
L’Oklahoma piegato da un tornado EF4, nuova ondata di maltempo minaccia 50 milioni di americani
Un tornado di categoria EF4 ha lacerato la sera di giovedì la città di Enid, nel cuore dell’Oklahoma, con raffiche che hanno toccato i 281 chilometri orari. La colonna d’aria, estesa per quasi mezzo chilometro di diametro, è rimasta al suolo per oltre quaranta minuti, percorrendo quattordici chilometri e riducendo in macerie più di quaranta abitazioni nel sobborgo rurale di Gray Ridge, a ridosso della base aerea di Vance. Le squadre di soccorso hanno estratto residenti atterriti dalle strutture collassate, mentre il sindaco David Mason censiva i danni e invitava la popolazione a non abbandonare i rifugi. L’evento ha riportato l’attenzione su una primavera che, nelle Grandi Pianure, sta mostrando un volto particolarmente aggressivo.
La tregua è durata poche ore. Già nel pomeriggio di sabato, una nuova colata di aria umida dal Golfo del Messico, incanalata da un getto polare insolitamente ondulato, ha innescato supercelle temporalesche su un fronte che abbraccia Oklahoma, Texas settentrionale e Arkansas. Secondo i previsori del National Weather Service e dello Storm Prediction Center, il rischio più elevato – classificato come “moderato”, livello 4 su 5 – grava sul quadrante sud-orientale dell’Oklahoma e sulla sponda settentrionale della metropoli di Dallas, dove grandine di dimensioni fino a dieci centimetri e uno o due tornado violenti sono ritenuti scenari probabili. L’allerta, estesa domenica a quasi cinquanta milioni di cittadini americani, si è concentrata inizialmente su circa ventisette milioni di persone per la giornata di sabato, per poi ampliarsi sensibilmente con lo scivolamento del sistema perturbato verso la valle del Mississippi e il Midwest nella giornata di lunedì.
Dal punto di vista delle sale operative dell’Oklahoma e del Texas, l’attenzione resta fissata sulla rapidità con cui queste configurazioni bariche stanno passando dalla fase di gestazione a quella distruttiva. Le immagini radar mostrano echi a uncino – classica firma dei mesocicloni – che si susseguono senza sosta, mentre le strade statali vengono chiuse a scopo precauzionale e i rifugi d’emergenza si riempiono ben prima del calar delle tenebre. In Arkansas e Missouri, intanto, le autorità locali hanno predisposto piani di evacuazione per le contee più esposte, consapevoli che il suolo già saturo d’acqua amplifica il rischio di allagamenti lampo.
Per un osservatore europeo, la violenza seriale di questi eventi non può essere derubricata a semplice statistica della “Tornado Alley”. Secondo i climatologi del Centro europeo per le previsioni a medio termine, lo stesso getto polare che alimenta le supercelle sul Midwest tende a scaricare energia anche sul bacino del Mediterraneo, intensificando i sistemi convettivi che già negli ultimi anni hanno portato grandinate eccezionali e nubifragi sulla Penisola italiana. L’istantanea di Enid – case spazzate via in pochi minuti, reti elettriche abbattute, una comunità che ricomincia a raccogliere i cocci mentre il cielo torna a farsi minaccioso – è dunque uno specchio, per quanto remoto, delle fragilità che accomunano i due lati dell’Atlantico in un clima che sta cambiando. La sorveglianza, in Oklahoma come nel nostro Paese, deve diventare capacità di anticipare scenari che appaiono sempre meno eccezionali.
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