
Cina, l’offensiva automobilistica globale: da Jakarta all’Italia, i piani di BYD e Chery
Mentre BYD studia fabbriche europee e sogna Maserati, Chery lancia in Indonesia la compatta Q. La sfida dei colossi cinesi all’Occidente.
L’espansione dei costruttori cinesi non conosce più confini. Se da un lato BYD, il gigante di Shenzhen, valuta l’acquisizione di stabilimenti europei sottoutilizzati e guarda con interesse al marchio Maserati, dall’altro Chery intensifica la propria penetrazione nei mercati emergenti. Ieri a Jakarta, la casa automobilistica di Wuhu ha svelato la Chery Q, una berlina compatta elettrica pensata per la mobilità urbana e per conquistare i giovani indonesiani, segnando il ritorno di un modello che nel 2006 aveva già solcato le strade dell’arcipelago con il nome di QQ e motore termico. L’evento, trasmesso in diretta televisiva, conferma una strategia duale: mentre l’Europa viene corteggiata con ambizioni premium, il Sud-est asiatico resta il banco di prova per volumi crescenti.
L’offensiva cinese non si limita alla fascia entry-level. Secondo analisti di mercato con sede a Bruxelles, la quota di mercato dei marchi europei nel segmento delle berline di lusso sta iniziando a scricchiolare sotto i colpi di concorrenti come Nio, Xpeng e lo stesso BYD, che propongono veicoli elettrificati con tecnologie all’avanguardia e prezzi inferiori. Un fenomeno già evidente in Cina e che ora si riverbera in Europa, dove l’arrivo di modelli come la nuova Tiggo 5 di Chery – un crossover familiare compatto di cui sono state diffuse le prime immagini del 2026 – dimostra l’evoluzione stilistica e tecnica dei costruttori cinesi, ormai in grado di competere frontalmente con i blasonati competitor occidentali.
Dal punto di vista italiano, la suggestione Maserati rappresenta un passaggio simbolico: BYD non cerca solo capacità produttiva, ma legittimazione industriale. Secondo fonti vicine al gruppo cinese, l’interesse per stabilimenti Stellantis in Europa – e per l’Italia in particolare – va letto come un tentativo di radicarsi nel cuore della tradizione automobilistica europea, sfruttando al contempo le competenze locali e la rete di fornitori. L’operazione, se confermata, potrebbe ridisegnare gli equilibri del settore in un momento in cui l’Unione Europea valuta dazi più severi sulle importazioni cinesi, spingendo Pechino a privilegiare la produzione in loco.
Nel breve periodo, tuttavia, il fronte più caldo resta quello indonesiano. Oltre Chery, anche BYD ha annunciato per oggi il lancio di un nuovo modello a Giacarta, probabilmente la versione ibrida del monovolume M6, segno che la competizione tra i due colossi si gioca su più tavoli. Per il lettore italiano, la lezione è chiara: mentre i marchi europei arrancano dietro la transizione elettrica, la Cina avanza su tutti i fronti, dalle utilitarie compatte ai SUV familiari fino alle berline di lusso, pronta a diventare il perno della mobilità globale. Le scelte dei prossimi mesi – tra dazi, alleanze industriali e nuove fabbriche – determineranno se l’Europa riuscirà a preservare la propria autonomia o se assisteremo a un passaggio di consegne epocale.
| Stampa sud-est asiatica | +0.30 | aligned |
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| Stampa iraniana e affini | +0.60 | aligned |
| Stampa europea continentale | +0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
I costruttori cinesi si stanno espandendo aggressivamente nel Sud-est asiatico, lanciando veicoli elettrici compatti come la Chery Q pensati per i giovani urbani. I prezzi competitivi e il design moderno stanno erodendo il predominio dei marchi europei di lusso, segnando un cambiamento nel panorama automobilistico.
La copertura iraniana evidenzia la Chery Tiggo 5 come un modello fondamentale per le ambizioni globali del marchio. La nuova generazione è descritta come un SUV familiare elegante e ricco di dotazioni, che sottolinea il rapido progresso della Cina nell'industria automobilistica, attraendo acquirenti internazionali.
I media europei analizzano la strategia deliberata di BYD di stabilire una produzione in Europa, inclusa la potenziale acquisizione di stabilimenti inattivi e l'interesse per marchi premium come Maserati. Questa mossa è interpretata non solo come necessità logistica ma come un tentativo di credibilità industriale, trasformando l'immagine della Cina da produttore a basso costo a contendente di alto livello.
Gli analisti latinoamericani avvertono che il Mercosur non è all'altezza dell'industria automobilistica cinese. L'afflusso di auto cinesi è descritto come una forza dirompente che rimodellerà il mercato regionale, mettendo in svantaggio i produttori locali e richiedendo una ristrutturazione industriale per sopravvivere.
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