
La notte dei droni su Samara: una bomba su un condominio e la guerra entra nelle case russe
La guerra ha raggiunto un nuovo, tragico confine nel cuore della Russia europea. Nella notte tra il 21 e il 22 aprile, un attacco massiccio di droni ucraini ha colpito la regione di Samara, provocando il crollo parziale di un condominio a Syzran e la morte di una donna e di una bambina di dodici anni, secondo le autorità locali. Dodici persone sono rimaste ferite, tre delle quali in condizioni gravi.
Il governatore Vjačeslav Fedoriščev ha dichiarato lo stato di emergenza a livello regionale, mentre a Mosca il Comitato investigativo ha aperto un procedimento per atto terroristico. L’episodio segna un salto di qualità nell’impiego dei velivoli senza pilota da parte di Kiev: non più solo obiettivi industriali o infrastrutturali, ma centri abitati che diventano campo di battaglia indiretto. Secondo gli analisti militari russi, nella stessa notte le difese aeree hanno abbattuto centocinquantacinque droni su dieci regioni, dalla Crimea al confine con il Mar Nero.
Ma il dato più inquietante è la persistenza dell’offensiva: per la seconda notte consecutiva, la regione di Samara è stata presa di mira, con un attacco a un’impresa petrolchimica a Novokuybyshevsk in cui ha perso la vita un operaio e le schegge di un drone hanno colpito un tetto di un palazzo a Samara città, ferendo un residente. Il quadro che emerge è quello di una strategia ucraina volta a colpire il cuore industriale russo, dove sorgono raffinerie e stabilimenti chimici vitali per lo sforzo bellico di Mosca. L’ottica di Pechino, che segue con attenzione l’evoluzione del conflitto, vede in questi raid un tentativo di logorare la macchina produttiva russa senza cercare uno scontro diretto in campo aperto.
A Bruxelles, gli strateghi della sicurezza europea registrano con preoccupazione la crescente normalizzazione degli attacchi in territorio russo: se i droni possono superare linee di difesa per centinaia di chilometri, il confine tra guerra e vita civile si assottiglia. Per l’Italia, che importa gas e prodotti energetici dalla Russia, ogni escalation nella regione del Volga rischia di ripercuotersi sulla volatilità dei prezzi. L’effetto immediato è stato sospendere le lezioni nelle scuole di Syzran, Samara e Novokuybyshevsk, annullare manifestazioni pubbliche fino a fine settimana e mobilitare i soccorritori tra macerie e detriti.
Ma la domanda che resta aperta è se Kiev riuscirà a mantenere questo ritmo di attacchi, o se la risposta russa — già visibile nell’intensificazione dei bombardamenti sull’Ucraina orientale — accelererà una spirale di rappresaglie. La guerra, ormai, abita le periferie di città che fino a ieri sembravano lontane.
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