
Mélenchon si lancia nella sfida del 2027: la sinistra francese divisa di fronte all’avanzata dell’estrema destra
Jean-Luc Mélenchon ha rotto gli indugi: domenica sera, davanti alle telecamere di TF1, il leader della France Insoumise ha ufficializzato la sua quarta candidatura all’Eliseo, a meno di un anno dal voto. Lo ha fatto con il tono dell’urgenza, evocando la minaccia di una guerra generalizzata, il collasso climatico e una crisi economica e sociale imminente. Per il fondatore del movimento di sinistra radicale, l’avversario da battere è ormai inequivocabilmente l’estrema destra del Rassemblement National, in un clima politico che a Parigi appare sempre più polarizzato. Ma la mossa di Mélenchon, lungi dal compattare il fronte progressista, ne mette in luce le profonde fratture.
La dichiarazione arriva dopo che i deputati di LFI avevano già dato il loro assenso, e la candidatura sarà condizionata – come nel 2022 – alla raccolta di centocinquantamila firme di cittadini, una formalità per un politico che conserva un seguito militante. Eppure, secondo gli analisti di Bruxelles, il vero nodo è l’incapacità della gauche di esprimere un candidato unitario. L’ala socialista e i verdi guardano con diffidenza a Mélenchon, accusato di un piglio autoritario e di aver bruciato ogni ponte con il centro. A Berlino si osserva con preoccupazione questa frammentazione: una sinistra divisa rischia di spianare la strada a Marine Le Pen o al giovane Jordan Bardella, in un momento in cui la Francia ha bisogno di stabilità per guidare l’Europa.
Sul fronte opposto, la destra si muove con cautela. Bruno Retailleau, candidato dei Républicains, sta costruendo un programma di rottura basato su una cinquantina di gruppi tematici, con l’obiettivo di presentare un progetto per l’estate. Più defilato, Éric Zemmour assicura che Reconquête avrà un candidato «fino in fondo», senza escludere una primaria. Secondo un sondaggio Ifop per Le Figaro, Mélenchon resta un nome inevitabile ma poco amato: la sua popolarità è alta a sinistra, ma lo rende indigesto a molti elettori moderati. La prospettiva di Mosca, come riportato da fonti dell’Est, è di attendismo: una Francia indebolita – politicamente divisa e socialmente tesa – rappresenta un elemento di fragilità per l’intera architettura europea.
Resta da vedere se la quarta candidatura di Mélenchon sarà quella della consacrazione o dell’ennesimo scacco. L’uomo che nel 2022 sfiorò il ballottaggio (terzo con il 22%) gioca tutto sulla capacità di mobilitare l’elettorato più giovane e i ceti popolari, mentre la crisi internazionale e il riscaldamento climatico forniscono una cornice drammatica alla sua retorica. Ma per tradurre l’urgenza in consensi serve qualcosa di più: un’alleanza che oggi appare lontanissima. L’esito della sfida francese, del resto, non riguarda solo Parigi: in Italia, a Roma, si segue con attenzione il possibile contagio di un modello sovranista a destra o di un radicalismo ecologista a sinistra. La partita è aperta, e il tempo stringe.
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