
L'incendio in Gironda riporta alla luce centinaia di ordigni della Seconda guerra mondiale
Le fiamme che hanno devastato Le Porge hanno fatto detonare proiettili sepolti, costringendo a operazioni di bonifica prima del rientro dei residenti.
Il vasto incendio boschivo che ha colpito la Gironda, nel sud-ovest della Francia, ha dissotterrato un deposito dimenticato di munizioni risalenti alla Seconda guerra mondiale. Secondo le autorità locali, nel villaggio di Le Porge sono stati rinvenuti circa quattrocento tra proiettili e ordigni, in parte esplosi a causa del calore delle fiamme. Il capo del servizio di sminamento di Bordeaux, Philippe Delemotte, ha dichiarato all'emittente France Info che in una prima operazione erano state rimosse settantacinque granate, ma che il numero è destinato a salire: «Crediamo ce ne siano ancora molte, perché alcune sono state trovate in soli cinque minuti».
Durante l'incendio, i residenti hanno udito oltre cento detonazioni, inizialmente scambiate per l'esplosione di bombole di gas. Il comandante dei vigili del fuoco Thomas Mimiague ha spiegato ai media locali che si sarebbe trattato invece degli ordigni bellici. Il sindaco Martial Zaninetti ha descritto a France Info una scena di guerra, con proiettili che «andavano a destra e a sinistra» e uno che ha addirittura attraversato un'abitazione. Gli artificieri hanno identificato munizioni sia francesi sia tedesche, in prevalenza colpi di mortaio e proiettili anticarro ad alto potenziale.
Le operazioni di bonifica hanno permesso alla maggior parte degli sfollati di rientrare nelle proprie case, sebbene alcune zone, tra cui l'accesso all'oceano e a un campeggio, restino interdette. Il rogo ha distrutto oltre centottanta abitazioni nella sola Le Porge, la località più colpita della regione. Un gruppo di cittadini ha presentato un esposto contro ignoti, denunciando un «sentimento di abbandono» da parte dei soccorritori, che secondo alcune testimonianze avrebbero ricevuto l'ordine di spostarsi verso il Cap-Ferret, località balneare più a sud. L'avvocato Sylvain Galinat, che rappresenta il collettivo, ha parlato di una «realtà» di abbandono, non di una semplice percezione, e ha chiesto l'apertura di un'inchiesta giudiziaria.
L'incendio, il più grave in Francia dal 1949, ha bruciato circa quarantamila ettari in una decina di giorni prima di essere dichiarato sotto controllo. Le fiamme non hanno raggiunto i grandi vigneti del Médoc o delle Graves. Il premier Sébastien Lecornu ha ringraziato i vigili del fuoco per l'impegno in una «crisi senza precedenti», mentre le operazioni di sminamento proseguono per mettere in sicurezza l'area e consentire il completo ritorno alla normalità.
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
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| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
Le comunità locali e le autorità svizzere traggono insegnamenti dall'incendio, mettendo in luce l'inefficienza statale e la necessità di preparazione.
Generalizzando l'incidente a un monito universale e sottolineando l'iniziativa individuale di fronte alla lentezza burocratica, la narrazione sposta il focus dal disastro specifico a una critica sistemica più ampia.
Il blocco omette la scoperta di centinaia di proiettili della Seconda Guerra Mondiale come fatto principale, concentrandosi invece sulle critiche alla gestione statale e sulle lezioni per la Svizzera.
Il ritrovamento di munizioni belliche viene presentato come un sorprendente fatto storico, con un tono distaccato che ne enfatizza la portata.
Riportando i fatti senza giudizio, la narrazione si affida alla drammaticità intrinseca dell'evento per catturare l'attenzione, riducendo l'incendio a un catalizzatore per una nota storica.
Il blocco omette la sfiducia sociale verso lo stato e le questioni di recupero ambientale centrali nella stampa continentale, restringendo la notizia al ritrovamento bellico.
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