di accesso alle piattaforme digitali, accompagnata da un pacchetto di misure contro il design che crea dipendenza. «Il dibattito sull’età minima non può più essere ignorato», ha detto la presidente, affidando a un panel di esperti il compito di consegnare entro luglio raccomandazioni vincolanti. L’iniziativa si inserisce nel quadro del Digital Fairness Act, il provvedimento che mira a colpire le pratiche di cattura dell’attenzione, i contratti opachi e le trappole degli abbonamenti.
La mossa di Bruxelles non nasce nel vuoto. L’Australia è già diventata il primo Paese al mondo a vietare i social ai minori di sedici anni, mentre dieci Stati membri dell’Unione – tra cui Danimarca e Francia – hanno già proposto soglie d’età variabili. Von der Leyen ha parlato apertamente di un «social media delay», un rinvio temporale dell’accesso, senza escludere un divieto tout court. La critica ai modelli di business delle big tech è netta: «I danni ai bambini – depressione, ansia, cyberbullismo, autolesionismo – non sono accidentali, ma il risultato di modelli che trattano l’attenzione dei nostri figli come una merce». Nel mirino finiscono in particolare TikTok, X e le piattaforme di Meta, accusate di sfruttare lo scorrimento infinito e la riproduzione automatica per alimentare la dipendenza.
L’iniziativa europea trova un alleato deciso in Spagna. Il ministro per la Trasformazione digitale, Óscar López, ha annunciato che Madrid procederà con le proprie norme per rendere più sicuri social network e intelligenza artificiale, nonostante «potenti voci» della lobby tech tentino di frenare. «Il profitto di quattro aziende non può venire a scapito dei diritti di milioni di persone», ha dichiarato López, in sintonia con la linea della Commissione. La tensione tra regolatori e giganti della tecnologia è destinata ad aumentare, in un continente che sta tentando di imporre il principio della sicurezza ex ante, anziché come ripensamento successivo.
Per l’Italia e per l’Europa si apre una fase delicata. Da un lato, la spinta a proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione raccoglie un consenso trasversale; dall’altro, permangono interrogativi sull’efficacia pratica di eventuali divieti, aggirabili con VPN o identità fittizie. La partita si gioca anche sul terreno culturale: educare all’uso consapevole della rete o imporre barriere rigide? La risposta di Bruxelles sembra orientata a un approccio ibrido, che combini restrizioni d’età, obblighi di trasparenza algoritmica e sanzioni per i design manipolativi. L’estate prossima potrebbe segnare una svolta storica nel rapporto tra giovani e社交媒体.
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
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| Stampa europea continentale | +0.50 | aligned |
| Stampa del Golfo arabo | +0.10 | neutral |
La stampa latinoamericana riporta la notizia con tono descrittivo e distaccato, sottolineando che l'UE sta preparando una legge per proteggere i bambini online, ma senza enfasi allarmistica. Viene evidenziato il ruolo di un panel di esperti che consegnerà raccomandazioni entro agosto, e si menziona la possibilità di limitare l'accesso ai minori, senza però anticipare conclusioni. Il tono è informativo e misurato, con attenzione ai tempi tecnici della procedura.
La stampa europea continentale adotta un tono di urgenza e protezione, riprendendo con forza le parole di von der Leyen: 'i bambini non sono merce'. Viene sottolineata la necessità di intervenire contro i modelli di business che creano dipendenza, con proposte concrete come l'età minima per l'accesso ai social e il Digital Fairness Act. La narrazione è moralmente impegnata, con un chiaro schieramento a favore della regolamentazione e della tutela dei minori.
La stampa del Golfo arabo riporta la notizia con un tono equilibrato, concentrandosi sugli aspetti tecnici della proposta UE, come la lotta al 'design che crea dipendenza' e il Digital Fairness Act. Viene dato spazio anche alla posizione della Spagna, che spinge per regole più severe nonostante le pressioni delle big tech. La narrazione è fattuale, senza eccessi emotivi, e mostra interesse per le implicazioni regolatorie globali.
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