
L'IA come arma di persuasione e difesa: la nuova frontiera dell'hacking cognitivo
L'intelligenza artificiale democratizza il crimine informatico e apre nuove vulnerabilità nel pensiero umano, ma offre anche scudi e diagnosi mediche superiori.
La nuova frontiera della sicurezza informatica non è più fatta di codici e firewall, ma di vulnerabilità del pensiero umano. È la tesi alla base del saggio "Hackerare la mente", che definisce il cognitive hacking come una forma di attacco mirata a influenzare percezioni, emozioni e processi decisionali sfruttando l’enorme mole di dati raccolti sugli utenti. Secondo gli esperti canadesi interpellati da Le Devoir, l’intelligenza artificiale ha abbattuto le barriere d’ingresso per diventare cybercriminali: oggi basta una connessione Internet e una query ben formulata per orchestrare frodi un tempo riservate a specialisti.
I casi concreti non mancano e toccano anche l’Italia. In Veneto, una donna ha utilizzato immagini generate dall’IA per simulare il funerale della figlia e truffare una collega, ottenendo 1.500 euro con la storia di una gravidanza in pericolo in una clinica svizzera. Sulla piattaforma Vinted, i truffatori modificano con l’IA le foto dei prodotti per fingere difetti e ottenere rimborsi. Sono episodi che mostrano come la tecnologia moltiplichi le possibilità di inganno, inserendosi nella vita quotidiana delle persone.
Dal punto di vista della difesa, però, l’intelligenza artificiale è anche l’arma migliore. Come spiegano gli analisti di Zurigo, il modello Mythos di Anthropic ha individuato migliaia di vulnerabilità in software molto diffusi, e le stesse aziende di cybersecurity sfruttano l’IA per chiudere queste falle. La partita tra attaccanti e difensori si gioca oggi sullo stesso terreno algoritmico, con un vantaggio che può rapidamente oscillare da un lato all’altro.
Nel frattempo, l’IA rivoluziona settori insospettabili. Secondo uno studio pubblicato su Science, il modello o1 di OpenAI ha superato i medici umani nella diagnosi di malattie complesse, persino in contesti di urgenza come il pronto soccorso. Ma mentre la medicina guadagna in precisione, il phishing si fa iper-personalizzato: come racconta The Hindu, gli studenti ricevono messaggi con il logo della propria università, riferimenti a pratiche in corso e persino note vocali sintetizzate da audio pubblici, rendendo l’inganno quasi indistinguibile da una comunicazione legittima.
Il quadro futuro è ambivalente. Da un lato, la diffusione di strumenti di IA generativa trasforma ogni cittadino in un potenziale bersaglio, con frodi sempre più credibili e difficili da smascherare. Dall’altro, le stesse tecnologie offrono difese sempre più sofisticate e applicazioni benefiche in campo clinico. L’Europa, e l’Italia in particolare, si trovano a dover aggiornare le proprie strategie di regolamentazione e educazione digitale per affrontare una minaccia che non è più solo tecnica, ma profondamente psicologica.
| Stampa latinoamericana | +0.80 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
Un recente studio scientifico dimostra che l'intelligenza artificiale supera già i medici umani nella diagnosi di malattie complesse, anche in situazioni di emergenza. Questo risultato suggerisce che l'IA può diventare uno strumento affidabile per migliorare l'assistenza sanitaria, riducendo errori e tempi di attesa.
I cybercriminali sfruttano l'intelligenza artificiale per rendere le truffe più mirate e convincenti, come dimostrano le allarmanti dichiarazioni di esperti di sicurezza. L'IA abbassa la barriera d'ingresso per i criminali informatici, che ora possono operare con maggiore efficacia e su larga scala, mettendo a rischio utenti e aziende.
L'intelligenza artificiale si rivela un'arma a doppio taglio: da un lato viene utilizzata per truffe sempre più sofisticate, come quelle che simulano foto o messaggi vocali, dall'altro offre strumenti efficaci per la difesa informatica. Questa ambivalenza richiede un approccio pragmatico e una maggiore consapevolezza da parte degli utenti per navigare nel panorama digitale.
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