
La Concacaf boccia all’unanimità il piano FIFA di aprire il Mondiale ai fondi privati
Le 41 federazioni del Nord e Centro America e dei Caraibi sollevano dubbi sulla trasparenza del processo e sulla necessità di capitali esterni dopo il torneo più redditizio di sempre.
Il calcio nordamericano e caraibico alza un muro contro il progetto di Gianni Infantino. Giovedì 30 luglio, in una riunione straordinaria, tutte e 41 le associazioni affiliate alla Concacaf hanno respinto all’unanimità la proposta della FIFA di cedere quote delle operazioni commerciali della Coppa del Mondo a investitori privati. Una decisione netta, comunicata con un linguaggio insolitamente severo: «Il futuro del calcio – e il suo bene più prezioso – deve rimanere nelle mani della nostra famiglia calcistica».
L’affondo arriva dopo settimane di crescenti tensioni. La FIFA, appena conclusa la rassegna iridata del 2026 organizzata proprio da Stati Uniti, Messico e Canada, aveva annunciato l’intenzione di creare la ‘FIFA Forward Enterprise’, una controllata che, raccogliendo fino a 4,2 miliardi di dollari da soci di minoranza, avrebbe assunto la gestione dei diritti televisivi, del marketing e della biglietteria dei suoi tornei. Come incentivo, Infantino aveva prospettato il raddoppio dei fondi per lo sviluppo: da 8 a 20 milioni di dollari a federazione nel prossimo ciclo. Ma per i dirigenti riuniti dalla Concacaf, il sospetto è che il Mondiale più lucrativo della storia non abbia bisogno di liquidità esterne, quanto semmai di una più equa redistribuzione delle riserve già accumulate.
Il comunicato della Confederazione presieduta da Victor Montagliani – che è anche vicepresidente FIFA – mette in fila le criticità: «profonda preoccupazione per la mancanza di un giusto processo», «scadenza imposta in modo artificioso», «assenza di qualsiasi vaglio da parte degli organi di governo della FIFA». Richiami che si sommano a quelli già emersi in Europa e in Asia. La UEFA, con le sue 55 federazioni, aveva minacciato un boicottaggio di tutte le competizioni FIFA se il piano non fosse stato ritirato, definendo intollerabile che la Coppa del Mondo venga «trattata come un prodotto d’investimento». Anche la Confederazione asiatica aveva inviato una lettera critica ai propri membri. In questo coro, la Concacaf si distingue per non aver formalmente brandito l’arma del boicottaggio, ma il messaggio politico resta dirompente: il sostegno all’iniziativa del presidente FIFA si erode su più continenti.
Alla luce di questo scossone, i rappresentanti della Concacaf nel Consiglio FIFA hanno ricevuto un doppio mandato: avviare un dialogo con la Federazione internazionale per capire come utilizzare le sue «vaste riserve esistenti» a beneficio dello sviluppo regionale, e vigilare affinché ogni futura riforma rispetti gli statuti e passi attraverso i canali di governance stabiliti. La partita per il controllo del business mondiale del pallone entra così in un nuovo, delicato capitolo, con una componente cruciale della famiglia calcistica che sceglie la via della trasparenza e della prudenza finanziaria.
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.30 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
La famiglia del calcio respinge la privatizzazione del Mondiale.
Il blocco inquadra la sua opposizione come difesa della proprietà comunitaria del calcio, usando un linguaggio inclusivo ('famiglia') per creare solidarietà e superiorità morale contro i piani commerciali della FIFA.
Il blocco omette ogni discussione sui potenziali benefici dell'investimento privato, come maggiori entrate per lo sviluppo, concentrandosi solo sulla minaccia all'integrità del calcio.
La mancanza di garanzie processuali e trasparenza rende la proposta inaccettabile.
Il blocco adotta una cornice legalistica e procedurale, concentrandosi sul processo piuttosto che sulla sostanza, permettendo di respingere il piano senza apparire anticommerciale o conflittuale.
Il blocco omette qualsiasi forte condanna morale della FIFA o dell'investimento privato, e non invoca la narrazione della 'famiglia del calcio'.
La Concacaf respinge la proposta per vizi procedurali, senza arrivare alla minaccia di boicottaggio.
Il blocco si posiziona come critico responsabile allineandosi con la posizione della UEFA ma evitando misure estreme, apparendo così sia di principio che pragmatico.
Il blocco non enfatizza l'aspetto emotivo della 'famiglia del calcio' e non discute i potenziali ricavi dall'investimento privato.
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