
Il segreto viaggio di Islamabad: il Pakistan tenta la mediazione tra Iran e Stati Uniti
Il ministro dell'Interno pakistano vola a Teheran senza preavviso. Sullo sfondo, il possibile crollo della via diplomatica e i preparativi militari di Usa e Israele.
Il ministro dell'Interno pakistano, Mohsin Naqvi, è atterrato a Teheran sabato senza alcun preavviso, in un viaggio ufficialmente dedicato al rafforzamento dei rapporti bilaterali e alla promozione della pace regionale. La visita, svoltasi a pochi giorni dal ritorno di Donald Trump dalla Cina, ha immediatamente acceso i riflettori sul ruolo di mediatore che Islamabad sta cercando di ritagliarsi tra la Repubblica Islamica e Washington, in un momento in cui il dialogo nucleare appare in bilico e le voci di una possibile azione militare si fanno sempre più insistenti.
Secondo fonti vicine ai servizi di informazione regionali, il vero obiettivo della missione sarebbe quello di portare a Teheran una richiesta specifica degli Stati Uniti in merito al testo di un accordo sul programma nucleare iraniano. La diplomazia pakistana, già attiva con una precedente visita del capo di stato maggiore dell'esercito ad aprile, si troverebbe così a fare da tramite in un negoziato che, da parte americana e israeliana, viene dato per quasi fallito. Il quotidiano New York Times, citato da fonti mediorientali, riferisce di preparativi intensi per una ripresa delle operazioni militari contro l'Iran, forse già a partire dalla prossima settimana, parallelamente al deterioramento del canale diplomatico.
Sull'altro versante, la visita ha riacceso le polemiche a Washington. Il senatore repubblicano Lindsey Graham ha commentato su X un recente servizio della Cbs secondo cui il Pakistan avrebbe consentito a velivoli militari iraniani di stazionare sul proprio territorio: se confermata, ha avvertito, la notizia imporrebbe un ripensamento totale del ruolo di mediatore di Islamabad. L'ambasciata pakistana a Teheran, dal canto suo, ha ribadito in un comunicato l'impegno per una “cooperazione fraterna” a favore della stabilità regionale, sottolineando che i due ministri dell'Interno hanno discusso “delle prospettive di ripresa dei colloqui di pace” e delle ultime evoluzioni nell'area.
L'incontro tra Naqvi e il suo omologo iraniano Eskandar Momeni, avvenuto all'aeroporto di Teheran, ha dunque riacceso la partita diplomatica in un momento di massima tensione. Per Bruxelles e per l'Italia, che da anni segue con attenzione il dossier iraniano anche in chiave energetica e di stabilità mediorientale, la finestra per una soluzione negoziale si sta restringendo: se il doppio binario di Islamabad dovesse fallire, l'ipotesi di un conflitto diretto tra Stati Uniti, Israele e Iran tornerebbe a essere concreta, con conseguenze imprevedibili per il Mediterraneo allargato e per i flussi migratori. Resta da vedere se il canale pakistano riuscirà a tenere aperta una breccia nella cortina di diffidenza reciproca, o se il ricorso alle armi prevarrà definitivamente sul negoziato.
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Il ministro dell'Interno pakistano ha compiuto una visita non annunciata a Teheran, alimentando i sospetti su un canale diplomatico segreto tra Washington e Teheran. Precedenti rivelazioni indicavano che il Pakistan aveva tacitamente consentito a velivoli militari iraniani di stazionare sul proprio suolo, suscitando allarme tra i legislatori statunitensi. La missione è percepita come un tentativo di mediazione opaca che potrebbe compromettere gli interessi di sicurezza americani.
Il ministro dell'Interno pakistano è giunto a Teheran per una visita ufficiale di due giorni volta a promuovere la pace regionale e facilitare il dialogo tra Washington e Teheran. Le due parti hanno discusso le relazioni bilaterali e un possibile accordo, con negoziati aperti su questioni irrisolte, incluso il programma nucleare iraniano. Entrambi i paesi hanno ribadito il forte impegno fraterno per la pace e la sicurezza nella regione.
Il ministro dell'Interno pakistano ha compiuto un viaggio non annunciato a Teheran per colloqui con alti funzionari iraniani. La visita avviene mentre fonti riferiscono che Stati Uniti e Israele stanno intensificando i preparativi per affrontare minacce regionali. La natura non preannunciata del viaggio e il contesto di prontezza militare americano-israeliana gettano un'ombra di diffidenza sull'iniziativa di mediazione.
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