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lunedì 27 aprile 2026

L'IA spinge la spesa globale a 6.310 miliardi, ma acuisce le fratture tra continenti

Il super-ciclo dell'intelligenza artificiale ha appena ricevuto una cifra che fa tremare i polsi: secondo le stime diffuse da Gartner, la spesa informatica mondiale toccherà i 6.310 miliardi di dollari, trainata dall'allestimento febbrile di infrastrutture per modelli linguistici e agenti autonomi. Mentre i grandi fornitori di cloud costruiscono «le fondamenta per far funzionare l'IA del futuro», l'effetto a cascata si propaga ai settori più insospettabili, dall'equipaggiamento di rete aziendale fino alla corsa sfrenata a esibire il numero di token bruciati. È il fenomeno che da Silicon Valley si è ormai esteso alle multinazionali di mezzo mondo: Visa ha raddoppiato in un mese i propri consumi da uno a due trilioni di token, mentre JPMorgan e Disney monitorano l'adozione dell'IA tra i dipendenti con cruscotti interni, trasformando il conteggio dei token nell'ultimo, controverso parametro di performance.

Eppure, guardata da Nuova Delhi, la stessa ondata restituisce una fisionomia assai meno trionfale. Le grandi società indiane di servizi IT, da tempo abituate a margini risicati su attività commodity, vedono assottigliarsi ulteriormente gli spazi, perché i direttori informatici di tutto il mondo spostano i team interni dalla gestione ordinaria a progetti strategici d'IA. In questa transizione, avvertono gli analisti di Bangalore, si apre tuttavia una breccia promettente: fornire servizi gestiti che incorporino automazione agentiva, colmando il vuoto di manodopera che si sta creando nelle imprese occidentali. Non a caso un sondaggio di Bain & Company tra quasi trecento dirigenti nordamericani ed europei rivela che tre su quattro si aspettano un incremento della spesa in servizi tecnologici, purché integri in un'unica proposta sicurezza, cloud, dati e intelligenza artificiale. Per gli operatori italiani ed europei, la lezione è immediata: chi non saprà confezionare piattaforme end-to-end rischia di restare schiacciato tra l'offerta a basso costo dell'Asia e la potenza di fuoco degli hyperscaler statunitensi.

A rendere il quadro ancora più accidentato giunge la prospettiva africana. L'Unione Africana ha adottato nel luglio 2024 la prima strategia continentale sull'IA, forte di previsioni UNESCO che attribuiscono alla tecnologia la capacità di generare fino a 1.500 miliardi di dollari per le economie della regione entro il 2030, pari a circa il 6 per cento del PIL. Ma gli osservatori riuniti ad Accra mettono in guardia: senza una padronanza diretta di infrastrutture, dati, modelli e capacità di calcolo, il continente rischia di restare confinato nel ruolo di acquirente passivo. Il paradosso si specchia nel trasporto aereo: secondo il rapporto SITA tutte le compagnie del Medio Oriente e Africa hanno aumentato la spesa informatica, ma gli aeroporti della medesima regione restano indietro, creando colli di bottiglia che vanificano in parte gli investimenti delle aviolinee e testimoniano quanto sia difficile estrarre valore da una digitalizzazione a macchia di leopardo.

In un simile mosaico, persino i mercati finanziari indiani lanciano segnali di nervosismo. Dopo aver accarezzato i massimi di marzo, la borsa di Mumbai ha ceduto sotto il peso di tensioni geopolitiche, con gli strategist che ora attendono una conferma tecnica oltre quota 24.140 per scongiurare ulteriori scivolamenti verso 23.500. È il contrappunto che ricorda come l'ubriacatura da IA non metta al riparo da vecchie e nuove fragilità. L'Europa, e l'Italia con essa, si trova davanti a un bivio: partecipare alla costruzione di un'IA sovrana e inclusiva, che accompagni Africa e Medio Oriente verso una reale mastery tecnologica, oppure subire un mondo in cui pochi attori decidono infrastrutture, linguaggi e persino le metriche della produttività individuale. La febbre dei token è solo il sintomo più vistoso di una partita in cui la posta vera si chiama autonomia strategica.

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La parabola di Jason Arday, tra profezia a Rio e dimissioni da Cambridge·Jakarta, auto travolge due motociclisti e fugge: poi la folla la circonda e la devasta·Arsenal ufficializza l'acquisto di Bruno Guimaraes per 75 milioni di sterline·Missile iraniano su petroliera Adnoc nello Stretto di Hormuz, nessun ferito·Mondiali 2026, dossier FBI: minacce a Messi, Ronaldo e arbitri·La Federcalcio sudcoreana chiede scusa per i servizi sessuali offerti agli arbitri nel 2011-2012·Squali-sentinella per prevedere gli uragani: la sperimentazione dell'Università del Delaware·Allattamento: tiralatte non indispensabile, caffeina entro 300 mg e tandem nursing possibile·La parabola di Jason Arday, tra profezia a Rio e dimissioni da Cambridge·Jakarta, auto travolge due motociclisti e fugge: poi la folla la circonda e la devasta·Arsenal ufficializza l'acquisto di Bruno Guimaraes per 75 milioni di sterline·Missile iraniano su petroliera Adnoc nello Stretto di Hormuz, nessun ferito·Mondiali 2026, dossier FBI: minacce a Messi, Ronaldo e arbitri·La Federcalcio sudcoreana chiede scusa per i servizi sessuali offerti agli arbitri nel 2011-2012·Squali-sentinella per prevedere gli uragani: la sperimentazione dell'Università del Delaware·Allattamento: tiralatte non indispensabile, caffeina entro 300 mg e tandem nursing possibile·
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L'IA spinge la spesa globale a 6.310 miliardi, ma acuisce le fratture tra continenti

Il super-ciclo dell'intelligenza artificiale ha appena ricevuto una cifra che fa tremare i polsi: secondo le stime diffuse da Gartner, la spesa informatica mondiale toccherà i 6.310 miliardi di dollari, trainata dall'allestimento febbrile di infrastrutture per modelli linguistici e agenti autonomi. Mentre i grandi fornitori di cloud costruiscono «le fondamenta per far funzionare l'IA del futuro», l'effetto a cascata si propaga ai settori più insospettabili, dall'equipaggiamento di rete aziendale fino alla corsa sfrenata a esibire il numero di token bruciati. È il fenomeno che da Silicon Valley si è ormai esteso alle multinazionali di mezzo mondo: Visa ha raddoppiato in un mese i propri consumi da uno a due trilioni di token, mentre JPMorgan e Disney monitorano l'adozione dell'IA tra i dipendenti con cruscotti interni, trasformando il conteggio dei token nell'ultimo, controverso parametro di performance.

Eppure, guardata da Nuova Delhi, la stessa ondata restituisce una fisionomia assai meno trionfale. Le grandi società indiane di servizi IT, da tempo abituate a margini risicati su attività commodity, vedono assottigliarsi ulteriormente gli spazi, perché i direttori informatici di tutto il mondo spostano i team interni dalla gestione ordinaria a progetti strategici d'IA. In questa transizione, avvertono gli analisti di Bangalore, si apre tuttavia una breccia promettente: fornire servizi gestiti che incorporino automazione agentiva, colmando il vuoto di manodopera che si sta creando nelle imprese occidentali. Non a caso un sondaggio di Bain & Company tra quasi trecento dirigenti nordamericani ed europei rivela che tre su quattro si aspettano un incremento della spesa in servizi tecnologici, purché integri in un'unica proposta sicurezza, cloud, dati e intelligenza artificiale. Per gli operatori italiani ed europei, la lezione è immediata: chi non saprà confezionare piattaforme end-to-end rischia di restare schiacciato tra l'offerta a basso costo dell'Asia e la potenza di fuoco degli hyperscaler statunitensi.

A rendere il quadro ancora più accidentato giunge la prospettiva africana. L'Unione Africana ha adottato nel luglio 2024 la prima strategia continentale sull'IA, forte di previsioni UNESCO che attribuiscono alla tecnologia la capacità di generare fino a 1.500 miliardi di dollari per le economie della regione entro il 2030, pari a circa il 6 per cento del PIL. Ma gli osservatori riuniti ad Accra mettono in guardia: senza una padronanza diretta di infrastrutture, dati, modelli e capacità di calcolo, il continente rischia di restare confinato nel ruolo di acquirente passivo. Il paradosso si specchia nel trasporto aereo: secondo il rapporto SITA tutte le compagnie del Medio Oriente e Africa hanno aumentato la spesa informatica, ma gli aeroporti della medesima regione restano indietro, creando colli di bottiglia che vanificano in parte gli investimenti delle aviolinee e testimoniano quanto sia difficile estrarre valore da una digitalizzazione a macchia di leopardo.

In un simile mosaico, persino i mercati finanziari indiani lanciano segnali di nervosismo. Dopo aver accarezzato i massimi di marzo, la borsa di Mumbai ha ceduto sotto il peso di tensioni geopolitiche, con gli strategist che ora attendono una conferma tecnica oltre quota 24.140 per scongiurare ulteriori scivolamenti verso 23.500. È il contrappunto che ricorda come l'ubriacatura da IA non metta al riparo da vecchie e nuove fragilità. L'Europa, e l'Italia con essa, si trova davanti a un bivio: partecipare alla costruzione di un'IA sovrana e inclusiva, che accompagni Africa e Medio Oriente verso una reale mastery tecnologica, oppure subire un mondo in cui pochi attori decidono infrastrutture, linguaggi e persino le metriche della produttività individuale. La febbre dei token è solo il sintomo più vistoso di una partita in cui la posta vera si chiama autonomia strategica.

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