
La Conmebol plaude al ritiro del progetto FFE, ma denuncia le «azioni unilaterali» della FIFA
Il Consiglio della confederazione sudamericana celebra la marcia indietro sul fondo per gli investitori privati, ma esprime preoccupazione per le decisioni prese senza dialogo e ribadisce che ogni cambiamento dovrà passare per le elezioni del 2027.
La crisi di governance che ha scosso il calcio mondiale ha trovato un punto di equilibrio, almeno temporaneo, nella presa di posizione della Conmebol. Riunito il 6 agosto, il Consiglio della confederazione sudamericana ha diffuso un comunicato in cui «celebra la decisione della FIFA di ritirare la proposta FIFA Forward Enterprise (FFE)», il controverso progetto che avrebbe aperto le porte agli investitori privati nella gestione commerciale dei Mondiali. La nota, intitolata «Il calcio è al primo posto», arriva dopo giorni di tensioni altissime, innescate da un’iniziativa che la stessa FIFA ha ammesso aver «creato divisioni».
Il progetto FFE, ideato per convogliare in una nuova filiale il 20% delle operazioni commerciali legate ai grandi eventi, era stato respinto quasi immediatamente dalla UEFA, che aveva minacciato di non partecipare alle competizioni FIFA se la proposta fosse andata avanti. Anche la Concacaf e la Confederazione asiatica si erano schierate contro. La Conmebol, che fino a quel momento non si era pronunciata, ha scelto di farlo ora, accogliendo con soddisfazione il passo indietro ma alzando il tono sulle modalità con cui l’intera vicenda è stata gestita.
«Il Consiglio esprime in modo unanime la propria preoccupazione per le ripetute azioni unilaterali intraprese senza ricorrere al dialogo né ai meccanismi istituzionali previsti», si legge nel documento. Un passaggio che, senza mai nominarlo direttamente, suona come un duro richiamo a Gianni Infantino. La confederazione presieduta da Alejandro Domínguez ricorda che da oltre un decennio la FIFA si è dotata di statuti riformati per garantire trasparenza e buon governo, e che «quando questi principi vengono ignorati, perde il calcio e perdiamo tutti».
La posizione della Conmebol non è un’adesione alla richiesta di dimissioni anticipate del presidente FIFA, avanzata dalla UEFA e, secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, sostenuta anche da Concacaf e Confederazione asiatica. Al contrario, il comunicato sottolinea che il 18 novembre 2026 scadrà il termine per presentare le candidature alla presidenza, e che sarà il Congresso della FIFA, con il voto delle 211 federazioni, a eleggere la guida per il prossimo mandato, che includerà l’organizzazione del Mondiale del Centenario del 2030. «La Conmebol non appoggerà alcuna azione o procedura che ignori o si discosti da questi meccanismi istituzionali», avverte il Consiglio, blindando il percorso elettorale come unica via per un eventuale cambiamento.
Il messaggio si chiude con un appello all’unità della famiglia del calcio e al rispetto pieno della governance, perché «al di sopra di ogni differenza, il calcio viene prima di tutto». Una dichiarazione che, mentre il mondo del pallone inizia a guardare alle elezioni del marzo 2027 – con Infantino finora unico candidato dichiarato, ma con la UEFA che, secondo indiscrezioni, starebbe preparando un’alternativa – fissa un paletto chiaro: qualsiasi svolta dovrà passare attraverso le urne e non attraverso scorciatoie istituzionali.
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
La CONMEBOL difende il processo elettorale e respinge le iniziative unilaterali della FIFA, ponendosi come custode della legittimità istituzionale.
La narrazione eleva le procedure istituzionali a norma inviolabile, contrapponendo la legittimità democratica alla logica commerciale per far apparire il rifiuto come scontato.
Tralascia il contesto più ampio della spinta della UEFA per le dimissioni anticipate di Infantino, presente nei materiali russi.
La Russia sottolinea che la CONMEBOL non si è unita alle richieste di dimissioni anticipate di Infantino, inquadrando la confederazione come ragionevole difensore della stabilità istituzionale contro la spinta destabilizzante della UEFA.
Enfatizzando selettivamente il rifiuto della CONMEBOL di appoggiare le dimissioni anticipate e minimizzando la sua forte condanna del progetto di privatizzazione, la narrazione costruisce un'immagine di prudente moderazione.
Tralascia le critiche dettagliate al progetto FIFA Forward Enterprise e il rifiuto esplicito della privatizzazione che sono centrali nei materiali latinoamericani.
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