
Medici di famiglia verso la dipendenza pubblica: il decreto Schillaci accende il dibattito
Il cuore della riforma che il ministro della Salute Orazio Schillaci sta mettendo a punto è la trasformazione volontaria del medico di famiglia da libero professionista convenzionato a dipendente del Servizio sanitario nazionale, con il compito di diventare il perno delle nuove Case di Comunità. La bozza di decreto legge, illustrata in Conferenza delle Regioni e attesa entro maggio, punta a rafforzare l’assistenza territoriale per alleggerire gli ospedali, offrendo ai medici un contratto che ne remuneri non solo il numero di pazienti ma anche l’attività in équipe multidisciplinari. L’obiettivo dichiarato, nelle parole del ministro, è “fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili”.
La reazione dei medici di base è stata immediata e durissima. La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale parla di una riforma “inattuabile e pericolosa per i pazienti”, capace di “distruggere il medico di famiglia” e mai discussa con le categorie. Dal punto di vista sindacale, il passaggio alla dipendenza – seppur su base volontaria e con un sistema a doppio binario – viene percepito come una lesione dell’autonomia professionale e un rischio di burocratizzazione del rapporto con i pazienti. A sostenere che il vecchio modello non sia più sufficiente è invece Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’IRCCS Galeazzi di Milano, il quale sottolinea come la cronicità, l’invecchiamento e la complessità epidemiologica rendano inevitabile un ripensamento della medicina territoriale.
Lo scontro tra le parti è destinato a intensificarsi nelle prossime settimane, mentre il governo cerca di accelerare l’iter del decreto. Da Bruxelles, intanto, arriva una spinta implicita verso modelli di assistenza integrata, in linea con le raccomandazioni europee sul potenziamento delle cure primarie. La sfida per l’Italia sarà coniugare l’innovazione organizzativa con la difesa del rapporto fiduciario che da decenni lega il cittadino al suo medico di famiglia, in un sistema sanitario che resta uno dei cardini del welfare continentale. La riforma Schillaci, al di là delle polemiche, rappresenta il primo tentativo organico di agganciare la sanità territoriale alle Case di Comunità previste dal Pnrr. Il suo esito dirà molto sulla capacità del Paese di modernizzare un pilastro essenziale della coesione sociale.
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