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La paradossale dipendenza europea: record di gas russo in Spagna nonostante le crisi e le sanzioni

Nel pieno delle turbolenze geopolitiche, l'Europa segna un preoccupante primato: a marzo, la Spagna ha ricevuto dalla Russia il più grande carico mensile di gas naturale liquefatto della sua storia, quasi 10.000 GWh, superando persino i picchi della crisi dei prezzi del 2023. Un dato sorprendente per un paese che è considerato un campione delle rinnovabili, e che ora si trova ad essere il principale importatore europeo di gnl russo, con acquisti raddoppiati in un solo mese. Questo picco arriva proprio nel primo mese del conflitto in Medio Oriente, a dimostrazione di come le emergenze internazionali continuino a riavvicinare, suo malgrado, il Vecchio Continente al Cremlino.

Il contesto, visto da Bruxelles, è quello di una dipendenza energetica mai davvero superata. La crisi dello Stretto di Hormuz, dove transita un quinto del gnl globale, ha di fatto bloccato una rotta cruciale, mentre i danni agli impianti in Qatar hanno ulteriormente stretto l'offerta. Di fronte a questo doppio shock, molti operatori europei hanno fatto marcia indietro, riattivando i flussi da Mosca: solo a marzo, l'Unione Europea ha versato alla Russia circa 1,4 miliardi di euro per combustibili fossili. L'ottica di Madrid, pur nella sua leadership verde, riflette una fredda logica di sicurezza energetica nazionale, sfruttando la sua estesa capacità di rigassificazione per assicurare risorse al sistema.

Per l'Italia, la situazione risuona in modo particolare. Le dichiarazioni dell'ad di Eni, Claudio Descalzi, sulla difficoltà di fare a meno del gas russo in questa fase, trovano un eco sinistro in queste cifre. L'Europa, e l'Italia con essa, sembrano navigare in una pericolosa zona grigia: formalmente impegnate a porre fine alle importazioni entro il 2027, ma costrette a incrementarle nell'immediato dalla congiuntura. Secondo gli analisti energetici, è proprio questo il nodo cruciale: la tempistica. Con il blocco di Hormuz prolungato e le riparazioni in Qatar che richiederanno tempo, il conto alla rovescia verso il bando totale del 2027 diventa un rompicapo logistico e politico.

In chiusura, l'analisi guarda con realismo al futuro. Come sottolineano gli esperti del settore, incluso il think tank Centre for Research on Energy and Clean Air, l'unica via d'uscita strutturale passa attraverso una riduzione aggressiva della domanda. Tuttavia, l'opinione prevalente è che i governi europei, Italia in testa, affronteranno pubblicamente questa necessità solo quando si troveranno con le spalle al muro, probabilmente all'approssimarsi di un inverno difficile. La lezione è chiara: senza un piano coordinato e deciso per l'efficienza e le rinnovabili, l'Europa rischia di rimanere ostaggio non solo della geopolitica, ma delle sue stesse contraddizioni.

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mercoledì 22 aprile 2026

La paradossale dipendenza europea: record di gas russo in Spagna nonostante le crisi e le sanzioni

Nel pieno delle turbolenze geopolitiche, l'Europa segna un preoccupante primato: a marzo, la Spagna ha ricevuto dalla Russia il più grande carico mensile di gas naturale liquefatto della sua storia, quasi 10.000 GWh, superando persino i picchi della crisi dei prezzi del 2023. Un dato sorprendente per un paese che è considerato un campione delle rinnovabili, e che ora si trova ad essere il principale importatore europeo di gnl russo, con acquisti raddoppiati in un solo mese. Questo picco arriva proprio nel primo mese del conflitto in Medio Oriente, a dimostrazione di come le emergenze internazionali continuino a riavvicinare, suo malgrado, il Vecchio Continente al Cremlino.

Il contesto, visto da Bruxelles, è quello di una dipendenza energetica mai davvero superata. La crisi dello Stretto di Hormuz, dove transita un quinto del gnl globale, ha di fatto bloccato una rotta cruciale, mentre i danni agli impianti in Qatar hanno ulteriormente stretto l'offerta. Di fronte a questo doppio shock, molti operatori europei hanno fatto marcia indietro, riattivando i flussi da Mosca: solo a marzo, l'Unione Europea ha versato alla Russia circa 1,4 miliardi di euro per combustibili fossili. L'ottica di Madrid, pur nella sua leadership verde, riflette una fredda logica di sicurezza energetica nazionale, sfruttando la sua estesa capacità di rigassificazione per assicurare risorse al sistema.

Per l'Italia, la situazione risuona in modo particolare. Le dichiarazioni dell'ad di Eni, Claudio Descalzi, sulla difficoltà di fare a meno del gas russo in questa fase, trovano un eco sinistro in queste cifre. L'Europa, e l'Italia con essa, sembrano navigare in una pericolosa zona grigia: formalmente impegnate a porre fine alle importazioni entro il 2027, ma costrette a incrementarle nell'immediato dalla congiuntura. Secondo gli analisti energetici, è proprio questo il nodo cruciale: la tempistica. Con il blocco di Hormuz prolungato e le riparazioni in Qatar che richiederanno tempo, il conto alla rovescia verso il bando totale del 2027 diventa un rompicapo logistico e politico.

In chiusura, l'analisi guarda con realismo al futuro. Come sottolineano gli esperti del settore, incluso il think tank Centre for Research on Energy and Clean Air, l'unica via d'uscita strutturale passa attraverso una riduzione aggressiva della domanda. Tuttavia, l'opinione prevalente è che i governi europei, Italia in testa, affronteranno pubblicamente questa necessità solo quando si troveranno con le spalle al muro, probabilmente all'approssimarsi di un inverno difficile. La lezione è chiara: senza un piano coordinato e deciso per l'efficienza e le rinnovabili, l'Europa rischia di rimanere ostaggio non solo della geopolitica, ma delle sue stesse contraddizioni.

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