
Lula-Trump, un vertice tra pragmatismo e tensioni: tariffe, crimine e geopolitica
Il presidente brasiliano incontra Trump alla Casa Bianca per negoziare tariffe, cooperazione contro il crimine organizzato e l’ombra della Cina.
La visita di Luiz Inácio Lula da Silva a Washington, la prima dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, si presenta come un banco di prova per la diplomazia brasiliana e, in filigrana, per gli equilibri dell’intero continente americano. L’agenda ufficiale, fitta di dossier commerciali e di sicurezza, cela una partita più complessa: il riposizionamento del Brasile in un mondo segnato dalla competizione tra Stati Uniti e Cina, e la necessità per Lula di gestire le pressioni interne in un anno elettorale. Secondo gli analisti di Brasilia, il risultato concreto più atteso è lo scongelamento delle barriere tariffarie imposte da Trump nel 2025, che hanno colpito duramente l’export brasiliano, dall’acciaio all’agroindustria. Il ministro della Fazenda, Dario Durigan, ha parlato di un dialogo costruttivo, ma l’ombra della Section 301 – l’inchiesta americana su presunte pratiche sleali legate al sistema di pagamenti Pix – resta ingombrante. Da Washington filtra la richiesta di maggiori garanzie per le imprese tecnologiche statunitensi, mentre il Brasile difende il proprio sistema come un’infrastruttura pubblica trasparente.
Sul fronte della sicurezza, la divergenza è netta: l’amministrazione Trump spinge per classificare il Primo Comando della Capitale e il Comando Vermelho come organizzazioni terroristiche, una mossa che Lula respinge con decisione. Per il governo brasiliano, si tratta di faccende criminali a scopo economico, non ideologico, e il loro inquadramento come terrorismo rischierebbe di militarizzare la risposta senza risolvere il nodo del narcotraffico. In questo quadro, la proposta brasiliana punta a rafforzare la cooperazione operativa – scambio di informazioni e azioni congiunte – senza cedere sul piano della definizione giuridica. Intanto, l’ottica di Pechino segue l’incontro con attenzione: i minerali rari, risorsa strategica di cui il Brasile è ricco, sono al centro degli interessi americani, ma la Cina resta il primo partner commerciale di Brasilia. Un ipotetico accordo tra Lula e Trump sulle terre rare potrebbe ridefinire le catene globali di approvvigionamento, allontanando il Brasile da Pechino e avvicinandolo a Washington.
La dimensione interna è altrettanto delicata. L’incontro con Trump, secondo il Planalto, serve anche a isolare le iniziative del fronte bolsonarista – in particolare del senatore Flávio Bolsonaro – che tenta di ritagliarsi un canale diretto con la Casa Bianca. Una foto di Lula accanto a Trump, in un clima di apparente collaborazione, rafforzerebbe l’immagine del presidente brasiliano come interlocutore necessario, ridimensionando le ambizioni della destra in vista delle elezioni. L’Europa, da Bruxelles, osserva con un misto di interesse e preoccupazione: un riavvicinamento tra Usa e Brasile potrebbe complicare gli equilibri del Mercosur e le trattative per l’accordo commerciale con l’Unione. In prospettiva, l’esito del vertice dipenderà dalla capacità di Lula di strappare concessioni concrete su tariffe e crimine organizzato, senza compromettere la propria autonomia strategica. Se il risultato sarà una dichiarazione di intenti vaga, la scommessa politica interna potrebbe rivelarsi perdente.
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