
Medvedev accusa la Germania: «Sta preparando un nuovo 1941»
Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo equipara il riarmo tedesco alla vigilia dell’invasione nazista, minacciando la distruzione dell’Europa in caso di guerra.
Dmitrij Medvedev ha rotto ogni argine retorico. In un articolo pubblicato su RT, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo ha denunciato la «militarizzazione» della Germania, paragonandola alla preparazione dei capisaldi tedeschi alla vigilia del 22 giugno 1941. «Non possiamo permetterci una nuova tragedia», ha scritto, aggiungendo che Berlino persegue da sempre un «revanscismo» dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, e che oggi, come allora, la Germania «rivendica egemonia nel Vecchio continente». Il bersaglio è esplicito: le recenti dichiarazioni del ministro della Difesa Boris Pistorius e i piani per dotare la Bundeswehr del più potente esercito convenzionale europeo entro il 2030.
La mossa di Medvedev non è isolata. Secondo gli analisti di Bruxelles, il Cremlino cerca di saldare due messaggi: da un lato, delegittimare l’aumento delle spese militari tedesche – che il prossimo anno supereranno già la somma di quelle francesi e britanniche – come un pericolo per la sicurezza collettiva; dall’altro, alimentare il sospetto che l’Unione europea, sotto la guida di Berlino, sia una minaccia esistenziale per Mosca. In quest’ottica, il richiamo storico alla catastrofe del 1941 non è casuale: serve a mobilitare la società russa intorno a un senso di accerchiamento e a giustificare la propria militarizzazione.
Ma il vicepresidente del Consiglio di sicurezza ha alzato il tiro anche sul piano giuridico. Ha sostenuto che la Germania unita non ha «base legale sufficiente» perché l’annessione della RDT nel 1990 avvenne senza un referendum, violando secondo lui il principio «ex injuria jus non oritur». È una tesi che, se presa sul serio dai governi occidentali, aprirebbe scenari di revisionismo territoriale difficilmente controllabili. Dall’ottica di Mosca, invece, serve a negare ogni legittimità a Berlino per criticare le annessioni russe in Ucraina.
Nell’ultima parte dell’articolo, Medvedev ha abbandonato ogni prudenza retorica: ha avvertito che, in caso di conflitto diretto, «almeno la distruzione reciproca assicurata» è probabile e che «la civiltà europea finirebbe». Ha aggiunto che il resto della popolazione tedesca «fuggirebbe in Russia, Stati Uniti o Cina». Un avvertimento che, per alcuni osservatori europei, mostra quanto la narrativa del Cremlino stia radicalizzando il confronto. Per l’Italia e l’Europa, la sfida è duplice: rafforzare la propria difesa senza cedere alla trappola di una contrapposizione esistenziale, e al tempo stesso tenere aperto il dialogo strategico con Mosca prima che ogni spazio di mediazione scompaia.
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