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martedì 12 maggio 2026

Londra schiera droni e caccia a difesa del Golfo: cresce la tensione sullo Stretto di Ormuz

Il Regno Unito invia forze navali e aeree nel quadro di una missione multinazionale. Teheran minaccia l’arricchimento dell’uranio al 90%.

La Gran Bretagna ha annunciato il dispiegamento di un consistente pacchetto militare per proteggere la navigazione nello Stretto di Ormuz, il collo di bottiglia attraverso cui transita quasi un quinto del petrolio mondiale. Il ministro della Difesa John Healey ha reso noto che la Royal Navy contribuirà alla missione difensiva multinazionale con il cacciatorpediniere HMS Dragon, caccia Typhoon, sistemi autonomi di cacciamine e droni anti-drone, il tutto sostenuto da un nuovo finanziamento di 115 milioni di sterline. La decisione è stata annunciata al termine di un vertice virtuale che ha riunito i ministri della Difesa di oltre quaranta Paesi, un’iniziativa che secondo gli analisti di Bruxelles mira a creare una coalizione credibile e indipendente, capace di operare anche al di fuori del parafulmine statunitense. Il governo britannico ha precisato che la missione diventerà operativa “quando le condizioni lo permetteranno”, segno che la finestra diplomatica per evitare uno scontro diretto si sta rapidamente chiudendo.

L’iniziativa di Londra giunge in un momento di massima tensione tra Washington e Teheran. Secondo quanto riferito da fonti parlamentari iraniane, la Repubblica islamica ha minacciato di arricchire uranio fino al novanta per cento di purezza – la soglia per un’arma atomica – qualora Donald Trump decidesse di riaprire le ostilità. Il presidente americano starebbe valutando proprio questa ipotesi, respingendo l’ultima proposta di compromesso avanzata dalla diplomazia internazionale. Dal punto di vista strategico, la Casa Bianca osserva con preoccupazione i costi del conflitto, che il Pentagono stima ormai avvicinarsi ai ventinove miliardi di dollari. L’amministrazione statunitense, secondo i resoconti provenienti da Washington, ha già predisposto piani per un’operazione su larga scala, mentre il Dipartimento dell’Energia americano ipotizza che lo Stretto di Ormuz possa rimanere chiuso almeno fino alla fine di maggio, con pesanti ripercussioni sui mercati energetici.

Sul fronte diplomatico, Pechino continua a opporre resistenza alle pressioni americane affinché si unisca alla coalizione. Il presidente Trump si recherà a breve a Pechino per incontrare Xi Jinping, in un tentativo di strappare un impegno concreto della Cina a dissuadere Teheran da ulteriori azioni unilaterali. Nel frattempo, anche Paesi come la Lituania si sono detti pronti a contribuire con capacità navali, segnalando che la missione britannica non resterà isolata. Per l’Europa e per l’Italia in particolare, la posta in gioco è altissima: la Penisola dipende per una quota rilevante del proprio fabbisogno energetico dalle forniture di greggio che attraversano il Golfo Persico, e un’interruzione prolungata della rotta potrebbe innescare un’impennata del prezzo del carburante e alimentare nuove pressioni inflazionistiche.

Guardando al futuro, gli analisti di Londra sottolineano che la missione britannica, per quanto difensiva, rischia di trasformarsi in un moltiplicatore di tensione se non verrà accompagnata da un serio canale negoziale. L’indipendenza operativa della coalizione dai comandi statunitensi potrebbe tuttavia offrire una via d’uscita: una forza credibile e autonoma potrebbe fungere da deterrente senza degenerare in escalation. Quel che è certo è che lo Stretto di Ormuz è tornato a essere l’epicentro di una crisi che intreccia sicurezza energetica, proliferazione nucleare e rivalità tra grandi potenze, con conseguenze destinate a riverberarsi a lungo sulla stabilità del Mediterraneo allargato e, di riflesso, sulle direttrici economiche dell’Unione Europea.

Divergenza — chi la racconta come
25%Media
2 blocchi · posizioni da −0.30 a +0.20
CriticoFavorevole
GLFALM
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa del Golfo arabo+0.20neutral
Stampa arabo levante-Maghreb−0.30critical
Stampa del Golfo arabo+0.20

La stampa del Golfo presenta l'iniziativa britannica come un contributo tecnico-militare a una missione già consolidata, sottolineando la cooperazione multilaterale senza enfatizzare tensioni. L'attenzione è sulla dotazione di 115 milioni di sterline per droni e cacciamine, con un tono misurato che non esalta né condanna la mossa di Londra.

PragmatismoDistacco
Stampa arabo levante-Maghreb−0.30

La stampa del Levante e del Maghreb riporta la notizia con un tono di cautela, sottolineando la dimensione difensiva dichiarata ma lasciando trasparire scetticismo sulle vere intenzioni della missione. L'accento è posto sulla presenza di caccia Typhoon e della cacciatorpediniere Dragon, visti come strumenti di pressione militare in una regione già tesa.

ScetticismoAllarme
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L’Ungheria evita il peggio ma Paks resta il tallone d’Achille·Iran vara un disegno di legge per escludere navi statunitensi e israeliane dallo Stretto di Hormuz·La battaglia legale per escludere Jabloko dalle urne: il partito della pace sotto accusa·Il credito fragile dell'America Latina pesa sui bilanci delle banche·Dopo il miliardo di dollari, il biopic su Michael Jackson avrà un sequel: riprese entro l'anno·Iran, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei sarebbe in fin di vita: le voci sulla successione·La vittoria di Abdul El-Sayed in Michigan radicalizza lo scontro sull’identità del Partito Democratico·L’indice FAO dei prezzi alimentari ai massimi da tre anni: guerre e clima infiammano i cereali·L’Ungheria evita il peggio ma Paks resta il tallone d’Achille·Iran vara un disegno di legge per escludere navi statunitensi e israeliane dallo Stretto di Hormuz·La battaglia legale per escludere Jabloko dalle urne: il partito della pace sotto accusa·Il credito fragile dell'America Latina pesa sui bilanci delle banche·Dopo il miliardo di dollari, il biopic su Michael Jackson avrà un sequel: riprese entro l'anno·Iran, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei sarebbe in fin di vita: le voci sulla successione·La vittoria di Abdul El-Sayed in Michigan radicalizza lo scontro sull’identità del Partito Democratico·L’indice FAO dei prezzi alimentari ai massimi da tre anni: guerre e clima infiammano i cereali·
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martedì 12 maggio 2026

Londra schiera droni e caccia a difesa del Golfo: cresce la tensione sullo Stretto di Ormuz

Il Regno Unito invia forze navali e aeree nel quadro di una missione multinazionale. Teheran minaccia l’arricchimento dell’uranio al 90%.

La Gran Bretagna ha annunciato il dispiegamento di un consistente pacchetto militare per proteggere la navigazione nello Stretto di Ormuz, il collo di bottiglia attraverso cui transita quasi un quinto del petrolio mondiale. Il ministro della Difesa John Healey ha reso noto che la Royal Navy contribuirà alla missione difensiva multinazionale con il cacciatorpediniere HMS Dragon, caccia Typhoon, sistemi autonomi di cacciamine e droni anti-drone, il tutto sostenuto da un nuovo finanziamento di 115 milioni di sterline. La decisione è stata annunciata al termine di un vertice virtuale che ha riunito i ministri della Difesa di oltre quaranta Paesi, un’iniziativa che secondo gli analisti di Bruxelles mira a creare una coalizione credibile e indipendente, capace di operare anche al di fuori del parafulmine statunitense. Il governo britannico ha precisato che la missione diventerà operativa “quando le condizioni lo permetteranno”, segno che la finestra diplomatica per evitare uno scontro diretto si sta rapidamente chiudendo.

L’iniziativa di Londra giunge in un momento di massima tensione tra Washington e Teheran. Secondo quanto riferito da fonti parlamentari iraniane, la Repubblica islamica ha minacciato di arricchire uranio fino al novanta per cento di purezza – la soglia per un’arma atomica – qualora Donald Trump decidesse di riaprire le ostilità. Il presidente americano starebbe valutando proprio questa ipotesi, respingendo l’ultima proposta di compromesso avanzata dalla diplomazia internazionale. Dal punto di vista strategico, la Casa Bianca osserva con preoccupazione i costi del conflitto, che il Pentagono stima ormai avvicinarsi ai ventinove miliardi di dollari. L’amministrazione statunitense, secondo i resoconti provenienti da Washington, ha già predisposto piani per un’operazione su larga scala, mentre il Dipartimento dell’Energia americano ipotizza che lo Stretto di Ormuz possa rimanere chiuso almeno fino alla fine di maggio, con pesanti ripercussioni sui mercati energetici.

Sul fronte diplomatico, Pechino continua a opporre resistenza alle pressioni americane affinché si unisca alla coalizione. Il presidente Trump si recherà a breve a Pechino per incontrare Xi Jinping, in un tentativo di strappare un impegno concreto della Cina a dissuadere Teheran da ulteriori azioni unilaterali. Nel frattempo, anche Paesi come la Lituania si sono detti pronti a contribuire con capacità navali, segnalando che la missione britannica non resterà isolata. Per l’Europa e per l’Italia in particolare, la posta in gioco è altissima: la Penisola dipende per una quota rilevante del proprio fabbisogno energetico dalle forniture di greggio che attraversano il Golfo Persico, e un’interruzione prolungata della rotta potrebbe innescare un’impennata del prezzo del carburante e alimentare nuove pressioni inflazionistiche.

Guardando al futuro, gli analisti di Londra sottolineano che la missione britannica, per quanto difensiva, rischia di trasformarsi in un moltiplicatore di tensione se non verrà accompagnata da un serio canale negoziale. L’indipendenza operativa della coalizione dai comandi statunitensi potrebbe tuttavia offrire una via d’uscita: una forza credibile e autonoma potrebbe fungere da deterrente senza degenerare in escalation. Quel che è certo è che lo Stretto di Ormuz è tornato a essere l’epicentro di una crisi che intreccia sicurezza energetica, proliferazione nucleare e rivalità tra grandi potenze, con conseguenze destinate a riverberarsi a lungo sulla stabilità del Mediterraneo allargato e, di riflesso, sulle direttrici economiche dell’Unione Europea.

Divergenza — chi la racconta come
25%Media
2 blocchi · posizioni da −0.30 a +0.20
CriticoFavorevole
GLFALM
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa del Golfo arabo+0.20neutral
Stampa arabo levante-Maghreb−0.30critical
Stampa del Golfo arabo+0.20

La stampa del Golfo presenta l'iniziativa britannica come un contributo tecnico-militare a una missione già consolidata, sottolineando la cooperazione multilaterale senza enfatizzare tensioni. L'attenzione è sulla dotazione di 115 milioni di sterline per droni e cacciamine, con un tono misurato che non esalta né condanna la mossa di Londra.

PragmatismoDistacco
Stampa arabo levante-Maghreb−0.30

La stampa del Levante e del Maghreb riporta la notizia con un tono di cautela, sottolineando la dimensione difensiva dichiarata ma lasciando trasparire scetticismo sulle vere intenzioni della missione. L'accento è posto sulla presenza di caccia Typhoon e della cacciatorpediniere Dragon, visti come strumenti di pressione militare in una regione già tesa.

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