
La Moldavia lascia la CSI, un addio formale alla sfera russa per abbracciare il futuro europeo
L'8 aprile 2027 segnerà, in modo inequivocabile, la fine di un'era per la Moldavia. In quella data, scaduto il preavviso di dodici mesi notificato a Minsk, il paese cesserà formalmente di essere membro del Commonwealth degli Stati Indipendenti (CSI), l'organismo che per tre decenni ha tentato di tenere insieme i frammenti dell'ex impero sovietico. L'annuncio del vicepremier e ministro degli Esteri Mihai Popșoi, come riportato dalle agenzie russe, non è che l'ultimo, definitivo sigillo su un divorzio politico già ampiamente consumato. Da Chisinau la spiegazione è netta: i valori e i principi della CSI non sono più condivisi, e la rotta è ormai irrevocabilmente puntata verso l'integrazione con l'Unione Europea, un processo per il quale il governo ha già denunciato, solo nell'ultimo anno, circa settanta accordi legati al vecchio blocco.
Da Mosca, la reazione ufficiale non poteva che essere un composto 'rammarico', espresso dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. Una dichiarazione che, nell'ottica di Pechino e di molti osservatori internazionali, suona più come un rituale formale che come una reale speranza di inversione di tendenza. La guerra in Ucraina ha infatti accelerato e reso irreversibile un riallineamento geopolitico nell'Europa orientale che era in gestazione da anni. La scelta moldava, sostenuta da una solida maggioranza parlamentare e dalla presidente Maia Sandu, è la logica conseguenza di una volontà di sovranità e di un desiderio di ancoraggio allo spazio giuridico ed economico occidentale, percepito come unico garante di stabilità e sviluppo.
Per Bruxelles e per le capitali europee, Roma inclusa, il passo di Chisinau rappresenta un segnale politico significativo, che rafforza il fronte orientale dell'Unione e conferma l'attrazione del progetto europeo nonostante le turbolenze globali. Tuttavia, secondo gli analisti di Bruxelles, l'uscita dalla CSI è solo un capitolo, per quanto simbolico, di un percorso di integrazione molto più complesso e accidentato. L'Italia, tradizionalmente attenta alle dinamiche del Mediterraneo allargato e dei Balcani occidentali, osserva con interesse anche le implicazioni di sicurezza, legate alla delicata questione della Transnistria, la regione separatista filorussa dove sono stanziati ancora contingenti militari russi.
Guardando avanti, il 2027 sarà dunque una data puramente formale. La sfida vera per la Moldavia inizierà dopo, nel faticoso lavoro di avvicinamento agli standard europei, nella necessità di diversificare le proprie relazioni economiche e di garantire sicurezza in un contesto regionale ancora instabile. L'addio alla CSI sancisce la fine di un mondo, ma non garantisce automaticamente l'ingresso in un altro. Il cammino verso l'Europa richiederà resilienza e un sostegno continuo da parte dell'Unione, chiamata a non deludere le aspettative di un paese che ha scelto con chiarezza da che parte stare.
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