
Dopo El Mencho, catturato “El Jardinero”: il cartello di Jalisco resta senza testa
Il drone che sorvolava un ranch dello stato di Nayarit ha restituito l’immagine cruda della fine di un’era: Audias Flores Silva, detto “El Jardinero”, veniva tirato fuori da un tubo di drenaggio in cui aveva cercato rifugio, senza che le forze speciali della Marina messicana avessero bisogno di sparare un solo colpo. Era il 27 aprile 2026. Appena due mesi prima, il 22 febbraio, il fondatore del Cartello Jalisco Nuova Generazione, Nemesio Oseguera Cervantes, “El Mencho”, era stato ucciso: la bara dorata calata nella fossa suggellava la scomparsa del capo assoluto. Con la cattura del suo capo della sicurezza e luogotenente più fidato, il Messico ha decapitato l’intero vertice del cartello più potente del Paese nel giro di poche settimane. Dopo un’udienza fiume, un giudice ha disposto la prigione preventiva e, nella notte tra il 29 e il 30 aprile, un convoglio blindato lo ha trasferito nel carcere di massima sicurezza di El Altiplano, dove sconterà l’accusa di porto d’armi e detenzione di caricatori a uso esclusivo delle forze armate.
La partita giudiziaria, tuttavia, si è subito incagliata su uno scoglio procedurale. La difesa ha presentato un ricorso di amparo e una giudice federale, Azucena Lazalde Íñiguez, ne ha accolto l’ammissione, bloccando l’estradizione immediata verso gli Stati Uniti. Nell’ottica di Washington, espressa puntualmente dall’ambasciatore Ronald Johnson, era essenziale portare Flores Silva davanti a una corte federale per scardinare le reti finanziarie del CJNG. Le autorità messicane, da parte loro, intravedono nella permanenza forzata del detenuto in territorio nazionale l’opportunità di estorcere informazioni vitali sulle ramificazioni interne del cartello: un braccio di ferro giudiziario che allungherà i tempi e condizionerà gli equilibri investigativi.
La cattura ha messo a nudo l’imponente apparato militare che proteggeva El Jardinero — sessanta sicari e trenta camionette blindate — ma non ha scatenato l’ondata di violenze che operazioni analoghe avevano provocato in passato. Da Bruxelles, gli analisti della criminalità transnazionale osservano che la calma apparente potrebbe nascondere una partita per la successione ancora in fase di assestamento. Secondo le prime ricostruzioni raccolte a Città del Messico, due figure emergono nel vuoto lasciato dalla sua rete nel Nayarit: “La Fresa” e “El Serio”, capi di banda che potrebbero contendersi il controllo del gruppo. La tensione sotterranea è altissima, ma il governo federale sembra intenzionato a evitare fratture sanguinose alla vigilia dei Mondiali di calcio del 2026, quando il Paese si trasformerà in una vetrina globale.
Parallelamente, il colpo chirurgico ha scoperchiato la dimensione finanziaria del cartello. Con l’arresto del suo operatore contabile, “El Güero Conta”, è emersa una galassia di riciclaggio che dai proventi della cocaina e delle estorsioni confluiva in yacht, jet privati, ranch e perfino in una società tequilara. È l’ennesima prova che il CJNG ha saputo confondere affari illeciti e economia legale, esportando il proprio modello ben oltre il continente. Le rotte della cocaina che dalla Centroamérica raggiungono gli scali di Gioia Tauro, Anversa e Rotterdam vedono nel CJNG un attore decisivo, in alleanza con le mafie europee, in primis la ’ndrangheta. Per le procure europee, la decapitazione del vertice non è una buona notizia senza riserve: se da un lato interrompe momentaneamente le catene di comando, dall’altro può moltiplicare gli attori in cerca di nuovi sbocchi sulle piazze del Vecchio Continente.
In questo incastro di interessi tra giustizia messicana, pressioni statunitensi e riflessi europei, la vera incognita è se la rimozione contemporanea di El Mencho e del suo erede costringerà il CJNG a una ristrutturazione più violenta o ne accelererà il declino. La storia recente insegna che i colpi mirati alla testa dei cartelli producono spesso un “effetto idra”, con la frammentazione in sigle più piccole e feroci. Tuttavia, la profondità dello shock generato da due perdite ravvicinate potrebbe indurre gli eredi a ridisegnare alleanze e rotte prima di aprire una guerra interna. L’Europa, che della cocaina messicana è divenuta crocevia e mercato, farebbe bene a leggere il silenzio di queste settimane come la classica quiete che precede la tempesta.
Allarga lo sguardo
Washington revoca il visto all’ambasciatrice brasiliana: scontro diplomatico a due mesi dal voto
3 lingue · 43 testate
Da Economy & MarketsI giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane
2 lingue · 21 testate
Da TechnologyApple rimuove Telegram dall’App Store per materiale pedopornografico, poi lo ripristina in giornata
3 lingue · 21 testate