
Marocco all'esame Brasile: il nuovo status degli 'Atlanti' e l'ombra degli infortuni
Al MetLife Stadium, dove si assegnerà il trofeo, i semifinalisti del 2022 aprono contro un Brasile rispettato ma non temuto, nonostante le pesanti defezioni di Ezzalzouli e Aguerd.
L’esordio del Marocco ai Mondiali 2026, in programma stasera al MetLife Stadium del New Jersey contro il Brasile, trasuda un simbolismo che va oltre il semplice calcio. L’impianto che ospiterà la finale di un torneo allargato a 48 squadre accoglie una nazionale che ha smesso di sognare in punta di piedi. Dopo lo storico quarto posto in Qatar, gli ‘Atlanti’ si presentano in Nord America con una consapevolezza nuova: la partecipazione non è più un traguardo, e nemmeno il passaggio agli ottavi. Come osservano gli analisti marocchini, siamo di fronte a una “nuova fase storica” in cui il Marocco è atteso a confermarsi tra le élite, un dovere imposto dal rispetto guadagnato sul campo. Il ct Mohamed Ouahbi lo riassume con compostezza: «Non temiamo il Brasile, ma lo rispettiamo. Siamo pronti». Parole che trovano eco nei media brasiliani, dove la sfida contro i nordafricani è vissuta con un misto di fascinazione e timore: non più avversario esotico, ma un muro tattico capace di far deragliare le ambizioni del ‘Seleção’.
La vigilia, però, è stata segnata da due assenze che tolgono fiato al progetto tecnico. Abdessamad Ezzalzouli, esterno del Betis, ha riportato una distorsione al ginocchio destro con lesione del legamento collaterale: un verdetto che lascia fuori uno dei talenti più creativi. Ancor più delicata la rinuncia di Nayef Aguerd, difensore del Marsiglia, il cui recupero era parso ben avviato ma che, di comune accordo con lo staff, ha ammesso di non avere ancora la condizione ottimale per rendere al massimo. «Non una ricaduta – ha chiarito su Instagram – ma una mancanza di ritmo che non mi avrebbe permesso di aiutare la squadra come desideravo». Il capitano Achraf Hakimi, che al MetLife potrebbe incrociare il compagno di club parigino Vinícius, ha parlato di un colpo emotivo superato solo dalla volontà di trasformare l’assenza in benzina per il gruppo. Resta in dubbio Noussair Mazraoui, ma il ct filtra ottimismo.
La stampa brasiliana, da San Paolo a Rio, ha acceso i riflettori con un’intensità rara per un esordio. Piattaforme come GZH definiscono il Marocco “un avversario di prim’ordine”, sottolineando la solidità difensiva e la transizione rapida di una squadra che incarna, per usare le parole dello stesso Hakimi, l’etichetta di “brasiliani d’Africa”. Un’espressione che fotografa l’evoluzione tecnica e la spavalderia di un gruppo che nelle amichevoli pre-mondiale ha fermato la Norvegia di Haaland e che in fase di qualificazione ha firmato un percorso netto con otto vittorie in altrettante gare. Il Marocco non è più la comparsa che nel 1998 scioccò il mondo: ora pretende un copione da protagonista.
L’incognita resta la tenuta mentale e fisica contro il Brasile, quintuplice campione del mondo e desideroso di riscatto dopo l’eliminazione ai quarti del 2022. Ma Ouahbi, erede di una panchina che ha saputo fondere disciplina europea e estro africano, assicura che la filosofia di gioco non cambierà. La sfida nella notte di New York è una cartina di tornasole: un risultato positivo aprirebbe scenari inediti in un girone che comprende anche avversari alla portata, mentre un ko non scalfirebbe un’autostima ormai blindata. Nel calcio delle grandi, il Marocco ha già preso posto. Ora deve dimostrare di saperci restare.
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.90 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
Per il Marocco, l'apertura del Mondiale 2026 contro il Brasile rappresenta un appuntamento con la storia: non più un sogno, ma un dovere dettato dal nuovo status globale della squadra. I 'Leoni dell'Atlante' scendono in campo con orgoglio e fiducia, consapevoli di aver cambiato per sempre la percezione di sé e del calcio africano.
La vigilia della sfida tra Marocco e Brasile viene narrata all'insegna dell'etichetta 'Brasiliani d'Africa', usata per descrivere gli ospiti, con un misto di ammirazione e sufficienza. Dietro le dichiarazioni di ambizione e fiducia, la stampa europea sembra ricordare discretamente la distanza che separa il calcio africano dall'élite tradizionale.
La federazione marocchina ha comunicato le ragioni tecniche dell'esclusione di due giocatori dalla lista per il Mondiale 2026, citando infortuni specifici. La notizia viene trattata con asciutta oggettività, senza aggiungere elementi di contesto o reazioni.
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