
Teheran minaccia l’uranio al 90% dopo lo strappo di Trump: tregua in bilico
L’Iran annuncia che potrebbe arricchire uranio a livello militare se attaccato. Trump definisce «immondizia» la controproposta di pace. La tregua è sospesa.
Il fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è appeso a un filo sottilissimo. Da Teheran è arrivata ieri la minaccia più grave dall’inizio della mediazione: il parlamento iraniano, per bocca del portavoce della commissione per la sicurezza nazionale Ebrahim Rezaei, ha dichiarato che in caso di un nuovo attacco militare Usa o israeliano una delle opzioni sul tavolo sarà l’arricchimento dell’uranio fino al novanta per cento, la soglia necessaria per la produzione di ordigni nucleari. Una dichiarazione che non è solo una provocazione verbale, ma un segnale preciso inviato tanto a Washington quanto all’Alleanza atlantica, mentre i negoziati sembrano essersi arenati.
La scintilla è scoccata quando il presidente americano Donald Trump, nel corso di un’intervista notturna, ha liquidato come «immondizia» e «inaccettabile» la risposta di Teheran alla proposta di pace statunitense. Secondo fonti diplomatiche, gli Stati Uniti avevano presentato un memorandum in quattordici punti, ma la replica iraniana – che a sua volta conteneva richieste ritenute eccessive – è stata respinta senza appello. Da Washington trapela che il Consiglio per la sicurezza nazionale sta valutando opzioni militari, compresa la riattivazione delle scorte navali nello Stretto di Hormuz. Dall’altra parte del tavolo, Teheran accusa l’amministrazione Trump di aver sabotato il negoziato con toni ultimativi e rivendica il proprio diritto a difendersi.
In Europa la tensione è seguita con crescente inquietudine. Bruxelles teme che una nuova escalation possa cancellare gli sforzi diplomatici degli ultimi mesi e innescare una corsa al riarmo nucleare in Medio Oriente. Per l’Italia, il dossier è doppiamente sensibile: da un lato il possibile collasso della tregua rischia di riaccendere i flussi migratori attraverso il Mediterraneo orientale, dall’altro la minaccia di un blocco nello Stretto di Hormuz metterebbe a repentaglio le importazioni di gas liquefatto, di cui il nostro paese è tra i primi acquirenti in Europa. Il governo, seguendo la linea di cautela della diplomazia europea, cerca di mantenere aperti canali di dialogo con entrambe le parti.
L’analisi delle cancellerie asiatiche aggiunge ulteriori elementi. Pechino, che dipende in larga misura dal petrolio iraniano, ha invitato alla moderazione e spinge per un ritorno al tavolo negoziale, mentre Mosca – nonostante il riavvicinamento con Teheran – osserva con cautela, consapevole che un’escalation nucleare potrebbe offuscare il suo ruolo di mediatore regionale. Gli analisti sottolineano che la soglia del novanta per cento non è solo simbolica: l’Iran possiede già circa quattrocentoquaranta chili di uranio arricchito, una quantità che, se portata a livello militare, basterebbe per più ordigni. La finestra diplomatica, insomma, si sta restringendo. Il rischio concreto è che, tra minacce incrociate e rifiuti reciproci, il conflitto possa precipitare in una spirale di escalation il cui esito sarebbe imprevedibile non solo per il Medio Oriente, ma per l’intero sistema di non proliferazione globale.
| Stampa iraniana e affini | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
L'avvertimento dell'Iran di poter arricchire uranio al 90% è una diretta conseguenza del rifiuto statunitense alle proposte diplomatiche. Teheran rivendica il diritto alla tecnologia nucleare pacifica e segnala che ulteriori pressioni non faranno che accelerare il programma. La mossa è inquadrata come una misura difensiva contro l'unilateralismo di Washington e un passo necessario per preservare la sovranità nazionale.
Mosca considera la minaccia di arricchimento iraniana come una risposta prevedibile alla posizione inflessibile di Washington. Il Cremlino ha a lungo avvertito che le tattiche di pressione statunitensi avrebbero sortito l'effetto opposto, spingendo Teheran verso misure più drastiche. Gli analisti russi osservano che la situazione evidenzia il fallimento delle sanzioni unilaterali e la necessità di un approccio equilibrato.
Da una prospettiva latinoamericana, l'annuncio iraniano è interpretato come un atto sovrano di resistenza contro l'imperialismo statunitense. La minaccia di arricchimento al 90% viene letta come un avvertimento a Washington: la politica di rifiuto alimenta solo l'escalation. Voci della regione inseriscono la mossa nel quadro dell'equilibrio multipolare, accanto a Cina e Russia, e denunciano il doppio standard occidentale in materia nucleare.
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