
Il blocco navale americano si stringe attorno all'Iran: intercettata una nave della flotta ombra
La pressione economica di Washington su Teheran si fa più concreta e pericolosa. Sabato scorso, nel Mar Arabico, un elicottero della Marina statunitense decollato dal cacciatorpediniere lanciamissili Pinckney ha intercettato la nave mercantile Sevan, costringendola a invertire la rotta e a fare ritorno verso l'Iran sotto scorta. La Sevan era appena stata inserita nella lista nera del Tesoro americano, insieme ad altre diciotto unità della cosiddetta "flotta ombra" iraniana, nell'ambito dell'operazione battezzata Furia Economica. Per gli analisti di Washington, si tratta del tassello più vistoso di un blocco navale sempre più stretto attorno ai porti iraniani, volto a strangolare le esportazioni di petrolio e gas liquefatto – propano e butano per un valore di miliardi di dollari – che alimentano le casse di Teheran. L'amministrazione Trump punta a portare la Repubblica Islamica al tavolo negoziale con la forza della asfissia finanziaria, ma l'escalation in mare apre scenari imprevedibili.
La mossa non sorprende, visti i precedenti. La Sevan è una delle tante navi che, battendo bandiere di comodo e cambiando nome, aggirano le sanzioni internazionali per rifornire di greggio iraniano i mercati asiatici. Dal punto di vista di Teheran, l'intercettazione rappresenta un atto di pirateria e una violazione del diritto del mare: i Pasdaran hanno già minacciato ritorsioni asimmetriche nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, dove transitano un quinto del petrolio mondiale e gran parte del GNL che arriva in Italia via Suez. Per Bruxelles e per l'Europa, ogni inasprimento degli embargo americani si traduce in un delicato puzzle diplomatico: l'Unione, pur allineata alle sanzioni, deve bilanciare la sicurezza energetica con il rischio di una crisi aperta in Medio Oriente che farebbe schizzare il prezzo del gas e del greggio, colpendo consumatori e industrie italiane già provati dall'instabilità del Mar Rosso.
L'operazione Furia Economica, però, non si limita a intercettare qualche petroliera. Il comando centrale americano ha annunciato che le forze USA continueranno a implementare integralmente il blocco nei confronti di tutte le navi in entrata e in uscita dai porti iraniani, con un controllo che rischia di trasformare il Mar Arabico in un contenzioso navale permanente. Gli analisti dei paesi del Golfo osservano con apprensione, temendo che un incidente o una reazione sproporzionata dei Guardiani della Rivoluzione possa innescare un conflitto generalizzato. E mentre i negoziati nucleari languono, la finestra per una soluzione diplomatica si restringe: la domanda che aleggia a Roma, a Parigi e a Berlino è se la pressione massima di Washington porterà davvero a un accordo o se, invece, spingerà l'Iran a cercare una via di fuga ancora più rischiosa, accelerando il suo programma atomico e chiudendo di fatto lo Stretto di Hormuz. In quel caso, l'Italia – tra i maggiori importatori europei di energia via mare – si troverebbe in prima linea nella tempesta.
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