
Ungheria, la centrale di Paks verso lo stop per la siccità del Danubio. Slovacchia pronta ad aiutare
Il livello record del fiume mette a rischio il raffreddamento dell’unico impianto nucleare magiaro, che fornisce quasi metà dell’elettricità nazionale. Bratislava si dice pronta a forniture d’emergenza.
La centrale nucleare ungherese di Paks potrebbe essere spenta completamente già in questo fine settimana per la prima volta nei suoi quarantaquattro anni di attività. La causa è il livello eccezionalmente basso del Danubio, sceso a valori mai registrati a causa della prolungata siccità e dell’assenza di precipitazioni significative. I quattro reattori di fabbricazione russa stanno già operando a una frazione della loro capacità complessiva di 2 gigawatt: nella notte del primo agosto la produzione è crollata a soli 480 megawatt, ben al di sotto dei 2.000 abituali.
L’acqua del Danubio è essenziale per il raffreddamento dell’impianto, ma la portata ridotta ha messo alla prova le pompe di aspirazione. Il primo ministro Peter Magyar, in un video su Facebook, ha spiegato che il livello del fiume potrebbe scendere fino a -144 centimetri rispetto allo zero idrometrico, ben oltre il precedente record di -98 centimetri del 2018 e al di sotto della soglia di -134 centimetri che impone lo spegnimento totale. La chiusura, inizialmente prevista per la prossima settimana, è stata anticipata dagli ingegneri della centrale a causa dell’ulteriore calo registrato nelle ultime ore.
L’arresto di Paks, che da solo genera quasi la metà dell’elettricità consumata in Ungheria, rischia di innescare una crisi energetica dal costo stimato tra 315 e 630 milioni di dollari, secondo il vicepresidente del partito Tisza Mark Radnai. Il governo ha già predisposto un decreto che chiede tagli volontari ai grandi consumatori, con sanzioni in caso di inadempienza, e autorizza il gestore di rete MAVIR a imporre riduzioni obbligatorie e distacchi temporanei per le utenze industriali. Da lunedì i servizi ferroviari merci saranno sospesi tra le 15:00 e le 20:00 GMT, i dipendenti pubblici lavoreranno da casa per i primi tre giorni della settimana e l’illuminazione non essenziale degli edifici pubblici verrà spenta. La situazione è aggravata da un guasto alla centrale a gas di Szazhalombatta, che ha tolto dalla rete 400 megawatt, sebbene la piena operatività possa essere ripristinata domenica.
In questo contesto, il primo ministro slovacco Robert Fico ha dichiarato su Facebook la piena solidarietà e la disponibilità di Bratislava a fornire aiuti d’emergenza. Fico ha discusso le modalità di eventuali forniture elettriche con il vicepremier e ministro dell’Economia Denisa Saková e con il presidente del consiglio di amministrazione di Slovenské elektrárne Branislav Strýček. L’offerta slovacca rappresenta al momento l’unica àncora di salvezza esterna per Budapest, mentre il Danubio non dà segnali di ripresa e le autorità magiare si preparano a uno stop che potrebbe durare diverse settimane.
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
| Stampa sud-est asiatica | −0.20 | neutral |
L'Ungheria di fronte a una crisi senza precedenti per la sua unica centrale nucleare, messa in ginocchio da un evento climatico estremo. Il governo prepara razionamenti, ma il problema è tecnico, non politico.
Enfatizzando l'assenza di precedenti in 44 anni e la percentuale di produzione elettrica, si crea un senso di eccezionalità che giustifica l'allarme senza attribuire colpe.
Non si menziona che la centrale potrebbe restare spenta per diverse settimane né l'impatto economico sulla crescita ungherese.
Il cambiamento climatico mette alla prova le infrastrutture critiche ungheresi: la centrale di Paks potrebbe fermarsi per settimane, con gravi implicazioni per la sicurezza energetica.
Proiettando le conseguenze su un arco temporale settimanale e sottolineando lo sforzo delle pompe, si rafforza la percezione di una minaccia duratura e sistemica.
Non si cita che i reattori sono di fabbricazione russa né l'età esatta di 44 anni di funzionamento.
La siccità colpisce il cuore energetico ungherese: la centrale nucleare di Paks, di tecnologia russa, rischia lo spegnimento mentre l'economia già fiacca subisce un ulteriore colpo.
Inserendo il dato della fabbricazione russa e l'impatto economico, si collega un evento locale a dinamiche geopolitiche e macroeconomiche, ampliando la portata della notizia.
Non viene specificato che l'arresto potrebbe avvenire già questo fine settimana, a differenza di altre testate che danno una scadenza immediata.
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