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Media e Intrattenimentosabato 27 giugno 2026

L'uomo comune che conquistò il cinema tamil: addio a K. Bhagyaraj

Sceneggiatore, regista e attore, ha raccontato le famiglie della classe media con umorismo e tenerezza, lasciando un segno indelebile nel cinema indiano.

Nel 1977, un giovane assistente alla regia di nome K. Bhagyaraj apparve per la prima volta sullo schermo in «16 Vayathinile», il capolavoro rurale di Bharathiraja. La sua parte consisteva nel condurre un asino attraverso un campo. Nessuno, in quel momento, avrebbe immaginato che quel figurante sarebbe diventato uno dei più influenti narratori del cinema tamil, capace di scrivere, dirigere, interpretare e musicare i propri film, reinventando la figura dell’eroe sullo schermo. Bhagyaraj è morto il 27 giugno 2026 a Chennai, a 73 anni, stroncato da un arresto cardiaco. La sua scomparsa è arrivata appena diciassette giorni dopo quella del suo mentore Bharathiraja, come se il discepolo avesse seguito il maestro in un’ultima, silenziosa uscita di scena.

Nato nel 1953 in una famiglia modesta del distretto di Erode, Bhagyaraj aveva imparato il mestiere facendo l’assistente, il montatore e persino il clown in un circo. Quando esordì alla regia con «Suvarilladha Chiththirangal» (1979), portò con sé un’idea semplice ma rivoluzionaria: il protagonista non doveva essere un superuomo, ma un uomo qualunque, con gli occhiali, le insicurezze e l’autoironia di chi affronta le piccole e grandi crisi della vita quotidiana. In film come «Andha 7 Naatkal» (1981) e «Mundhanai Mudichu» (1983), la commedia non scorreva accanto al dramma, ma nasceva al suo interno, da malintesi, desideri inespressi e dalla tenace ordinarietà dei personaggi. Secondo il regista Mani Ratnam, «Andha 7 Naatkal» resta una delle sceneggiature più raffinate mai scritte in India.

Quella formula, fatta di dialoghi affilati e di uno sguardo tenero sulle relazioni familiari, conquistò un pubblico trasversale, in particolare le donne, che si riconoscevano nelle protagoniste dei suoi film: figure dotate di agency, mai ridotte a semplici ornamenti. Bhagyaraj divenne un punto di riferimento per la classe media tamil, e la sua influenza varcò i confini linguistici: molte delle sue opere furono rifatte in hindi, e nel 1986 diresse persino Amitabh Bachchan in «Aakhree Raasta», remake di un film scritto con Bharathiraja. Con il passare degli anni, pur diradando la regia, continuò a recitare in ruoli di carattere, portando sullo schermo una credibilità che gli derivava proprio da quell’aria da uomo della porta accanto.

La notizia della morte ha suscitato un’ondata di cordoglio. Il Primo Ministro del Tamil Nadu, C. Joseph Vijay, ha disposto funerali di Stato, mentre Rajinikanth e Kamal Haasan hanno reso omaggio alla salma nella sua casa di Chennai. Haasan ha ricordato di aver conosciuto Bhagyaraj cinquant’anni fa, quando era solo «Rajan», e di aver perso, nel giro di un mese, due «Raja» del cinema tamil. L’ultima immagine pubblica di Bhagyaraj, diffusa sui social, lo mostra pochi giorni prima della morte al matrimonio della figlia dell’attrice Khushbu Sundar, a Goa: scende le scale, abbraccia il collega Venkatesh e ride, con la stessa leggerezza con cui aveva sempre saputo trasformare le difficoltà in sorrisi.

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sabato 27 giugno 2026

L'uomo comune che conquistò il cinema tamil: addio a K. Bhagyaraj

Sceneggiatore, regista e attore, ha raccontato le famiglie della classe media con umorismo e tenerezza, lasciando un segno indelebile nel cinema indiano.

Nel 1977, un giovane assistente alla regia di nome K. Bhagyaraj apparve per la prima volta sullo schermo in «16 Vayathinile», il capolavoro rurale di Bharathiraja. La sua parte consisteva nel condurre un asino attraverso un campo. Nessuno, in quel momento, avrebbe immaginato che quel figurante sarebbe diventato uno dei più influenti narratori del cinema tamil, capace di scrivere, dirigere, interpretare e musicare i propri film, reinventando la figura dell’eroe sullo schermo. Bhagyaraj è morto il 27 giugno 2026 a Chennai, a 73 anni, stroncato da un arresto cardiaco. La sua scomparsa è arrivata appena diciassette giorni dopo quella del suo mentore Bharathiraja, come se il discepolo avesse seguito il maestro in un’ultima, silenziosa uscita di scena.

Nato nel 1953 in una famiglia modesta del distretto di Erode, Bhagyaraj aveva imparato il mestiere facendo l’assistente, il montatore e persino il clown in un circo. Quando esordì alla regia con «Suvarilladha Chiththirangal» (1979), portò con sé un’idea semplice ma rivoluzionaria: il protagonista non doveva essere un superuomo, ma un uomo qualunque, con gli occhiali, le insicurezze e l’autoironia di chi affronta le piccole e grandi crisi della vita quotidiana. In film come «Andha 7 Naatkal» (1981) e «Mundhanai Mudichu» (1983), la commedia non scorreva accanto al dramma, ma nasceva al suo interno, da malintesi, desideri inespressi e dalla tenace ordinarietà dei personaggi. Secondo il regista Mani Ratnam, «Andha 7 Naatkal» resta una delle sceneggiature più raffinate mai scritte in India.

Quella formula, fatta di dialoghi affilati e di uno sguardo tenero sulle relazioni familiari, conquistò un pubblico trasversale, in particolare le donne, che si riconoscevano nelle protagoniste dei suoi film: figure dotate di agency, mai ridotte a semplici ornamenti. Bhagyaraj divenne un punto di riferimento per la classe media tamil, e la sua influenza varcò i confini linguistici: molte delle sue opere furono rifatte in hindi, e nel 1986 diresse persino Amitabh Bachchan in «Aakhree Raasta», remake di un film scritto con Bharathiraja. Con il passare degli anni, pur diradando la regia, continuò a recitare in ruoli di carattere, portando sullo schermo una credibilità che gli derivava proprio da quell’aria da uomo della porta accanto.

La notizia della morte ha suscitato un’ondata di cordoglio. Il Primo Ministro del Tamil Nadu, C. Joseph Vijay, ha disposto funerali di Stato, mentre Rajinikanth e Kamal Haasan hanno reso omaggio alla salma nella sua casa di Chennai. Haasan ha ricordato di aver conosciuto Bhagyaraj cinquant’anni fa, quando era solo «Rajan», e di aver perso, nel giro di un mese, due «Raja» del cinema tamil. L’ultima immagine pubblica di Bhagyaraj, diffusa sui social, lo mostra pochi giorni prima della morte al matrimonio della figlia dell’attrice Khushbu Sundar, a Goa: scende le scale, abbraccia il collega Venkatesh e ride, con la stessa leggerezza con cui aveva sempre saputo trasformare le difficoltà in sorrisi.

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