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Edizione delle 20:00 CETsabato 8 agosto 2026
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domenica 7 giugno 2026

La ferma linea di Trump: asset iraniani congelati fino alla pace

Il presidente Usa esclude la revoca immediata delle sanzioni, ma lascia aperto uno spiraglio: "Se si comportano bene, ne parleremo". Intanto, il Libano resta fuori dall’intesa a breve termine.

Donald Trump ha tracciato una linea netta: gli asset iraniani congelati – oltre 100 miliardi di dollari secondo stime di Washington – non saranno sbloccati né le sanzioni revocate prima che venga raggiunto un accordo di pace con Teheran. In un’intervista al programma “Meet the Press” della NBC, registrata venerdì scorso e trasmessa domenica, il presidente americano ha dichiarato: «Prima l’accordo, poi se si comporteranno bene inizieremo a parlarne». Una posizione che ribadisce la fermezza degli Stati Uniti e che, secondo gli analisti mediorientali, rischia di allontanare la possibilità di un’intesa, proprio mentre i negoziati sembravano a un passo dal traguardo.

Le parole di Trump giungono in un momento delicato per il dossier nucleare iraniano. L’amministrazione americana rivendica progressi: lo stesso Trump ha affermato che le due parti sono «molto vicine» a un accordo e che Teheran avrebbe «accettato di non dotarsi di armi nucleari». Eppure, la richiesta iraniana di accedere immediatamente ai fondi congelati – risorse indispensabili per un’economia strangolata da anni di sanzioni – resta un ostacolo centrale. Da Bruxelles, dove si segue con apprensione l’evoluzione sul campo, fonti diplomatiche fanno notare come il blocco delle risorse renda più difficile per la Repubblica islamica fare concessioni politiche, e potrebbe spingere l’Iran verso una maggiore assertività regionale, anche tramite proxy come Hezbollah. Non a caso, proprio in queste ore l’Idf ha colpito obiettivi terroristici a Dahieh, sobborgo meridionale di Beirut, mentre la tregua con Israele resta fragile.

Trump ha anche chiarito che il Libano non sarà parte di un eventuale accordo a breve termine con l’Iran. «Penso che a loro piacerebbe vederlo, ma non lo sto chiedendo», ha detto, escludendo di fatto un coinvolgimento diretto di Hezbollah nel dossier. Una mossa che potrebbe facilitare un’intesa tecnica sull’arricchimento dell’uranio, ma che lascia irrisolto il nodo della stabilità regionale, come sottolineano gli osservatori di Tel Aviv. Da Nuova Delhi, dove l’India importava petrolio iraniano prima del reimposizione delle sanzioni, si guarda con attenzione alla possibilità di un allentamento, ma la linea di Trump sembra raffreddare le aspettative.

Per l’Italia e l’Europa, la partita iraniana ha riflessi immediati. Un accordo nucleare che allenti le sanzioni aprirebbe nuovi canali commerciali e stabilizzerebbe i mercati energetici, in un momento in cui le tensioni geopolitiche tengono alto il prezzo del greggio. Ma l’atteggiamento intransigente di Washington rischia di prolungare l’incertezza, con ricadute sulle forniture di gas liquefatto e sugli investimenti europei in infrastrutture energetiche alternative. Il negoziato, insomma, si gioca sul filo della credibilità: nessuno scioglimento dei fondi prima di un accordo, ma la promessa di un dialogo successivo. Una strategia che poggia sulla pressione massima e che, come osserva un analista londinese, ricorda da vicino il manuale del 2018, quando il ritiro unilaterale dal JCPOA fece deragliare la diplomazia. La differenza, oggi, è che Teheran ha arricchito uranio a livelli quasi militari. Il tempo stringe.

Divergenza — chi la racconta come
9%Bassa
3 blocchi · posizioni da −0.20 a 0.00
CriticoFavorevole
GLFISRIND
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa del Golfo arabo0.00neutral
Stampa israeliana0.00neutral
Stampa indiana e sudasiatica−0.20neutral
Stampa del Golfo arabo0.00

Trump insiste sul fatto che gli asset iraniani resteranno congelati e le sanzioni in vigore fino a quando un accordo di pace non sarà firmato. Avverte che i negoziati sono molto vicini, ma in caso di fallimento l'Iran sarà completamente distrutto.

AllarmePragmatismo
Stampa israeliana0.00

Trump chiarisce di non pretendere l'inclusione del Libano in un accordo con l'Iran, mentre le forze israeliane colpiscono obiettivi di Hezbollah a Beirut. La dichiarazione giunge dopo un cessate il fuoco respinto da Hezbollah, sottolineando i rischi di sicurezza collegati a ogni intesa con Teheran.

AllarmeScetticismo
Stampa indiana e sudasiatica−0.20

Trump condiziona qualsiasi alleggerimento delle sanzioni al buon comportamento dell'Iran, intimando a Teheran di 'comportarsi bene' e firmare prima l’accordo. Il tono paternalistico emerge mentre il conflitto, che egli aveva predetto sarebbe finito in fretta, resta irrisolto.

PaternalismoScetticismo
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La ferma linea di Trump: asset iraniani congelati fino alla pace

Il presidente Usa esclude la revoca immediata delle sanzioni, ma lascia aperto uno spiraglio: "Se si comportano bene, ne parleremo". Intanto, il Libano resta fuori dall’intesa a breve termine.

Donald Trump ha tracciato una linea netta: gli asset iraniani congelati – oltre 100 miliardi di dollari secondo stime di Washington – non saranno sbloccati né le sanzioni revocate prima che venga raggiunto un accordo di pace con Teheran. In un’intervista al programma “Meet the Press” della NBC, registrata venerdì scorso e trasmessa domenica, il presidente americano ha dichiarato: «Prima l’accordo, poi se si comporteranno bene inizieremo a parlarne». Una posizione che ribadisce la fermezza degli Stati Uniti e che, secondo gli analisti mediorientali, rischia di allontanare la possibilità di un’intesa, proprio mentre i negoziati sembravano a un passo dal traguardo.

Le parole di Trump giungono in un momento delicato per il dossier nucleare iraniano. L’amministrazione americana rivendica progressi: lo stesso Trump ha affermato che le due parti sono «molto vicine» a un accordo e che Teheran avrebbe «accettato di non dotarsi di armi nucleari». Eppure, la richiesta iraniana di accedere immediatamente ai fondi congelati – risorse indispensabili per un’economia strangolata da anni di sanzioni – resta un ostacolo centrale. Da Bruxelles, dove si segue con apprensione l’evoluzione sul campo, fonti diplomatiche fanno notare come il blocco delle risorse renda più difficile per la Repubblica islamica fare concessioni politiche, e potrebbe spingere l’Iran verso una maggiore assertività regionale, anche tramite proxy come Hezbollah. Non a caso, proprio in queste ore l’Idf ha colpito obiettivi terroristici a Dahieh, sobborgo meridionale di Beirut, mentre la tregua con Israele resta fragile.

Trump ha anche chiarito che il Libano non sarà parte di un eventuale accordo a breve termine con l’Iran. «Penso che a loro piacerebbe vederlo, ma non lo sto chiedendo», ha detto, escludendo di fatto un coinvolgimento diretto di Hezbollah nel dossier. Una mossa che potrebbe facilitare un’intesa tecnica sull’arricchimento dell’uranio, ma che lascia irrisolto il nodo della stabilità regionale, come sottolineano gli osservatori di Tel Aviv. Da Nuova Delhi, dove l’India importava petrolio iraniano prima del reimposizione delle sanzioni, si guarda con attenzione alla possibilità di un allentamento, ma la linea di Trump sembra raffreddare le aspettative.

Per l’Italia e l’Europa, la partita iraniana ha riflessi immediati. Un accordo nucleare che allenti le sanzioni aprirebbe nuovi canali commerciali e stabilizzerebbe i mercati energetici, in un momento in cui le tensioni geopolitiche tengono alto il prezzo del greggio. Ma l’atteggiamento intransigente di Washington rischia di prolungare l’incertezza, con ricadute sulle forniture di gas liquefatto e sugli investimenti europei in infrastrutture energetiche alternative. Il negoziato, insomma, si gioca sul filo della credibilità: nessuno scioglimento dei fondi prima di un accordo, ma la promessa di un dialogo successivo. Una strategia che poggia sulla pressione massima e che, come osserva un analista londinese, ricorda da vicino il manuale del 2018, quando il ritiro unilaterale dal JCPOA fece deragliare la diplomazia. La differenza, oggi, è che Teheran ha arricchito uranio a livelli quasi militari. Il tempo stringe.

Divergenza — chi la racconta come
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Trump insiste sul fatto che gli asset iraniani resteranno congelati e le sanzioni in vigore fino a quando un accordo di pace non sarà firmato. Avverte che i negoziati sono molto vicini, ma in caso di fallimento l'Iran sarà completamente distrutto.

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Trump chiarisce di non pretendere l'inclusione del Libano in un accordo con l'Iran, mentre le forze israeliane colpiscono obiettivi di Hezbollah a Beirut. La dichiarazione giunge dopo un cessate il fuoco respinto da Hezbollah, sottolineando i rischi di sicurezza collegati a ogni intesa con Teheran.

AllarmeScetticismo
Stampa indiana e sudasiatica−0.20

Trump condiziona qualsiasi alleggerimento delle sanzioni al buon comportamento dell'Iran, intimando a Teheran di 'comportarsi bene' e firmare prima l’accordo. Il tono paternalistico emerge mentre il conflitto, che egli aveva predetto sarebbe finito in fretta, resta irrisolto.

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