
L’ombra dei droni su San Pietroburgo: Kiev colpisce il 'Davos russo' e accende l’escalation
Al via il Forum economico internazionale di San Pietroburgo, obiettivo sensibile per i droni ucraini: un colpo al prestigio di Putin, mentre si allunga la spirale di ritorsioni e il rischio di un allargamento del conflitto preoccupa l’Occidente.
Nella mattina di mercoledì, mentre si aprivano i cancelli del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), colonne di fumo si levavano dalla città. Un attacco di droni ucraini ha colpito il terminal petrolifero e la base navale di Kronstadt, a poche ore dall’arrivo di quasi ventimila delegati da 130 paesi, convocati per quella che il Cremlino ama definire la “Davos russa”. L’offensiva, rivendicata da Kiev come “giusta ritorsione” per i bombardamenti russi che solo il giorno prima avevano ucciso ventitré civili in Ucraina, rappresenta il colpo più simbolico inferto finora al prestigio internazionale di Vladimir Putin. Secondo fonti ucraine, l’ondata ha coinvolto oltre trecentocinquanta velivoli senza pilota, alcuni dei quali si sono spinti fino a oltre mille chilometri dalla frontiera, bucando la difesa aerea russa e gettando imbarazzo sulla vetrina economica del regime.
Il presidente Zelensky, in conferenza stampa accanto al segretario generale della Nato Mark Rutte, ha rivendicato la strategia: gli attacchi in profondità servono a “sedersi al tavolo dei negoziati su un piano di parità” e a prosciugare le risorse energetiche con cui Mosca finanzia la guerra. La linea di Kiev è sostenuta con vigore dall’Alta rappresentante dell’Unione Europea, Kaja Kallas, che da Bruxelles ha parlato di “panico” al Cremlino, interpretando l’inasprimento dei raid russi sulle città ucraine come sintomo di una leadership che non sa come rispondere. Dal canto suo, Washington, per bocca del segretario di Stato Marco Rubio, ha ammonito che “il rischio di escalation è reale, più reale di due anni fa”, un’ammissione che suona come un campanello d’allarme anche per l’Italia e per il fianco sud della Nato, tradizionalmente più esposto alla minaccia ibrida.
La reazione di Mosca non si è fatta attendere. Il portavoce del Cremlino ha promesso “risposte sistematiche”, mentre le autorità locali denunciavano l’uccisione di otto civili su un pullman diretto in Crimea e, nelle ore successive, un nuovo attacco ucraino su Simferopol causava altre tre vittime. La stampa russa ha sottolineato come l’attacco a San Pietroburgo, città natale di Putin, sia avvenuto nel giorno in cui il forum accoglieva ospiti occidentali, tra cui il presidente della Commissione per le Belle Arti degli Stati Uniti, quasi a umiliare deliberatamente lo zar nella sua stessa casa. “La punizione per i colpevoli sarà inevitabile”, ha tuonato il Cremlino, ma intanto la rete internet mobile è stata sospesa per ore nella seconda città russa, e le immagini satellitari diffuse da società americane mostrano il terminal petrolifero del Baltico, definito il più moderno e strategico della regione, avvolto dalle fiamme.
Al di là dello scambio di accuse e ritorsioni, la vicenda mette in rilievo due fragilità strategiche. Da un lato, la Russia fatica a proteggere i propri simboli di potenza economica: il forum di San Pietroburgo, nato per attrarre investimenti e simboleggiare la resilienza, oggi si trasforma in teatro di guerra, con un impatto psicologico che gli analisti cinesi e indiani leggono come un indebolimento dell’immagine di forza che Putin cerca di proiettare verso il Sud globale. Dall’altro, l’Ucraina dimostra una capacità di colpire a lunghissimo raggio che la rende, di fatto, un avversario sempre più audace, sostenuto dall’Occidente ma non sempre allineato alle sue cautele. La decisione di attaccare in coincidenza con un evento che vedeva anche la presenza di leader africani e asiatici potrebbe, secondo alcuni osservatori europei, incrinare la già fragile tela diplomatica tessuta da Ankara e Pechino per un cessate il fuoco.
Per l’Italia, che dall’inizio del conflitto si è allineata alle sanzioni e agli aiuti militari pur con posizioni talora sfumate, il nuovo salto di qualità impone una riflessione. La minaccia a infrastrutture energetiche nel Baltico tocca indirettamente gli approvvigionamenti europei, mentre il rischio di un’estensione del conflitto a paesi Nato, per quanto remoto, non può essere ignorato. La guerra, che si avvia al quinto anno, non è più solo una trincea nel Donbass: è una guerra economica, psicologica e ormai combattuta nei cieli sopra le capitali. E proprio mentre il “Davos russo” si chiudeva tra i fumi degli incendi, si allargava la consapevolezza che, senza uno sforzo negoziale autentico, la spirale continuerà a stringere tutti.
| Stampa israeliana | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.40 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
Il presidente ucraino Zelensky afferma che i colpi in profondità in Russia consentono a Kiev di negoziare da pari a pari e si dice pronto a incontrare Putin direttamente. Gli attacchi sono presentati non solo come ritorsioni, ma come strumento per forzare una trattativa equilibrata.
L'Ucraina umilia Putin colpendo San Pietroburgo proprio all'apertura del suo forum economico, la 'Davos russa', in una spirale di ritorsioni che alimenta il rischio di un conflitto senza fine. Il gesto è letto come uno schiaffo simbolico che rompe la vetrina di normalità del Cremlino, ma al tempo stesso solleva interrogativi sull'efficacia di questa strategia per uscire da una guerra 'senza vittoria'.
Il segretario di Stato americano Rubio mette in guardia da un rischio 'reale' di escalation in Ucraina, sottolineando come la crescente capacità di Kiev di colpire in profondità in Russia sia uno degli elementi che alimentano la pericolosa spirale del conflitto.
Un attacco ucraino su Simferopol in Crimea ha ucciso tre persone e ne ha ferite sette, secondo il governatore insediato da Mosca. L'attenzione è posta esclusivamente sulle vittime civili nella penisola annessa, senza menzionare i contemporanei raid su San Pietroburgo.
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