
La prima missione segreta della Cupola di Ferro nel Golfo: la difesa degli Emirati ridisegna gli equilibri della regione
L’invio segreto di una batteria della Cupola di Ferro israeliana negli Emirati Arabi Uniti, con gli operatori dell’IDF dispiegati sul terreno per azionarla, segna un punto di svolta che va ben oltre l’emergenza bellica. È la prima volta che il sistema viene utilizzato operativamente fuori dai confini di Israele e dalle esercitazioni con gli Stati Uniti, e rappresenta il coronamento di una cooperazione militare fino a ieri impensabile. Nei primi giorni della guerra contro l’Iran, dopo il bombardamento americano e israeliano che ha ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei a fine febbraio, Teheran ha riversato sui Paesi del Golfo che ospitano basi americane una pioggia di missili balistici e droni – circa cinquecentocinquanta vettori, concentrati in modo massiccio proprio sugli Emirati.
Abu Dhabi, che già possedeva una delle difese aeree più stratificate al mondo con sistemi Patriot, THAAD, aste di produzione russa, cinese ed europea, ha chiesto un supplemento d’urgenza direttamente a Benjamin Netanyahu, il quale ha disposto l’invio della batteria subito dopo una telefonata con il presidente emiratino Mohamed bin Zayed. In quella notte, la Cupola di Ferro, nata per intercettare razzi a corto raggio da Gaza, ha cominciato a scrivere la sua prima pagina operativa su un altro cielo.
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