
Londra rinnova il sostegno al piano marocchino per il Sahara: nuovi equilibri nel Mediterraneo
Il governo britannico ha ribadito con forza il proprio appoggio al piano di autonomia proposto dal Marocco per il Sahara occidentale, definendolo «la base più credibile, praticabile e pragmatistica per la pace nella regione». La dichiarazione, rilasciata dalla ministra degli Esteri Yvette Cooper al termine dell’incontro londinese con l’omologo marocchino Nasser Bourita, non rappresenta una novità assoluta – il medesimo sostegno era già stato espresso nel giugno 2025, durante il dialogo strategico bilaterale tenutosi a Rabat – ma giunge in un momento di particolare sensibilità diplomatica. Secondo gli analisti di Londra, la mossa intende consolidare il Partenariato Strategico Rafforzato siglato lo scorso anno, che il vicepremier David Lammy ha definito l’inizio di «una nuova era» nei rapporti tra i due paesi.
L’intesa tra Regno Unito e Marocco, che spazia dalla cooperazione economica alla sicurezza energetica, si inserisce in un quadro geopolitico più ampio. Per Rabat, il sostegno britannico rappresenta un tassello fondamentale nella strategia di legittimazione internazionale del proprio piano autonomista, già accolto favorevolmente da Stati Uniti, Francia e Spagna. Bruxelles osserva con attenzione l’evoluzione del dossier: l’Unione europea, pur non modificando ufficialmente la propria posizione di mediazione sotto l’egida dell’ONU, vede nel rafforzamento delle relazioni tra Marocco e Regno Unito un possibile modello per futuri accordi post-Brexit, in particolare nei settori della pesca e delle energie rinnovabili. Per l’Italia, paese storicamente attento agli equilibri nordafricani, la partita sahariana ha ricadute dirette sulla gestione dei flussi migratori e sulla stabilità dell’area mediterranea.
Dal canto suo, Algeri continua a sostenere la tesi indipendentista del Fronte Polisario, ma la crescente convergenza tra potenze occidentali e Marocco riduce progressivamente il margine di manovra diplomatico della posizione algerina. Gli osservatori internazionali sottolineano che il rinnovato sostegno britannico arriva in concomitanza con un rilancio del processo politico guidato dalle Nazioni Unite: l’inviato personale del segretario generale, Staffan de Mistura, tenta di riconvocare le parti a un tavolo negoziale, finora arenato su posizioni inconciliabili.
In questa fase, la strategia di Rabat appare vincente: trasformare il consenso progressivo intorno al piano di autonomia in un fatto compiuto, spingendo la comunità internazionale a superare l’impasse referendaria prevista dagli accordi del 1991. La prospettiva, per i diplomatici europei, è quella di una soluzione negoziata che – pur riconoscendo la sovranità marocchina – garantisca forme di autogoverno e sviluppo economico alle popolazioni locali. Il vero banco di prova sarà la capacità di Londra e degli alleati occidentali di tradurre il sostegno retorico in pressione concreta su tutte le parti, inclusa Algeri, affinché il dialogo riprenda senza condizioni pregiudiziali. Un’evoluzione che, se riuscita, potrebbe ridefinire gli equilibri dell’intero Maghreb.
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