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Economia e Mercatidomenica 17 maggio 2026

Lula scommette sul rapporto personale con Trump per evitare dazi e salvare la democrazia

Il presidente brasiliano concede la prima intervista dopo l’incontro con Trump: democrazia fallita, dialogo con Washington e mediazione su Iran e Cuba.

La diagnosi è impietosa e arriva dal leader della più grande democrazia dell’America Latina. In un’intervista al Washington Post, la prima dopo lo storico incontro alla Casa Bianca del 7 maggio, Luiz Inácio Lula da Silva ha dichiarato che «la democrazia ha fallito». Non per un cedimento delle istituzioni, ma per l’incapacità dei governi democratici di rispondere ai bisogni elementari dei cittadini. Questo fallimento, spiega Lula, alimenta i movimenti antisistema in tutto il mondo, un’analisi che gli osservatori di Brasília leggono come un monito rivolto non solo all’America Latina, ma all’intero Occidente.

Di fronte a questa sfida, il presidente brasiliano ha scelto una via pragmatica: puntare sul rapporto personale con Donald Trump. «Non ho bisogno di fare alcuno sforzo per fargli capire che sono meglio di Bolsonaro», ha detto Lula, rivendicando il proprio ruolo di interlocutore legittimo. Secondo l’ottica di Washington, questa strategia ha già prodotto primi frutti: Trump ha definito Lula «dinamico e intelligente». Lula scommette che la loro relazione possa evitare nuove tariffe e sanzioni, attrarre investimenti americani e persino garantire rispetto per la democrazia brasiliana. «Se sono riuscito a farlo ridere», ha confidato, «posso ottenere anche altro».

La partita, però, è più ampia dei soli rapporti bilaterali. Lula ha rivelato di aver consegnato a Trump una copia dell’accordo del 2010 tra Brasile, Turchia e Iran per lo scambio di uranio, tentando di dimostrare che Teheran non cerca la bomba atomica. Ha chiesto la sospensione del blocco economico su Cuba, affermando che l’isola «merita una chance». E, di fronte all’evidente squilibrio commerciale con Pechino — che oggi vale il doppio degli scambi con gli Stati Uniti —, Lula ha cercato di rassicurare Washington senza rompere con la Cina. Da Pechino, questo bilanciamento è osservato con attenzione, ma senza allarmi: il Partito Comunista sa che il pragmatismo di Lula non è ideologico.

Le incognite restano numerose. Come sottolineano analisti a New York, il secondo mandato di Trump è ancora più imprevedibile del primo: il suo stile personalistico rende difficile qualsiasi pianificazione diplomatica, persino con gli alleati. Lula, che pure ha condannato la guerra a Gaza, l’intervento in Venezuela e le tensioni con l’Iran, ha scelto di separare le divergenze politiche dal rapporto istituzionale. Una strategia che ricorda da vicino quella adottata da molti leader europei, da Parigi a Berlino, costretti a convivere con un’amministrazione che alterna aperture e minacce.

La scommessa di Lula è che la diplomazia diretta possa funzionare lì dove i canali tradizionali falliscono. Ma il tempo è breve: le elezioni brasiliane del 2026 si avvicinano, e il presidente ha bisogno di risultati concreti per dimostrare che la democrazia non ha ancora fallito del tutto. Se il suo rapporto con Trump reggerà l’urto delle crisi globali, potrebbe offrire un modello — sia per il Sud globale sia per l’Europa — di come sopravvivere all’era dell’antipolitica senza tradire i propri princìpi.

Divergenza — chi la racconta come
21%Bassa
3 blocchi · posizioni da −0.10 a +0.40
CriticoFavorevole
LATALMIRN
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana+0.20neutral
Stampa arabo levante-Maghreb−0.10neutral
Stampa iraniana e affini+0.40aligned
Stampa latinoamericana+0.20

Lula confida che il suo buon rapporto personale con Trump possa proteggere il Brasile da nuove tariffe doganali statunitensi. Il presidente brasiliano minimizza le divergenze ideologiche e punta sul pragmatismo economico, sottolineando di essere preferibile a Bolsonaro. La stampa locale presenta questa strategia con toni descrittivi e moderatamente ottimisti.

PragmatismoDistacco
Stampa arabo levante-Maghreb−0.10

L'articolo si concentra sulla richiesta di Lula a Trump di porre fine all'embargo economico contro Cuba, riportata dal Washington Post. Il presidente brasiliano suggerisce che gli Stati Uniti dovrebbero sedersi al tavolo delle trattative con Cuba invece di imporre le proprie condizioni. La notizia viene presentata in modo fattuale, senza enfasi sulla questione tariffaria.

DistaccoPragmatismo
Stampa iraniana e affini+0.40

L'articolo iraniano riporta le dichiarazioni di Lula contro la guerra con l'Iran, la sua opposizione all'intervento statunitense in Venezuela e la condanna del genocidio a Gaza. Lula afferma di aver consegnato a Trump una copia dell'accordo del 2010 tra Brasile, Turchia e Iran. La narrazione presenta Lula come un leader che sfida la politica estera aggressiva degli Stati Uniti, enfatizzando le divergenze politiche nonostante la volontà di cooperare.

IndignazioneScetticismo
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Indonesia, stime di crescita del secondo trimestre divise: il governo punta sopra il 5%, gli analisti privati frenano·India si dissocia dall’evento di Hasina: «Nessun ruolo del governo»·Gaza: funerali di massa per 112 vittime recuperate dopo oltre due anni sotto le macerie·Beirut, a sei anni dall’esplosione del porto la giustizia resta un cantiere aperto·Tlalpan, fermato un uomo con 217 chili di cocaina occultati in un furgone·Scott Bessent: possibile accordo Usa-Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz·Ebola in Congo: superati 3.700 casi, l’OMS chiede più risorse·HSBC riprende i buyback dopo un semestre da 19,5 miliardi di utile·Indonesia, stime di crescita del secondo trimestre divise: il governo punta sopra il 5%, gli analisti privati frenano·India si dissocia dall’evento di Hasina: «Nessun ruolo del governo»·Gaza: funerali di massa per 112 vittime recuperate dopo oltre due anni sotto le macerie·Beirut, a sei anni dall’esplosione del porto la giustizia resta un cantiere aperto·Tlalpan, fermato un uomo con 217 chili di cocaina occultati in un furgone·Scott Bessent: possibile accordo Usa-Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz·Ebola in Congo: superati 3.700 casi, l’OMS chiede più risorse·HSBC riprende i buyback dopo un semestre da 19,5 miliardi di utile·
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domenica 17 maggio 2026

Lula scommette sul rapporto personale con Trump per evitare dazi e salvare la democrazia

Il presidente brasiliano concede la prima intervista dopo l’incontro con Trump: democrazia fallita, dialogo con Washington e mediazione su Iran e Cuba.

La diagnosi è impietosa e arriva dal leader della più grande democrazia dell’America Latina. In un’intervista al Washington Post, la prima dopo lo storico incontro alla Casa Bianca del 7 maggio, Luiz Inácio Lula da Silva ha dichiarato che «la democrazia ha fallito». Non per un cedimento delle istituzioni, ma per l’incapacità dei governi democratici di rispondere ai bisogni elementari dei cittadini. Questo fallimento, spiega Lula, alimenta i movimenti antisistema in tutto il mondo, un’analisi che gli osservatori di Brasília leggono come un monito rivolto non solo all’America Latina, ma all’intero Occidente.

Di fronte a questa sfida, il presidente brasiliano ha scelto una via pragmatica: puntare sul rapporto personale con Donald Trump. «Non ho bisogno di fare alcuno sforzo per fargli capire che sono meglio di Bolsonaro», ha detto Lula, rivendicando il proprio ruolo di interlocutore legittimo. Secondo l’ottica di Washington, questa strategia ha già prodotto primi frutti: Trump ha definito Lula «dinamico e intelligente». Lula scommette che la loro relazione possa evitare nuove tariffe e sanzioni, attrarre investimenti americani e persino garantire rispetto per la democrazia brasiliana. «Se sono riuscito a farlo ridere», ha confidato, «posso ottenere anche altro».

La partita, però, è più ampia dei soli rapporti bilaterali. Lula ha rivelato di aver consegnato a Trump una copia dell’accordo del 2010 tra Brasile, Turchia e Iran per lo scambio di uranio, tentando di dimostrare che Teheran non cerca la bomba atomica. Ha chiesto la sospensione del blocco economico su Cuba, affermando che l’isola «merita una chance». E, di fronte all’evidente squilibrio commerciale con Pechino — che oggi vale il doppio degli scambi con gli Stati Uniti —, Lula ha cercato di rassicurare Washington senza rompere con la Cina. Da Pechino, questo bilanciamento è osservato con attenzione, ma senza allarmi: il Partito Comunista sa che il pragmatismo di Lula non è ideologico.

Le incognite restano numerose. Come sottolineano analisti a New York, il secondo mandato di Trump è ancora più imprevedibile del primo: il suo stile personalistico rende difficile qualsiasi pianificazione diplomatica, persino con gli alleati. Lula, che pure ha condannato la guerra a Gaza, l’intervento in Venezuela e le tensioni con l’Iran, ha scelto di separare le divergenze politiche dal rapporto istituzionale. Una strategia che ricorda da vicino quella adottata da molti leader europei, da Parigi a Berlino, costretti a convivere con un’amministrazione che alterna aperture e minacce.

La scommessa di Lula è che la diplomazia diretta possa funzionare lì dove i canali tradizionali falliscono. Ma il tempo è breve: le elezioni brasiliane del 2026 si avvicinano, e il presidente ha bisogno di risultati concreti per dimostrare che la democrazia non ha ancora fallito del tutto. Se il suo rapporto con Trump reggerà l’urto delle crisi globali, potrebbe offrire un modello — sia per il Sud globale sia per l’Europa — di come sopravvivere all’era dell’antipolitica senza tradire i propri princìpi.

Divergenza — chi la racconta come
21%Bassa
3 blocchi · posizioni da −0.10 a +0.40
CriticoFavorevole
LATALMIRN
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana+0.20neutral
Stampa arabo levante-Maghreb−0.10neutral
Stampa iraniana e affini+0.40aligned
Stampa latinoamericana+0.20

Lula confida che il suo buon rapporto personale con Trump possa proteggere il Brasile da nuove tariffe doganali statunitensi. Il presidente brasiliano minimizza le divergenze ideologiche e punta sul pragmatismo economico, sottolineando di essere preferibile a Bolsonaro. La stampa locale presenta questa strategia con toni descrittivi e moderatamente ottimisti.

PragmatismoDistacco
Stampa arabo levante-Maghreb−0.10

L'articolo si concentra sulla richiesta di Lula a Trump di porre fine all'embargo economico contro Cuba, riportata dal Washington Post. Il presidente brasiliano suggerisce che gli Stati Uniti dovrebbero sedersi al tavolo delle trattative con Cuba invece di imporre le proprie condizioni. La notizia viene presentata in modo fattuale, senza enfasi sulla questione tariffaria.

DistaccoPragmatismo
Stampa iraniana e affini+0.40

L'articolo iraniano riporta le dichiarazioni di Lula contro la guerra con l'Iran, la sua opposizione all'intervento statunitense in Venezuela e la condanna del genocidio a Gaza. Lula afferma di aver consegnato a Trump una copia dell'accordo del 2010 tra Brasile, Turchia e Iran. La narrazione presenta Lula come un leader che sfida la politica estera aggressiva degli Stati Uniti, enfatizzando le divergenze politiche nonostante la volontà di cooperare.

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