
Libano: esami ufficiali in bilico, tra proteste studentesche e dialogo politico
L’incertezza sugli scrutini nazionali scatena la mobilitazione dei giovani, mentre si moltiplicano i segnali di un riavvicinamento tra le massime cariche dello Stato; l’Europa osserva preoccupata.
Beirut. Prosegue senza esito la riunione della Commissione Istruzione presieduta dalla ministra Rima Karami, mentre centinaia di studenti manifestano nei pressi del Parlamento. Secondo fonti locali, non è stata ancora presa alcuna decisione in merito allo svolgimento degli esami ufficiali, smentendo categoricamente le voci di una loro cancellazione che avevano iniziato a circolare nelle ultime ore. La protesta, documentata dal corrispondente di Al-Jadeed, riflette il crescente disagio di una generazione intrappolata tra il collasso economico e la paralisi istituzionale.
La questione degli esami è diventata il simbolo di una crisi educativa profonda. Con il sistema scolastico al collasso – stipendi dei docenti erosi dall’inflazione, infrastrutture danneggiate, fuga di cervelli – la comunità studentesca è spaccata tra chi chiede una sessione straordinaria per salvare l’anno e chi, al contrario, ritiene impraticabile qualsiasi valutazione in assenza di normalità. L’Università Libanese ha diramato un comunicato specifico per gli studenti del Sud e di Sidone, aree particolarmente colpite dalla precarietà dei trasporti e dalla tensione sociale, preannunciando modalità alternative di supporto.
Su un piano più squisitamente politico, si registra un significativo incontro tra il consigliere del Presidente della Repubblica, il generale André Rahhal, e il deputato Ali Hassan Khalil, assistente politico del Presidente del Parlamento. L’obiettivo dichiarato è armonizzare i rapporti tra le due massime cariche, da tempo segnati da divergenze che hanno contribuito al vuoto decisionale. Per gli analisti di Bruxelles, questo segnale di distensione potrebbe favorire un minimo di coordinamento indispensabile anche per rassicurare i partner internazionali, dall’Unione Europea all’Italia, che in Libano vedono un tassello strategico della stabilità mediterranea.
Resta incerto l’esito dell’impasse sugli esami, su cui pende anche un possibile pronunciamento del Consiglio di Stato. Qualsiasi decisione avrà ripercussioni immediate sul futuro di migliaia di giovani, molti dei quali già valutano l’emigrazione. Da Roma a Parigi, i governi europei seguono con apprensione: un ulteriore tracollo del sistema formativo libanese rischia di accelerare flussi migratori che l’Italia, in prima linea, tenta di governare. Al tempo stesso, la tenuta sociale del Paese dei cedri resta un fattore di calcolo nelle cancellerie occidentali, consapevoli che l’abbandono della generazione più istruita aprirebbe vuoti difficilmente colmabili.
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