
La resilienza economica del Golfo nel primo trimestre 2026, tra crescita settoriale e ombre geopolitiche
Nonostante un contesto regionale segnato da tensioni, l'economia degli Emirati Arabi Uniti ha mostrato una notevole tenuta nel primo trimestre del 2026, come testimoniano i solidi risultati finanziari di aziende leader nei settori chiave. Il caso più emblematico è quello dell'operatore di telecomunicazioni du, che ha chiuso i primi tre mesi dell'anno con un aumento del 6,9% dei ricavi e un margine EBITDA record del 49,5%, nonostante un marcato rallentamento nelle attività di marzo, direttamente attribuito dalle analisi locali alle turbolenze geopolitiche nella regione. Questa dinamica, caratterizzata da un forte slancio iniziale seguito da una flessione legata a fattori esterni, delinea un quadro di resilienza operativa ma anche di vulnerabilità alle contingenze esterne.
La solidità del sistema finanziario emiratino emerge con altrettanta chiarezza dai bilanci trimestrali delle banche. La United Arab Bank (UAB) ha registrato un utile netto di 75 milioni di dirham, sostenuto da una crescita degli attivi del 15% e da una qualità creditizia robusta, con un rapporto di sofferenze contenuto al 2,6%. Analogamente, il Qatar-based Lesha Bank Group ha riportato una crescita del 20% dell'utile netto, a testimonianza di una tendenza positiva che, secondo gli osservatori finanziari del Golfo, attraversa il settore bancario regionale, il quale beneficia di una liquidity abbondante e di una gestione prudente del rischio.
Il mercato immobiliare, tradizionale termometro della fiducia economica, conferma questo quadro contraddittorio. Secondo l'analisi di CBRE Middle East, il settore negli UAE ha dimostrato resilienza, sebbene le previsioni di crescita del PIL per il 2026 siano state drasticamente riviste al ribasso, allo 0,3%, proprio a causa delle disruption geopolitiche e dei vincoli logistici. La discrepanza tra i fondamentali macroeconomici in peggioramento e la performance ancora vivace di settori come finanza, telecomunicazioni e real estate suggerisce un'economia sostenuta da ampi cuscinetti, ma che inizia a sentire il peso dell'incertezza. Da Bruxelles, gli analisti osservano con attenzione questa fase, consci che la stabilità del Golfo è cruciale per la sicurezza energetica europea e per gli ingenti investimenti finanziari incrociati.
In prospettiva, la sfida per le economie del Consiglio di Cooperazione del Golfo sarà mantenere il momentum della diversificazione economica in uno scenario esterno sempre più volatile. La capacità di aziende come du e UAB di generare profitti nonostante il clima incerto è un segnale positivo di maturità industriale e finanziaria. Tuttavia, la netta frenata di marzo e le revisioni al ribasso del PIL sono moniti chiari: la resilienza ha dei limiti se le tensioni regionali dovessersi cronicizzare. Per l'Italia e l'Europa, partner commerciali e energetici storici della regione, la posta in gioco è duplice: garantire la continuità degli approvvigionamenti e collaborare con attori locali stabili, il cui successo economico rimane un baluardo contro un'ulteriore destabilizzazione.
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