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Giustizia e Dirittomartedì 23 giugno 2026

La Corte Suprema USA nega il risarcimento al detenuto rastafariano rasato a forza

Con 6 voti contro 3 i giudici conservatori stabiliscono che la legge federale sulla libertà religiosa non consente di citare in giudizio i singoli funzionari statali per danni pecuniari.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito, con una maggioranza di sei giudici conservatori contro tre progressisti, che Damon Landor – un detenuto rastafariano della Louisiana rasato a forza dai secondini nonostante avesse mostrato una sentenza federale a tutela dei suoi dreadlocks – non può chiedere un risarcimento economico ai singoli funzionari penitenziari. La decisione, redatta dal giudice Neil Gorsuch, interpreta restrittivamente il Religious Land Use and Institutionalized Persons Act (RLUIPA) del 2000: secondo la maggioranza, la clausola costituzionale sulla spesa federale (Spending Clause) consente al Congresso di imporre condizioni agli Stati che accettano fondi, ma non di creare una responsabilità personale diretta per i dipendenti statali, i quali non hanno prestato un consenso individuale a essere convenuti in giudizio.

La giudice Ketanji Brown Jackson, nella dissenting opinion sottoscritta anche da Sonia Sotomayor ed Elena Kagan, ha contestato questa lettura, avvertendo che essa riduce «alcuni dei più grandi traguardi legislativi del Congresso – leggi federali che garantiscono diritti civili, stabilità ambientale, assistenza sanitaria e altro – a nient’altro che le contrattazioni di una parte privata particolarmente facoltosa». Jackson ha inoltre osservato che detenuti come Landor, vittime di violazioni «per quanto flagranti», resteranno spesso privi di rimedio, e che i funzionari penitenziari avranno scarsi incentivi a rispettare la legge federale. La posizione della maggioranza segna un’eccezione rispetto alla recente giurisprudenza della Corte, generalmente espansiva in materia di libertà religiosa, specie per i cristiani; in questo caso, il diritto di un rastafariano – il cui credo impone di non tagliare i capelli – è rimasto senza tutela risarcitoria individuale.

Le organizzazioni americane per i diritti civili hanno duramente criticato la sentenza. L’American Civil Liberties Union (ACLU) l’ha definita «un colpo devastante alla libertà religiosa e alla dignità delle persone incarcerate», mentre Americans United for Separation of Church and State ha denunciato una Corte che «si piega in quattro per la libertà religiosa dei cristiani, ma permette al governo di calpestare quella dei non cristiani». Lo Stato della Louisiana, pur riconoscendo che il trattamento inflitto a Landor fu «antitetico alla libertà religiosa» e avendo modificato le proprie regole carcerarie sulla cura dei capelli, ha sostenuto con successo che il diritto federale non autorizza azioni risarcitorie contro i funzionari in sede personale. Landor, i cui dreadlocks cresciuti per vent’anni gli arrivavano alle ginocchia, ha dichiarato di essere «deluso ma non sconfitto» e di voler continuare a chiedere responsabilità.

Secondo analisti giuridici statunitensi, la portata della decisione va oltre il caso specifico. Il ragionamento basato sulla Spending Clause potrebbe infatti indebolire l’applicabilità di altre leggi federali che condizionano i finanziamenti agli Stati, inclusa la normativa che impone agli ospedali di garantire aborti d’emergenza (EMTALA) anche negli Stati dove l’interruzione di gravidanza è vietata, nonché disposizioni a tutela degli ospiti delle case di riposo. L’amministrazione Trump, in una posizione inusuale, aveva sostenuto l’appello di Landor invocando la necessità di responsabilizzare i funzionari che gravano sul libero esercizio della religione. La Corte ha invece confermato l’orientamento già adottato da dieci corti d’appello federali, chiudendo la via del risarcimento individuale. Il dossier giudiziario di Landor è così definitivamente archiviato, mentre resta aperto il dibattito sull’effettività dei rimedi per le violazioni dei diritti religiosi nelle carceri statali.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Libertà religiosa vs. Sicurezza carceraria
27%Media
4 blocchi · posizioni da −0.70 a 0.00
Critici della decisioneSostenitori dell'ordine
ATLLATAFRCIN
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.50critical
Stampa latinoamericana−0.70critical
Stampa africana subsahariana−0.60critical
Stampa cinese0.00neutral
Le testate che rappresentano la comunità rastafariana non sono presenti in questo cluster.
Stampa atlantica / anglosfera−0.50
Voce

Una voce giuridica progressista critica la Corte per aver eluso la protezione della libertà religiosa.

Meccanismoriproiezione

Riproiezione: attribuisce alla Corte la responsabilità di aver fallito nel bilanciare sicurezza e diritti, proiettando le tensioni sociali americane sul sistema giudiziario.

IndignazioneScetticismo
Stampa latinoamericana−0.70
Voce

Una voce attivista latinoamericana denuncia il razzismo istituzionale e la discriminazione religiosa.

Meccanismouniversalizzazione

Universalizzazione: presenta il caso come sintomo di un problema sistemico globale di violazione dei diritti umani.

IndignazioneVittimismo
Stampa africana subsahariana−0.60
Voce

Una voce religiosa africana esprime delusione per il fallimento della giustizia americana nel proteggere le minoranze.

Meccanismopersonificazione dello stato

Personificazione dello stato: descrive gli Stati Uniti come un'entità che ha tradito i propri ideali di libertà.

IndignazionePragmatismo
Stampa cinese0.00
Voce

Una voce istituzionale cinese osserva con distacco, sottolineando la priorità della sicurezza nazionale.

Meccanismogerarchia di minacce

Gerarchia di minacce: ordina i valori (sicurezza prima di religione) per giustificare la decisione.

DistaccoPragmatismo
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martedì 23 giugno 2026

La Corte Suprema USA nega il risarcimento al detenuto rastafariano rasato a forza

Con 6 voti contro 3 i giudici conservatori stabiliscono che la legge federale sulla libertà religiosa non consente di citare in giudizio i singoli funzionari statali per danni pecuniari.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito, con una maggioranza di sei giudici conservatori contro tre progressisti, che Damon Landor – un detenuto rastafariano della Louisiana rasato a forza dai secondini nonostante avesse mostrato una sentenza federale a tutela dei suoi dreadlocks – non può chiedere un risarcimento economico ai singoli funzionari penitenziari. La decisione, redatta dal giudice Neil Gorsuch, interpreta restrittivamente il Religious Land Use and Institutionalized Persons Act (RLUIPA) del 2000: secondo la maggioranza, la clausola costituzionale sulla spesa federale (Spending Clause) consente al Congresso di imporre condizioni agli Stati che accettano fondi, ma non di creare una responsabilità personale diretta per i dipendenti statali, i quali non hanno prestato un consenso individuale a essere convenuti in giudizio.

La giudice Ketanji Brown Jackson, nella dissenting opinion sottoscritta anche da Sonia Sotomayor ed Elena Kagan, ha contestato questa lettura, avvertendo che essa riduce «alcuni dei più grandi traguardi legislativi del Congresso – leggi federali che garantiscono diritti civili, stabilità ambientale, assistenza sanitaria e altro – a nient’altro che le contrattazioni di una parte privata particolarmente facoltosa». Jackson ha inoltre osservato che detenuti come Landor, vittime di violazioni «per quanto flagranti», resteranno spesso privi di rimedio, e che i funzionari penitenziari avranno scarsi incentivi a rispettare la legge federale. La posizione della maggioranza segna un’eccezione rispetto alla recente giurisprudenza della Corte, generalmente espansiva in materia di libertà religiosa, specie per i cristiani; in questo caso, il diritto di un rastafariano – il cui credo impone di non tagliare i capelli – è rimasto senza tutela risarcitoria individuale.

Le organizzazioni americane per i diritti civili hanno duramente criticato la sentenza. L’American Civil Liberties Union (ACLU) l’ha definita «un colpo devastante alla libertà religiosa e alla dignità delle persone incarcerate», mentre Americans United for Separation of Church and State ha denunciato una Corte che «si piega in quattro per la libertà religiosa dei cristiani, ma permette al governo di calpestare quella dei non cristiani». Lo Stato della Louisiana, pur riconoscendo che il trattamento inflitto a Landor fu «antitetico alla libertà religiosa» e avendo modificato le proprie regole carcerarie sulla cura dei capelli, ha sostenuto con successo che il diritto federale non autorizza azioni risarcitorie contro i funzionari in sede personale. Landor, i cui dreadlocks cresciuti per vent’anni gli arrivavano alle ginocchia, ha dichiarato di essere «deluso ma non sconfitto» e di voler continuare a chiedere responsabilità.

Secondo analisti giuridici statunitensi, la portata della decisione va oltre il caso specifico. Il ragionamento basato sulla Spending Clause potrebbe infatti indebolire l’applicabilità di altre leggi federali che condizionano i finanziamenti agli Stati, inclusa la normativa che impone agli ospedali di garantire aborti d’emergenza (EMTALA) anche negli Stati dove l’interruzione di gravidanza è vietata, nonché disposizioni a tutela degli ospiti delle case di riposo. L’amministrazione Trump, in una posizione inusuale, aveva sostenuto l’appello di Landor invocando la necessità di responsabilizzare i funzionari che gravano sul libero esercizio della religione. La Corte ha invece confermato l’orientamento già adottato da dieci corti d’appello federali, chiudendo la via del risarcimento individuale. Il dossier giudiziario di Landor è così definitivamente archiviato, mentre resta aperto il dibattito sull’effettività dei rimedi per le violazioni dei diritti religiosi nelle carceri statali.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Libertà religiosa vs. Sicurezza carceraria
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Critici della decisioneSostenitori dell'ordine
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Una voce giuridica progressista critica la Corte per aver eluso la protezione della libertà religiosa.

Meccanismoriproiezione

Riproiezione: attribuisce alla Corte la responsabilità di aver fallito nel bilanciare sicurezza e diritti, proiettando le tensioni sociali americane sul sistema giudiziario.

IndignazioneScetticismo
Stampa latinoamericana−0.70
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Una voce attivista latinoamericana denuncia il razzismo istituzionale e la discriminazione religiosa.

Meccanismouniversalizzazione

Universalizzazione: presenta il caso come sintomo di un problema sistemico globale di violazione dei diritti umani.

IndignazioneVittimismo
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Una voce religiosa africana esprime delusione per il fallimento della giustizia americana nel proteggere le minoranze.

Meccanismopersonificazione dello stato

Personificazione dello stato: descrive gli Stati Uniti come un'entità che ha tradito i propri ideali di libertà.

IndignazionePragmatismo
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Una voce istituzionale cinese osserva con distacco, sottolineando la priorità della sicurezza nazionale.

Meccanismogerarchia di minacce

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